“Gdo” Lidl, il low cost pagato dal lavoro (1)

19/09/2006
    marted� 19 settembre 2006

    Pagina 12 – Economia

      Supermercati
      Cosa succede alla Lidl, l’hard discount europeo modello Wal-Mart? Turni pazzeschi, flessibilit� totale

      Lidl, il low cost
      pagato dal lavoro

        Ottanta ore a settimana in filiale, compresi i sabati e le domeniche.
        Lo scarico dei bancali, le pulizie, i turni iper-flessibili.
        Capi e cassiere spremuti al massimo, e i prezzi vanno gi�.
        Il sindacato europeo e il blog di Beppe Grillo

          Antonio Sciotto

            �Non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degne di un paese che ha la pretesa di far parte dell’Unione europea: il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, � di 448 ore, per una base oraria di 3,48 euro�. S�, proprio 16 ore di lavoro al giorno: si conclude cos� la lettera di Emanuele D, un giovane quadro della Lidl, pubblicata nel luglio scorso sul blog di Beppe Grillo (beppegrillo.it) e che ha avuto una straordinaria �fortuna�. Ben 2907 risposte alla data di ieri: tantissimi colleghi della Lidl, delle grandi catene di distribuzione e non solo, che condividono la stessa condizione di super-lavoro e precariet�. L’hard discount genere Wal Mart – prezzi stracciati e lavoro ai ritmi della schiavit� – ha ormai un solidissimo esponente europeo: si chiama Lidl, � figlio di una potente famiglia del land tedesco del Baden Wuettenberg, gli Schwarz, e si � diffuso a macchia d’olio in venti paesi europei. Tanto che, allo stato attuale, il colosso dei supermercati low cost conta 100 mila dipendenti e 6 mila punti vendita nel continente, dal Portogallo alla Polonia, dalla Finlandia all’Italia. Alla cassa stanno soprattutto le donne – con contratti part time e una retribuzione media mensile di 600 euro al mese. Per i posti di comando, i quadri e i dirigenti, la Lidl seleziona principalmente uomini, perlopi� laureati, che attraverso un durissimo training di 10 mesi vengono portati ad accettare la �filosofia del terrore�: il sottoposto lavora solo se lo maltratti, devi assicurarti che non rubi, e se protesta o si iscrive al sindacato devi fare di tutto per metterlo fuori.

              Sarebbe per� erroneo descrivere i quadri come �privilegiati�: � vero che guadagnano dai 1300 euro in su e hanno l’auto aziendale, ma sono proprio loro a essere �triturati� per primi dal sistema Lidl. Lavorano il doppio delle ore da contratto (70-80 ore settimanali, senza percepire per questo un doppio salario), sono costretti a scaricare i camion, fare le pulizie e sostituire le cassiere quando manca il personale. Contro gli abusi del �sistema Lidl�, ormai collaudato e uniforme in tutta Europa, si � attivato il sindacato tedesco Ver.di, lanciando la �campagna internazionale Lidl�. Nel 2004 � stato pubblicato il primo �Libro nero�, con le storie dei lavoratori tedeschi. Quest’anno � uscito il �Libro nero europeo�, con le vicende dei 20 paesi in cui l’hard discount si � diffuso, Italia compresa. Il manifesto si � recato a Berlino per raccontare la campagna Lidl, e nei prossimi numeri di questa inchiesta-reportage riferiremo dei lavoratori europei e della strategia sindacale dei Ver.di. Per questa prima puntata, abbiamo scelto di dialogare con i quadri e le cassiere italiane.

                �Mangio, dormo o mi lavo?�

                  Prima di entrare in una filiale della Lidl, e parlare con i lavoratori, dobbiamo riferire dei recenti controlli avviati dall’ispettorato del lavoro su alcuni punti vendita: in particolare, gli ispettori si sono recati negli hard discount dell’area Piemonte-Liguria, dove hanno riscontrato – per quel che ci � dato sapere da alcune testimonianze dei lavoratori – irregolarit� sulle liste presenza. Un punto non affatto secondario o di rilevanza solo formale: la Lidl, infatti, risparmia proprio sulla �presenza� dei lavoratori nei punti vendita. Nel senso che li mantiene quasi sempre sotto organico, obbligando i dipendenti di livello pi� alto e i quadri intermedi (capifiliale e capisettore) a lavorare molte pi� ore di quelle retribuite. Anche sulle cassiere si registrano casi di straordinari non retribuiti, ma i loro orari sono in genere pi� rigidi e gli abusi non sono abnormi come nel caso dei superiori. Piuttosto, le addette alla cassa subiscono un altro tipo di sopruso: i turni, che per il contratto del commercio dovrebbero essere fissi, vengono cambiati ogni due settimane o addirittura una; spesso anche di giorno in giorno. Cos� non puoi mai organizzarti la vita fuori dal negozio, n� trovarti una seconda occupazione, devi essere sempre a disposizione: una sorta di �lavoro a chiamata�.

