«Gestiamo insieme sussidi e formazione» – di Maurizio Sacconi

17/04/2002




IL PIANO SACCONI

«Gestiamo insieme sussidi e formazione»
di
Maurizio Sacconi*
      Nella ricerca di soluzioni al conflitto sociale si è invocato da più parti il «ritorno al Libro Bianco». In esso Marco Biagi ha voluto evidenziare la straordinaria utilità di moderne ed efficienti relazioni industriali per il conseguimento di obiettivi condivisi, come l’innalzamento del bassissimo tasso di occupazione italiano. «Tanto più che – egli ha scritto in un recente saggio – i maggiori competitori nella America del Nord ed in Asia si avvantaggiano di una sindacalizzazione bassa o addirittura inesistente (soprattutto in Usa) e, comunque, in caso di sindacalizzazione, di una intensa collaborazione e assenza di conflitto (ad esempio in Giappone)». L’Italia, come l’Europa intera, può e deve competere rinnovando significativamente, non eliminando, il suo tradizionale modello di dialogo sociale. Il vecchio modello di relazioni industriali, di cui sono stati elementi dominanti la grande impresa e il sindacato industriale del Nord, non è più in grado di garantire la felice combinazione di coesione sociale e riforme strutturali. Non hanno fatto la differenza le diverse coalizioni di governo, perché il Patto per il Lavoro del 1998 è stato reso inefficace dalla logica dei veti e la rottura tra le maggiori organizzazioni sindacali su contratti a termine e rinnovo contrattuale dei metalmeccanici è quanto meno maturata già nella trascorsa legislatura.
      Il Libro Bianco ipotizza un ordinato e responsabile dialogo tra governo e parti sociali, nonchè due ambiti di diretta collaborazione tra le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori. Il primo consiste in un rinnovato modello contrattuale, più sensibile alle diverse caratteristiche dei differenti mercati locali e a parametri di efficienza delle imprese, affinché gli aggiustamenti relativi dei salari possano favorire obiettivi di competitività e di riduzione della disoccupazione. Si ricordi che l’Italia è il Paese in Europa con i più alti livelli di dispersione geografica in termini di disoccupazione e i più bassi in termini di differenziali retributivi.
      Il secondo ambito si riferisce alla possibilità per le parti sociali di concorrere all’ammodernamento del mercato del lavoro attraverso la gestione congiunta di servizi per l’incontro domanda-offerta, la formazione, i sussidi alla disoccupazione, la certificazione volontaria delle tipologie contrattuali, la previdenza integrativa. Non si deve trattare della statica e corporativa cogestione di risorse nell’esclusivo interesse delle burocrazie sindacali, come talora è accaduto, ma di strumenti finalizzati al perseguimento di alti e misurabili obiettivi condivisi, come il grado di inclusione nel mercato del lavoro.
      Ne dovrebbero derivare ordinate forme di partecipazione dei lavoratori, attraverso i loro rappresentanti, alla vita dell’impresa e ancor più allo sviluppo economico e sociale dei territori, tali da garantire la continua adattabilità senza conflitti dell’impresa diffusa e da favorire la distribuzione della ricchezza in termini di lavoro. La stessa soluzione di quel groviglio tutto tattico che è diventata la vicenda dell’articolo 18 – tanto più se favorita dall’iniziativa autonoma delle stesse parti sociali – può e deve rappresentare il migliore viatico per moderne e autonome relazioni industriali, quali possono derivare dalla ritrovata reciproca legittimazione e affidabilità. La drastica alternativa a questa prospettiva sarebbe il prevalere di un modello antagonista, certamente più funzionale a un progetto politico alternativo che a una logica sindacale, per definizione votata alle mediazioni possibili. Non è difficile immaginare la spirale conflittuale che ne deriverebbe, tale da rimettere in discussione anche molti degli istituti che nella originale esperienza italiana sono stati riconosciuti alle parti sociali nel quadro della stabilità e della coesione prodottesi.
      Il prevalere della ipotesi più auspicabile non è difficile da conseguire solo se si isolano pregiudizi e rigidità ideologiche. Questo sarebbe oltretutto un modo concreto per onorare il messaggio e il sacrificio di Marco Biagi.
* sottosegretario al Welfare