“Gdo” La crociata infinita di Esselunga

07/11/2006
    marted� 7 novembre 2006

    Pagina 45 - Economia

      Nel mirino del patron anche Geronzi e Confagricoltura. Sullo sfondo, le ipotesi di vendita del gruppo

        La crociata infinita di Esselunga
        Caprotti contro il governo e le Coop

          GIORGIO LONARDI

          MILANO – Ormai � una crociata, quella sferrata da Bernardo Caprotti, polemico patron di Esselunga, con una raffica di annunci pubblicitari sui maggiori quotidiani italiani. E il nemico non sono soltanto le Coop, che sarebbero ben liete di poter acquistare Esselunga dall�anziano imprenditore. No, oggi l�avversario di Caprotti, 81 anni ben portati, � l�intera sinistra italiana. A cominciare dal presidente del Consiglio Romano Prodi e da un paio di ministri quali Pierluigi Bersani e Paolo De Castro. Fino al banchiere Cesare Geronzi e al presidente di Confagricoltura.

          Vigoroso, scattante e polemico a dispetto dell�et�, Caprotti si comporta sempre di pi� come leader politico, oltre che come capo azienda. E qualcuno comincia a crederci. Fa riflettere quello che � accaduto proprio ieri a Ravenna durante un convegno dedicato alle liberalizzazioni. Di fronte al ministro per lo Sviluppo, Pierluigi Bersani, un piccolo ma vivace drappello di contestatori targati Forza Italia brandiva cartelli di questo tipo: �La Coop sei tu, chi pu� darti di pi�? L�Esselunga�. O anche: �Governo e Coop gi� le mani dai supermercati�. Senza dimenticare il pi� scontato: �Bersani sa bene che a Ravenna la concorrenza non esiste�. E allora?

          Certo, la chiave di lettura pi� prevedibile � quella di un industriale che percepisce la sua Esselunga come �spintonata ed assediata da ben troppo tempo� dai politici che vedrebbero di buon occhio una vendita a Coop per preservarne l�italianit�. E che di fronte a questa minaccia ribatte su 38 quotidiani: �Italianit�? Noi, Esselunga siamo un�azienda italiana. La nostra bandiera � sempre stata il tricolore, che per noi non � una recente scoperta�. Dichiarazioni veementi, dunque. E uno slogan, �Concorrenza e Libert�, che richiama tanto l�idea di un movimento politico. Per uno che � sempre stato amico personale di Silvio Berlusconi nonch� finanziatore di Forza Italia il passo potrebbe essere breve.

          I capitoli delle querelle sono noti. Il 21 ottobre Esselunga pubblica una prima inserzione di una pagina in cui sostiene di non essere in vendita. E soprattutto precisa che l�azienda non sar� mai ceduta alla Coop. Quanto alle voci che la vorrebbero preda promessa di gruppi stranieri, fa scrivere Caprotti, sono infondate.

          Il 28 ottobre le Coop replicavano con un�altra pagina di pubblicit�. Titolo: �Italianit�: un valore, non un pretesto�. Nel testo si sosteneva che �arginare il passaggio in mani straniere di ulteriori pezzi della nostra economia, non solo nel settore distributivo, � un problema di interesse nazionale. Riguarda la politica economica del Paese e l�intero sistema imprenditoriale: quindi Coop ha il diritto di esprimere le proprie opinioni�.

          Certo, stupisce un po� il tono enfaticamente protezionistico dell�annuncio. Soprattutto perch� Aldo Soldi, 55 anni, toscano di Piombino, presidente delle Coop, � sempre stato un alfiere delle liberalizzazioni. Proprio lui, Soldi, si � battuto in prima linea per ottenere la vendita dei medicinali da banco nei supermercati. E ancora Soldi, perseguendo l�obiettivo di offrire ai consumatori prodotti a prezzi sempre pi� bassi, sta puntando con determinazione all�apertura di pompe di benzina all�interno degli Ipercoop.

          L�ultima parola, almeno sinora, � stata di Bernardo Caprotti. L�inserzione del 4 novembre (ben due pagine di giornale) replica puntigliosamente alle Coop. E se la prende con �le spericolate dichiarazioni� di �autorevoli personaggi�, tra cui il ministro Pierluigi Bersani, il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro dell�Agricoltura, Paolo De Castro. Nell�annuncio si sottolinea come a questi �personaggi� sia stata raccontata �una favola, un�autentica panzana�. Vale a dire �che un�azienda di distribuzione alimentare italiana, se a capitale straniero, riempia i suoi scaffali di prodotti esteri�.

          Quest�ultimo passaggio dell�avviso a pagamento � curioso. Non tanto perch� Caprotti dimostra puntigliosamente attraverso due tabelle che la quota di prodotti stranieri venduta in Italia � bassa. E che questo vale sia per le catene a propriet� italiana che per quelle a controllo estero. Bens� per il fatto stesso che si sente in dovere di farlo. Vuole semplicemente difendere il suo diritto alla propriet�, oppure in cuor suo ha gi� deciso a chi vendere (il nome pi� gettonato dagli addetti ai lavori � quello del colosso britannico Tesco) e dunque teme che il governo possa intromettersi?