                  La prima testimonianza ci viene da uno dei gradini pi� alti nella piramide Lidl, un quadro. Usiamo un nome di fantasia, Luca, per tutelarlo: ha lavorato 18 mesi per la Lidl, � stato licenziato e adesso � in causa per il reintegro. E’ entrato nel gennaio 2005 come �caposettore� dopo una serie di colloqui, per occuparsi di 4 filiali nell’area torinese (ma a un certo punto ne ha avute anche 7 da seguire). Il suo ruolo avrebbe dovuto consistere nell’organizzare e monitorare il lavoro in tutte le filiali: �Al colloquio mi hanno detto che avrei lavorato 38 ore a settimana, ovvero il full time del contratto commercio. Ma subito misero le mani avanti: per il tuo ruolo di responsabilit� – dissero – ti chiediamo comunque una "certa elasticit�"�. Mai Luca avrebbe potuto immaginare che quella �certa elasticit� si sarebbe trasformata in una totale dedizione (fisica e mentale) alla Lidl: orario di lavoro ininterrotto dalle 6,30 del mattino alle 22,30. Quasi sempre dal luned� al sabato (invece dei cinque giorni da contratto), spesso anche la domenica, giornata dedicata all’inventario. Certo, lo stipendio � di 29 mila euro lordi l’anno, c’� l’auto aziendale, ma cosa te ne fai di un salario decente se non hai tempo per te stesso? E le mansioni? Fare tutto: dallo scaricare pesanti cassoni all’allestimento del banco frutta, dalle pulizie alla sostituzione cassa quando la cassiera finisce il turno. Moltiplicato per 4-5 locali, spesso distanti centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Per i primi 6 mesi, in formazione, Luca viene affiancato a diversi capifiliale. �Lavoravano tutti molte pi� ore di quelle da contratto – racconta – ma nessuno aveva il coraggio di protestare�.
                  Cos� Luca continua a lavorare circa 16 ore al giorno, spesso senza avere il tempo neppure di mangiare un panino: nei primi tre mesi perde 5 chili, vede 20 capisettore dimettersi �per disperazione�. Le domeniche erano quasi sempre regalate all’azienda, tanto che una volta si � trovato a fare 20 giorni consecutivi senza uno di riposo. Spesso veniva svegliato dai capi nel cuore della notte, per improvvise assenze di capifiliale: da Genova doveva cos� spostarsi a Torino, fare l� l’intera giornata di lavoro, e tornare poi in nottata a Genova, per riprendere l’indomani all’alba. �Arrivato in albergo, ogni sera, mi dicevo: mangio, dormo o mi lavo?�. Questi ritmi disumani non figurano affatto sulle liste presenze: i capisettore segnano la �p� di presenza per commesse e capifiliale (loro sottoposti), senza indicare le ore lavorate. Per i capisettore, come Luca, la lista presenze � in mano ai capiarea (superiori con circa una quarantina di negozi), e lui afferma di non averla mai controfirmata. Una notte Luca finisce al pronto soccorso, per il forte stress: gli consigliano di fermarsi perch� quei ritmi (e ha solo 28 anni) possono avere serie conseguenze sulla sua salute. Non si ferma, ma sar� la Lidl a liberarsi di lui: per una risposta ritenuta �di insubordinazione� a un capoarea, ricever� di l� a poco la lettera di licenziamento.

                  Impari tutto al master Lidl

                    I ritmi disumani di lavoro, e il licenziamento finale, sono capitoli comuni alla storia di Emanuele D., l’ex caposettore Lidl che ha dato origine al blog di Grillo. C’� per� una differenza di rilievo: la sua formazione, pi� recente, � avvenuta a Verona, dove i quadri e dirigenti Lidl frequentano un apposito master: �L� – spiega Emanuele – ti fanno un lavaggio del cervello: ti spiegano che devi essere spietato con gli addetti vendita e le cassiere, e per tutto il corso della formazione in campo i superiori ti insultano e ti maltrattano, rimproverandoti continuamente per i risultati che non hai ottenuto. Il messaggio � semplice: ti tratto cos�, poi tu farai lo stesso con i sottoposti�. I ritmi di lavoro vengono misurati con delle vere e proprie tabelle di produttivit�, dividendo il fatturato per le ore lavorate: chi si trova sotto i livelli minimi, deve prepararsi a un fuoco di fila di rimproveri e minacce. �Accade anche per le cassiere – spiega Felicita Magone, addetta vendita ad Albenga e delegata Cgil – Si divide l’incasso per le ore lavorate. Oltre a essere sempre sotto pressione, non possiamo programmarci la vita, o cercare un altro lavoro per integrare uno stipendio che si aggira sui 600 euro: l’orario ci viene comunicato ogni due settimane, e cambia sempre. In molte filiali gli orari cambiano ogni settimana�. Le donne sono penalizzate: pochissime arrivano a diventare capofiliali, restano perlopi� al livello di cassiera. �Un capoaerea giustific� questa differenza di genere spiegando che "per una donna � complicato essere gi� pronta e truccata alle 6,30, quando deve aprire una filiale"�, conclude Felicita.

                    Walter Canta, capofiliale veneto, come Luca ha fatto una bella �cura dimagrante� stile Lidl: in soli dieci mesi di lavoro ha perso ben 8 chili, passando da 66 a 58 chili di peso. Walter racconta pi� da vicino il lavoro del negozio, perch� il capofiliale ha la responsabilit� di un solo punto vendita. Anche lui ha fatto 80 ore in media a settimana, sabati e domeniche inclusi, con lo �straordinario� tutto compreso nei cento euro lordi di �superminimo� erogati ogni mese. Ha lasciato perch� ha contratto un’infiammazione alle spalle, a causa della �sbancalatura�: lo scarico, a partire dall’alba, di cassoni pesanti dai 10 ai 20 chili. E’ un lavoro quotidiano che tocca a tutti i capifiliale e assistenti, cos� come le infiammazioni alle spalle, molto diffuse. �Per pranzo avevo a stento il tempo di mangiare un cracker, prendendolo dalla tasca, mentre scaricavo – racconta – Contavano le volte che andavo in bagno, ma nessuno protestava: se sbagli ti insultano violentemente�. �Non � stato facile lasciare un posto a tempo indeterminato – conclude – oggi 1300 euro al mese assicurati sono una chimera. Ma tra l’infiammazione alla spalla, lo stress e il clima da terrore non ho retto pi�.

                      (1. continua)