Gesip, monta la rivolta contro la

26/10/2010

IERI hanno occupato gli uffici al civico 36 di via Maggiore Toselli. Domani scenderanno in piazza per un mega-corteo che partirà alle 9 da piazza Croci per fermarsi davanti alla prefettura in via Cavour. Alla Gesip, 1.880 dipendenti, la tensione è alle stelle: la settimana scorsa il liquidatore Piero Mattei ha inviato 500 lettere che avviano la procedura di licenziamento per altrettanti lavoratori. Un provvedimento obbligato – ha spiegato – considerato che la società perde ogni mese quasi un milione di euro. Ieri mattina Mattei aveva convocato i sindacati per tentare di trovare un accordo: ma il tavolo si è interrotto e le organizzazioni dei lavoratori hanno indetto l’occupazione e annunciato la manifestazione. I lavoratori hanno passato la notte negli uffici: «No a qualsiasi provvedimento che leda i livelli occupazionali», hanno detto in coro tutti i sindacati, Rdb, Fisascat Cisl, Ugl, Cisal, Alba, Uiltucs, Filcams Cgil e Conflavoratori. Che hanno chiesto un incontro urgente al prefetto: Giuseppe Caruso li ha convocati per oggi alle 18. All’incontro parteciperà anche il sindaco Diego Cammarata. Ieri mattina i lavoratori, che hanno accerchiato il direttore Giacomo Palazzolo, hanno annunciato che non torneranno al lavoro fino a quando non si troverà una soluzione: è fermo il canile municipale, ma anche il settore Verde. Oggi i disagi arriveranno anche al cimitero che la settimana prossima si prepara a ricevere migliaia di visitatori. Mattei allarga le braccia: «Chiuderemo il bilancio 2009 con oltre 7 milioni di debiti, mentre nei primi sei mesi del 2010 il buco è già di 4 milioni. Il Comune ci ha già detto che non potrà darci un euro in più: le lettere di licenziamento erano un passaggio dovuto». La procedura riguarderà tutti i lavoratori assunti dopo la costituzione della società, 488, che all’inizio contava su circa 1.500 dipendenti. Per frenare le perdite Mattei ha già tagliato le festività soppresse e anche le indennità aggiuntive: ma non basta. E presto una nuova grana potrebbe piovere sulle casse già disastrate della società: il liquidatore si rifiuta di firmare il contratto con il Comune da 58 milioni di euro, perché non prevede risorse aggiuntive. Ma senza la sua firma – in virtù di un provvedimento adottato dalla giunta – da novembre Palazzo delle Aquile non potrà più versare nemmeno l’attuale corrispettivo: i dipendenti rischiano di restare in blocco senza stipendio. «Il liquidatore si dimetta e lasci la palla al sindaco che deve assumersi le sue responsabilità», chiedono i sindacati. Il sindaco aveva chiesto a Mattei di firmare il contratto così com’è, impegnandosi entro fine annoa utilizzare 20 milioni di fondi Cipe per risollevare la società. Solidarietà ai lavoratori dai consiglieri Fabrizio Ferrandelli, Idv, e Davide Faraone, Pd. .