“Gdo” Le mani di Sua Maestà su Esselunga

19/10/2006
    gioved� 19 ottobre 2006

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      COMMERCIO. IL COLOSSO BRITANNICO TESCO � IN POLE POSITION, COOP ALLA FINESTRA

        Di Mauro Bottarelli

          Le mani di Sua Maest� su Esselunga,
          alla faccia dell’italianit�

            Londra. �Mi auguro che Esselunga possa rimanere in mano italiana. Dobbiamo fare di tutto per cercare di creare, magari attorno a Esselunga, soggetti interessati a promuovere la distribuzione italiana�. Cos� parl� Paolo De Castro, ministro delle Politiche agricole, riguardo alle voci di cessione del gruppo facente capo alla famiglia Caprotti, 150 punti vendita e 44 miliardi di fatturato, al gigante britannico Tesco. Un allarme amplificato, non senza una buona dose di interesse privato, da Luigi Marino, presidente di Confcooperative, secondo cui �l’italianit� della grande distribuzione organizzata significa difesa del made in Italy. L’Italia non � pi� terra di conquista�. E a Londra cosa si dice? Al momento Tesco non rilascia dichiarazioni ma da pi� parti si fa notare che la vera priorit� del gruppo rimane quella del mercato indiano, ovvero un accordo multi-milionario con la Bharti Enterprise – il colosso nazionale delle telecomunicazioni – per aggredire un mercato emergente con una strategia di diffusione capillare in stile Wal Mart. E proprio il gigante statunitense, oltre alla francese Carrefour, starebbe cercando di ostacolare la mossa di Tesco: ragione, quest’ultima, che spiegherebbe la fuoriuscita di voci incontrollate sul presunto interesse dei britannici per Esselunga, ovvero un attacco in piena regola al monopolio francese nella grande distribuzione italiana.

            Guerra di trincea, insomma. Resa ancora pi� cruenta dall’impressionante performance registrata da Tesco nei primi sei mesi del 2006, con profitti per un miliardo di sterline e aspre polemiche sul ruolo di killer del mercato che la catena rappresenterebbe per i piccoli negozi. A tal fine alcuni commercianti si stanno organizzando sotto la guida di David Croissant, un ex macellaio che ha dovuto chiudere il suo negozio a South London dopo l’apertura di un Tesco nel quartiere: attraverso il sito www.theshoppersbible.com offre ai cittadini una guida capillare di piccoli e medi esercizi in cui fare compere invece che recarsi nei grandi magazzini. Un cane che si morde la coda, poich� Sir Terry Leahy, chief executive di Tesco, contrappone a questa tesi quella alternativa che vede il marchio come polo d’attrazione per i consumatori di cui beneficiano anche i negozi circostanti.

              Sulla questione dovr� esprimersi, entro il mese di febbraio del prossimo anno, la Competition Commission: una sentenza che molti dicono gi� scritta, che potrebbe per� riservare sorprese gradite ai principali concorrenti come Sainsbury, Marks&Spencer, Waitrose e Morrisons. Comunque sia, i numeri del gigante britannico sono spaventosi: nel primo semestre di quest’anno, aiutato anche dall’estate molto calda e dalla Coppa del mondo di calcio, Tesco ha incassato 1,7 sterline al secondo dai consumatori di Sua Maest�, registrando un incremento del 12,6% delle vendite nel settore non alimentare con picchi del 19% in pi� nell’abbigliamento e del 36% per gli articoli di elettronica. Un competitor globale e aggressivo che, oltre a far paura, comincia a dare anche fastidio. Non � un caso che sei giorni dopo la presentazione della semestrale da record, Channel 4 abbia mandato in onda un reportage realizzato da giornalisti in incognito che dimostrerebbe come quattro fornitori di Tesco, tutti in Bangladesh, utilizzerebbero minorenni nel confezionamento dei capi della linea Florence and Fred. Accuse infamanti che l’azienda ha rispedito al mittente, citando i severissimi controlli compiuti regolarmente da organismi indipendenti e sottolineando la faziosit� del servizio. Il quale, a dire il vero, si basava interamente su interpretazioni e giudizi personali dei giornalisti: nessuna prova concreta della reale et� dei ragazzi, solo impressioni e frasi del tipo �quel ragazzo non pu� avere pi� di quindici anni�. Un’arma, quest’ultima, che potrebbe risultare vincente in caso di reale interesse di Tesco per Esselunga: Coop, catena che attende con ansia le mosse del patron Caprotti (il quale per� ha gi� comunicato che non vender� mai �ai comunisti�), fa dell’etica la bandiera del proprio impegno nel settore, unita alla difesa del biologico e del made in Italy. Tutte parole d’ordine che toccano i consumatori e ammansiscono la politica verso forme pi� o meno velate di protezionismo. Resta, per�, una variabile: il mercato. Le cui regole vanno al di l� delle preferenze e delle alleanze: il rischio, se dovesse scoppiare un guerra santa contro Tesco, sarebbe consolidare il monopolio francese di Carrefour oppure aprire ai giganti iberici come Corte Ingl�s e Marcadona.