Ghezzi: Caro Angius, non posso seguirti

27/04/2007
    venerdì 27 aprile 2007

    Pagina 2 – Economia

    PD. VEDIAMO PRIMA I DS COSA FARANNO

      Caro Angius, non posso seguirti

        di Carlo Ghezzi
        Presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio

          Nutro profonda stima per Gavino Angius ma non lo seguirò nella sua scelta di abbandonare i Ds. Ho condiviso la sua scelta coraggiosa di capeggiare una mozione che affermava l’urgenza di avviare una profonda riorganizzazione di un campo di forze progressiste impegnate a riprogettare il paese. Ma non con le modalità con le quali si sta procedendo da Orvieto in poi.

          Il congresso di Firenze non ha rimediato agli errori compiuti e la costituente di una formazione politica dal profilo ancora incerto si sta avviando male. La terza mozione ha svolto una funzione importante, ha raccolto energie preziose da spendere ora su un terreno nuovo, impervio, ma al tempo stesso affascinante, la ridefinizione della sinistra del nuovo secolo, il suo carattere, i suoi valori.

          Le somme vanno tratte alla fine dei lavori della costituente. Non sarà affatto indifferente se il nuovo partito si collocherà nel Pse o se il socialismo verrà considerato, come autorevolmente detto, un cane morto. Se la nuova forza politica sarà laica e quale statuto si darà. Se nella sua carta fondamentale verrà riconosciuto il valore sociale del lavoro e la sua dignità in una società post-industriale, ma non sicuramente post-lavorista, oppure se saranno fondati i timori espressi da Guglielmo Epifani su una collocazione equidistante tra le grandi confederazioni sindacali e Confindustria. Se il budino sarà mangiabile o meno sarà chiaro al termine della ricerca, non solo per me, ma anche per tanti che hanno sostenuto la mozione di Piero Fassino. Il tempo dei bilanci è necessariamente rimandato.

          A chi ha già deciso di candidarsi, comunque, a fare la sinistra del futuro Partito democratico continuerò a ribadire che questa scelta mi appare debole, subalterna e ininfluente. Non è la mia scelta, né ritengo, quella di tante donne e uomini che hanno sostenuto la terza mozione che, a differenza di quanto affermato a Firenze dal senatore Massimo Brutti, «Hic non manebimus optime», ma vi rimangono in ansia e in sofferenza, così come molti di coloro che hanno votato per la mozione di Fabio Mussi ma che non intendono seguirlo nelle sue ultime mosse.

          La chiarezza delle posizioni a confronto e soprattutto degli approdi finali conseguiti saranno fondamentali. E decisivi. Da questi dipenderà la possibilità di riconoscerci insieme in una sintesi progettuale e politica avanzata o la scelta di incamminarsi su nuovi e difficili percorsi. Una volta si usava dire al lavoro e alla lotta.