Genova. Turismo malato e stipendi striminziti

16/03/2006
    gioved� 16 marzo 2006

      Pagina XIII – Genova

        Turismo malato e stipendi striminziti

          Turismo? Si. In Liguria ci credono in tanti. Anche se i crolli di presenze obbligano a fare i conti con il futuro. Si avvicina il ponte di Pasqua, da sempre cartina di tornasole della stagione estiva, e le aziende si stanno preparando. E sono tante. Rappresentano, per la provincia di Genova il 7,5% del totale. Il che significa il 6,7% per Genova Metropolitana, l�11% per il Golfo Paradiso, oltre il 10,50% per il Tigullio. Un mondo che profuma, per chi non ci vive dentro, di sole, mare e spiaggia. Ma sotto il cielo di Liguria – e di Genova in particolare – � poco oro quel che luccica. Le fonti Unioncamere, Regione, APT Liguria, Apt Genova ed Apt Tigullio rielaborati e ristudiati da Filcams Cgil sono estremamente chiare. Gli imprenditori che si mettono in gioco ed i lavoratori che dal relax degli altri traggono lo stipendio sono preoccupati. Ed a ragione. Lo specifico, fatto di numeri e concorrenza spietata, � cos� composto. Nella provincia di Genova operano nello specifico della ricezione quasi 5000 aziende. I bar sono 2400 (1602 solo nel capoluogo), i ristoranti 1500. Gli alberghi di ogni grado di stelle raggiungono le 700 unit� (quasi 280 nel solo Tigullio). Gli stabilimenti balneari quasi 170.

          Gli occupati nel settore sono tanti. Oltre 24 mila persone. Ma quanto vale per Genova ed il suo territorio la ricezione turistica o di solo passaggio per un pranzo, un caff� o un aperitivo? La media dei ricavi � alta. In media dice che ogni singola attivit� incassi 670 mila euro l�anno. La realt� dello specifico � ben diversa. Oltre il 28% delle aziende porta a bilancio meno di 100 mila euro, con utili – quando ci sono – estremamente risicati, perch� l�incidenza delle spese fisse sulla cassa � a volte insopportabile. Sono soprattutto i bar a soffrire. Spesso chi si lancia a far l�imprenditore dietro il banco deve rinunciare dopo solo due anni di tribolazioni con la calcolatrice a far dire basta. Poi c�� chi vanta (il 10% delle aziende) bilanci con oltre 2,6 milioni di euro di ricavi. Ma anche qui c�� poco da gioire. La voce costi riesce a superare, prima delle tasse, quasi il 90% di scontrini e ricevute. E su quel 10% le tasse ci sanno fare. Eccome. E le aziende, in massima parte ditte individuali o di persone (le pi� esposte a rischi di dissesto) cercano di organizzarsi. Gli imprenditori hanno tutti una scolarizzazione medio/alta. Il 61% hanno il diploma di scuola media, oltre il 14% addirittura una laurea. Dunque gente con una consapevolezza certa del rischio di impresa. E la maggior parte (il 78%) provengono dall�ambiente. Sono figli o nipoti di gestori, di gente che di bar, ristoranti ed alberghi sente parlare da quando � nata. Ma non basta.

          La crisi ha tolto dal territorio quasi il 6% del turismo italiano in soli 10 anni, ed i turisti (o i clienti) affezionati hanno ridotto – per quanto riguarda gli alberghi – a soli 4,3 giorni medi la loro presenza. Un problema che grava su imprenditori e lavoratori. Gi�, i lavoratori. Gente che guadagna come un metalmeccanico, ma con infinite certezze in meno. Ma fino a che la saracinesca regge, il contratto nazionale dice che le paghe lorde vanno dai 1728 euro lordi medi di un direttore d�albergo ai 1137 di un barista, fino ai 1078 euro lordi di un facchino ai piani.