Gelmini: scuole sporche? A pulire ci pensino i bidelli Il ministro: niente appalti, stop agli sperperi

08/10/2009

«Sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le pulizie all´esterno. È uno spreco di risorse pubbliche. Abbiamo un sistema d´istruzione nel quale vanno individuati gli sprechi e le sacche di inefficienza».
Il ministro dell´Istruzione Mariastella Gelmini invita a non ricorrere a costosi appalti ma a utilizzare il personale degli istituti per le pulizie. Chiama in causa i collaboratori scolastici per garantire il decoro degli istituti e lo dice facendo il punto dell´apertura dell´anno scolastico nel corso dell´audizione in Commissione Cultura della Camera. Gelmini attacca: «Ci sono dirigenti scolastici che sanno fare il proprio mestiere, e quindi anche garantire scuole pulite, e altri che non sono capaci». Così annuncia: «È arrivato il momento di affrontare il tema del reclutamento e della valutazione per vedere chi vale e chi non vale». Il bidello all´interno delle scuola per anni è stato una figura di riferimento per gli alunni. Talvolta bistrattato, nelle scuole statali sono 10.028, ciascuno con un costo stimato di circa 23.500 l´anno, anche se ricorda un rapporto della rivista Tuttoscuola molte primarie da tempo non si avvalgono quasi più dei collaboratori scolastici perché i servizi di pulizia sono appaltati a ditte esterne con costi aggiuntivi. A questo si aggiungono i tagli di personale del nuovo anno scolastico.
Nella stessa audizione la Gelmini parla anche di iscrizioni alle scuole superiori posticipate a febbraio, annuncia sanzioni per gli istituti che non hanno rispettato l´ordine, contenuto in una circolare del ministero della Pubblica Istruzione, e del minuto di silenzio per la morte dei militari italiani a Kabul. E sulle classi sovraffollate: «Quelle con più di 30 studenti sono cresciute, ma solo dello 0,6 per cento». Ma perché l´iscrizione alle superiori slitta al febbraio 2010? Secondo il ministro Gelmini: «faremo di tutto perché la riforma entri in vigore nel prossimo anno scolastico anche se il ritardo parte dalla Conferenza Stato-Regioni che non ha ancora espresso il suo parere». Replica immediata del presidente della Conferenza dei governatori: «Siamo pronti a dare il nostro parere – dichiara Vasco Errani – ma tocca al governo sbloccare lo stallo istituzionale che non dipende di certo dalla volontà delle Regioni».