Genova per loro: Coop pigliatutto

28/09/2007
    venerdì 28 settembre 2007

    Pagina 8 e 9 – Primo Piano

      INCHIESTA
      GLI INTRECCI DI POTERE

      Grande distribuzione Coop Liguria gestisce l’unico ipermercato in città. Per gli altri marchi niente autorizzazioni

        Genova per loro
        Coop pigliatutto

          E l’avvocato di D’Alema disse: qui c’è il monopolio

            EODORO CHIARELLI
            inviato a Genova

              «A Genova riscontro un monopolio di fatto delle Coop». E poi: la giunta comunale di Genova ha «un atteggiamento discriminatorio a favore delle Coop». Infine: «In base a una sentenza del Tar il Comune avrebbe dovuto far demolire l’Ipercoop di Bolzaneto dato che l’autorizzazione al progetto è risultata illegittima».

              Parla un nemico delle cooperative rosse? Un forzaitaliota della prima ora che vede complotti comunisti dietro ogni atto delle amministrazioni di centrosinistra? O magari quel Bernardino Caprotti di “Falce e carrello»? Nossignori. Queste dichiarazioni, apparse in vari momenti sul “Secolo XIX” sono di un diessino doc: Flavio Fasano, avvocato pugliese, per dieci anni sindaco di Gallipoli, amico personale e proconsole di Massimo D’Alema nel suo collegio elettorale. Insomma, uno che sa di che cosa si parla quando si pronuncia sui sistemi di potere politico-economico.

              Bene, si dà il caso che l’avvocato Fasano nella sua attività professionale sia anche il legale della società Gamma, braccio operativo del colosso della grande distribuzione Carrefour (quasi 10 mila punti vendita in 30 Paesi, con 400 mila dipendenti). Il gruppo francese aveva inopinatamente deciso nel 2004 di sbarcare sotto la Lanterna per aprire un centro commerciale nella zona di Fegino investendo 200 milioni di euro e garantendo 500 posti di lavoro. Tappeti rossi e squilli di trombe con l’intera giunta guidata dall’allora sindaco Giuseppe Pericu schierata nel cortile d’onore di Palazzo Tursi, principesca sede del Comune celebrata da Rubens? Troppo facile. Genova, città governata da trent’anni dal centro-sinistra, ha un solo ipermercato, il resto della regione altri tre: tutti targati Coop Liguria, di cui è presidente il diessino Bruno Cordazzo. Per altri, è l’accusa, non c’è posto. Una situazione che non è stata scalfita neppure durante i cinque anni della giunta regionale di Sandro Biasotti, centrodestra, figuriamoci ora con il governatore “amico”, Claudio Burlando, Ds.

              Il 22 giugno 2004 il progetto della cittadella dello shopping a marchio Carrefour approda allo sportello unico delle imprese con l’obiettivo di ottenere una variante alla destinazione dell’area che prevede in quella zona un polo artigianale e residenze (ossia altri palazzi). Variante puntualmente negata. E inizio di un contenzioso fra la Gamma assistita da Fasano e il Comune. Con tanto di diffida inviata al sindaco, querela di Pericu al rappresentante legale della Gamma e richiesta danni di quest’ultima perché il progetto sarebbe stato illecitamente bloccato per un anno. L’allora assessore all’Urbanistica Bruno Gabrielli fece questa dichiarazione dopo che una sentenza del Consiglio di Stato impose di riesaminare il progetto Carrefour: «Abbiamo agito nel pieno rispetto della legge. Carrefour ripresenti il progetto, noi lo ribocceremo». A tutt’oggi il progetto è bloccato. Così come sono stati bloccati insediamenti della Sme (sponsorizzata dall’allora presidente Iri Romano Prodi), della Pam, di Esselunga e di gruppi tedeschi.

              La telenovela Carrefour basterebbe da sola a spiegare la ragnatela di interessi che il mondo Coop ha intessuto in città. Un sistema di potere economico e di interdizione, basato su due campioni: Coop Liguria (iper e supermercati) e Coopsette, colosso emiliano delle costruzioni che in città si è aggiudicata le più appetitose operazioni immobiliari. Perché se è vero che si tratta di iniziative private (Coopsette rivendica, ad esempio, di avere una quota di lavori pubblici dal 1996 al 2005 solo del 2,8% in regione e del 7% in città), balza clamorosamente agli occhi come le proposte del sistema Coop vengano sistematicamente accolte, mentre altri imprenditori abbiano (è un eufemismo) difficoltà maggiori. Tanto che gli industriali genovesi, rinfoderato l’antico orgoglio, hanno scelto di venire a patti con un mondo che prima guardavano con sufficienza.

