Genova, città delle cameriere

01/02/2002









Cresce il saldo attivo con 33.500 contratti nel secondo semestre 2001 l’analisi
Genova, citt� delle cameriere alle donne lavori di serie B


DONATELLA ALFONSO




SE a Genova sempre pi� persone trovano lavoro e il tasso di disoccupazione scende verso il 6%, chi resta senza? Il 70% dei 24 mila genovesi in cerca di lavoro, secondo i dati appena elaborati dal centro per l’Impiego della Provincia sui dati del secondo semestre 2001, sono donne giovani, tra i 25 e i 35 anni, che hanno un titolo di studio, spesso anche un diploma o una laurea, hanno gi� lavorato, ma restano fuori dai settori qualificati: sempre pi� spesso, vengono impiegate nei servizi alla persona, soprattutto di tipo alberghiero e commerciale, mentre cresce il numero dei lavori qualificati nel settore dei servizi alle imprese: dove per� entrano soprattutto uomini, forse perch� tra le donne risulta esserci meno preparazione tecnica, e anche meno disponibilit� a flessibilit� di orari (come ad esempio il lavoro festivo o notturno) o a trasferirsi. La citt� dei camerieri che qualcuno paventava, discutendo del futuro di Genova, si dimostra essere, nei fatti, un "citt� delle cameriere" che per�, come dice Luigi Picena, assessore provinciale alle politiche del lavoro, deve porre non pochi dubbi a chi dovr� sviluppare le strategie per il futuro economico della citt�. Se sono le donne, anche qualificate, a restare senza lavoro, bisogner� studiare come utilizzare questo patrimonio di persone e di capacit�, dice Picena: promuovendo sempre di pi� una formazione a loro diretta, come faranno i corsi della Provincia per il 2002, ma anche chiarendo che non sono gli studi umanistici o commerciali quelli che danno il lavoro, ma sempre di pi� quelli di tipo tecnico e scientifico. I dati suggeriscono per� anche una verit�: a parit� di qualificazione e disponibilit�, le aziende preferiscono scegliere gli uomini.
Genova, quindi, si dimostra sempre di pi� una grande citt� metropolitana: in cui c’� una quota consolidata ma minoritaria che lavora, soprattutto a tempo indeterminato, nei servizi alle imprese o nell’industria; sono affiancati da una maggioranza di lavori a tempo determinato, magari a part time, nei servizi alla persona e soprattutto nella ristorazione, dove ci sono anche contrattini di duetre giorni, che accrescono le statistiche, danno qualche soldo, ma non risolvono certamente il problema della collocazione professionale. I dati in possesso della Provincia (che ha "ereditato" quelli del Ministero del lavoro, avviando un’informatizzazione che ora permetter� di avere la fotografia quasi in tempo reale dell’occupazione) segnala 33.500 contratti avviati (compresi gli interinali, che sono per� solo il 4,1%) nel secondo semestre 2001, a fronte di 28.200 cessazioni, pensionamenti compresi. Un saldo attivo che vede il terziario al primo posto con il 79% dei nuovi contratti, seguito dall’industria, con il 20% (agricoltura e pesca solo all’1%). Sono quasi 15 mila gli avviamenti al lavoro (46% del totale) nel settore della ristorazione; gli stranieri assunti sono invece 1767, l’8,3% dei contratti. Il 55% delle assunzioni � andato agli uomini, il 45% alle donne, minoritarie nell’industria (13,6%) e in netta maggioranza nel terziario (53,6%).