Gelata sui consumi degli italiani

24/09/2004


            venerdì 24 settembre 2004

            Pagina 16 – Economia
             
            Gelata sui consumi degli italiani
            Dai televisori ai libri ai ristoranti: si spende sempre meno

            L´Istat rende noti i dati di luglio: meno 0,3% nell´anno e meno 0,4% nel mese. Billè: famiglie impoverite
            Venturi: considerando l´inflazione le perdite si avvicinano al 4 per cento. Reggono hard discount e ipermercati
            Nei soli tre mesi estivi il fatturato della ristorazione è crollato del 14,7 per cento. Il settore lancia l´allarme
            Meno 2,2% per gli articoli di cartoleria Fanno eccezione con una piccola crescita alimentari, vestiti scarpe e viaggi


            ALDO FONTANAROSA

            ROMA – A giugno era andata così così. Le famiglie avevano speso con buono slancio, il 2 per cento in più dello stesso mese dell´anno prima. Ma a luglio le mani si sono ritratte e i portafogli chiusi, cambiando di molto le cose. Gli acquisti – dice l´Istat – si sono asciugati dello 0,4 per cento rispetto al mese prima; e dello 0,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2003. Da un mese all´altro, da giugno 2004 a luglio 2004, il calo è stato diffuso, generalizzato. Abbiamo comprato di tutto di meno, dagli alimentari al libri fino ai televisori. Tre le eccezioni: farmaci; scarpe, articoli in cuoio e da viaggio; vestiti. Su base annua, invece, la vendita degli alimentari aumenta (dello 0,3%), mentre gli altri beni calano (dello 0,6). Confcommercio mette insieme tutti questi dati e parla di una caduta media largamente superiore all´1% (se si considera anche l´inflazione).
            L´Istat fotografa un´altra tendenza,

            già nota forse ma ormai quasi irreversibile: botteghe addio, gli italiani corrono sempre di più nei supermercati. La grande distribuzione vende l´1,4% in più di beni. Beni di ogni tipo, non solo cose da mangiare. Tirano soprattutto due tipi di megastrutture: hard discount ed ipermercati (con crescite tendenziali del 5,4 e del 4,1%). Invece le botteghe sono in calo dell´1,4%. Marco Venturi (Confesercenti) parla di caduta tragica per i commercianti tradizionali («vicina al 4% se si aggiunge l´inflazione») e mette le mani avanti. La Finanziaria – a suo parere – dovrà colpire gli evasori e chi recluta lavoratori in nero invece di bastonare chi già paga le tasse. Non solo. Il governo riduca il prezzo della benzina e premi chi lascia invariati il fitto dei negozi, penalizzando chi li aumenta (più 10% in un anno, in certi casi).
            Da Cagliari, il presidente della Confcommercio Billè chiede che le tasse calino davvero: «Non è possibile tagliare l´Irpef e intanto incoraggiare gli enti locali ad aumentare le loro imposte, le famiglie si sono impoverite». Billé sogna anche un "turismo commerciale", con le persone che si spostano e trovano sul loro cammino saldi vantaggiosi.


            In questo clima, soffre anche il ristoratore. Entro l´anno, il calo del volume di affari si avvia a superare il 2%. Nei soli tre mesi estivi, la flessione del fatturato ha toccato il 14,7%. Edi Sommariva (capo della Fipe-Confcommercio) ammette che mangiar fuori è un piacere che costa sempre di più; ma allo stesso ritmo sarebbero cresciuti i costi dell´impresa ristorante (ultima stangata, dai produttori di birra). La tesi, insomma, è sempre quella: fateci pagare meno; e anche voi, consumatori, pagherete meno.