              Un esempio? Arenzano, area alle spalle del casello autostradale, realizzazione di palazzine da 7-8 mila euro a metro quadro: operazione immobiliare promossa da Coopsette, progettista l’architetto Bruno Giontoni (ex presidente Lega Coop), impresa costruttrice De Rege. Sì, proprio l’azienda che faceva capo, come Parodi e De Rege, allo scomparso patriarca degli industriali, Giamba Parodi. L’elenco delle operazioni immobiliari di Coopsette, ormai diventata di gran lunga il più grosso costruttore di Genova, è lunghissimo. L’ex deputato e sottosegretario di Forza Italia, Alberto Gagliardi, ha stilato dossier sterminati e della crociata contro lo strapotere delle coop ha fatto una ragione di vita. Si va dal centro commerciale della Fiumara al posto dello storico stabilimento Ansaldo (con l’abbattimento dei capannoni metà Ottocento, esempio di archeologia industriale, della Taylor e Prandi), al parcheggio nell’esclusiva Portofino, alle abitazioni di Quarto Alto e Quinto, al terminal Traghetti, al centro artigiano nell’ex filiale Fiat auto di Sampierdarena, alla nuova sede della multinazionale Abb a Sestri Ponente, alle case di San Biagio con tanto di Iper e albergo annessi. Già gli alberghi. Coopsette ha costruito anche il suo primo hotel a cinque stelle. L’edificio è nel borghesissimo quartiere di Carignano. Ospitava la sede dell’Ilva. L’industriale Emilio Riva non riusciva a trovare un acquirente disposto ad acquistarlo per la cifra che lui aveva stabilito. Forse anche per il vincolo di destinazione d’uso. Si è fatta sotto Coopsette, il vincolo è caduto e… affare fatto. La stessa Coopsette ha rilevato il grattacielo ex Telecom, lo ha ristrutturato e rivenduto frazionato. Chi ha acquistato la “fetta” più grossa, quattro piani con tanto di ristorante-club house? Confindustria Genova.

              Si potrebbe continuare. Ma è meglio sottolineare come il potere delle Coop si sia negli ultimi anni intrecciato con quello di altre realtà a loro modo autoreferenziali. Come la Banca Carige. Ai tempi della Prima Repubblica l’allora Cassa di Risparmio di Genova e Imperia era una camera di compensazione fra i partiti. In consiglio di amministrazione sedevano addirittura i segretari del pentapartito accanto a esponenti con tessera Pci. Oggi la situazione è forse più sfumata, anche se vicepresidente della banca è Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro azzurro Claudio, ras del Ponente ligure.

              Ma le Coop, oltre a detenere una importante partecipazione, occupano stabilmente un posto nel comitato esecutivo del consiglio di amministrazione, con Remo Checconi, storico ex presidente di Coop Liguria, esponente di primo piano a livello nazionale del sistema Coop. Proprio gli uomini Coop fecero da tramite tra il presidente della Carige, Giovanni Berneschi, e i cosiddetti “furbetti del quartierino” nel tentativo di scalata alla Bnl, oltre a stabilire un ponte con Giovanni Consorte di Unipol. Per carità, da quelle avventure la banca genovese è uscita in tempo e, assicurano, con buone plusvalenze, ma tant’è. Inutile dire che il sostegno (legittimo, per carità) di Carige alle iniziative imprenditoriali di Coop Liguria non viene mai meno.

              Il nuovo sindaco di Genova, Marta Vincenzi, Ds “anomala”, ha promesso di sparigliare incrostazioni di potere, giochi trasversali, rendite di posizione. E per questo viene guardata con sospetto all’interno del suo partito. In attesa di vedere che cosa farà, è utile leggere l’ultima rilevazione sui prezzi di Altroconsumo. Dove si vede che quelli praticati a Genova nei supermercati e iper della Coop sono più alti rispetto ai prezzi della stessa Coop nelle regioni dove deve affrontare la concorrenza. Con buona pace dei consumatori, di destra e di sinistra.