“Gdo” La capitale dello shopping pronta all’assedio

04/01/2007
    giovedì 4 gennaio 2007

    Pagina 16/17 – Cronache

      Reportage
      Gli ultimi ritocchi nell’outlet più grande d’Italia

        Voglia di saldi
        Cronaca di una vigilia

          La capitale dello shopping pronta all’assedio

            Giovanni Cerruti
            Inviato a Serravalle Scrivia (Al)

              Manca un giorno e trovare un posto nei parcheggi è già un’impresa, c’è sempre una bella signora con pelliccia e fuoristrada che dice d’esser lì da un pezzo. Mica tutti sono come quelli con il camper targato Ravenna che sono lì da ieri sera: non si sa mai che la mutanda di Dolce&Gabbana finisca subito. Manca un giorno all’assalto, domani mattina alle 10. L’Outlet di Serravalle, e chi non lo conosce non sa che si perde, il meglio e il peggio del consumismo messi assieme, e cominciano le otto settimane di saldi. 58 giorni, fino al 4 marzo. Da queste parti sarà il centro del caos. E delle spese.

                Il paradiso dei compratori
                Venghino, signori, venghino. Questo è l’Outlet più grande d’Italia, più grande d’Europa. Tra venerdì e domenica, calcola nel suo ufficio Luigi Battuello, 41 anni, da cinque direttore di questa Città del Saldo, i gentili clenti lasceranno nei 175 negozi dai quattro ai cinque milioni di euro. «L’anno scorso – racconta- nelle prime due settimane abbiamo incassato l’8 per cento del fatturato annuo». Su un totale di 160 milioni fa 11, sempre di milioni. L’anno scorso apertura il sabato, erano in 40 mila. E la domenica 30 mila. Tra domani e domenica ne prevedono almeno centomila, venti volte gli abitanti di Serravalle.

                  L’ufficio del direttore Battuello è al primo piano della palazzina di Piazza dei Portici, una vaga imitazione di una piazzetta da Costa Smeralda, il bancomat all’angolo. Dal finestrone, ieri pomeriggio, si vedevano macchine e macchine e macchine. «Ma quel che più mi stupisce – dice lui, e si capisce che è soddisfatto – sono quelli che arrivano con i camper, i caravan, i pullman». L’Outlet organizza navette da Milano e da Genova, ma il parcheggio dei pullman è sterminato, grande come quello che c’è a Pietralcina per Padre Pio. Un posto, ieri, si trovava a fatica. Da domani facile che ci sarà da litigare.

                    I commessi sono più che discreti, quasi militarizzati, di sicuro riservati. Le vetrine sono le stesse di dicembre, avranno da cambiare solo i prezzi. Ma è dai magazzini che arrivano rumori di un gran daffare. Cerruti Jeans o Etro, Diesel Versace, Prada o Sergio Tacchini, ci sono tutti in questi 35 mila metri quadri. «Prevedo un aumento della clientela giovanissima – dice ancora Battuello, campano di Avellino, allampanato e brizzolato -, quelli che in una città come Milano non potrebbero nemmeno avvicinarsi a certe vetrine e certi prodotti». Qui invece sì, gli sconti e i saldi possono scendere fino al 70 per cento.

                      Favorire la spesa
                      La gelateria, il self service, la caffetteria, il parco giochi per bambini, le panchine per gli anziani. La Città del Saldo sa come trattare il cliente, sa come invogliare alla spesa. Tra Piazza Levante, Piazza Ponente si struscia accompagnati dalla musica soft di «Radio Outlet». I lampioni nascondono appena le telecamere della sicurezza, occhio ai borseggiatori e ai ladruncoli. Finora mai successo nulla di grave, o se è accaduto non si è saputo. «Qui va come dappertutto, c’è una media fisiologica di uno, massimo due che vengono individuati e fermati dalla nostra vigilanza».

                        I colori di questa città piena di portici e colonnati e vetrine sono caldi, ricostruiscono un clima da provincia ricca, felice e magari pure gaudente. «Il 70 per cento dei visitatori ci mette più di 30 minuti per arrivare qui, ma la media sale a 61 minuti», spiega Battuello. Dunque c’è chi si mette in macchina per almeno 200 chilometri per passare una giornata tra le 175 vetrine. Qui dove sono venuti scrittori, saggisti, ricercatori e sociologi come Giampaolo Fabris, ad analizzare anime e portafogli. E per Fabris la conclusione è che «un outlet è come il valium, un acquisto che tira su una giornata storta».

                          E’ sempre domenica, in questo Outlet inventato dagli inglesi della McArturGlen, gli stessi che hanno aperto altre Città a Castel Romano, a Barberino del Mugello e altre ne apriranno perché in Italia altro che crisi, dove apri fai il pienone. Serravalle resta il massimo, come da depliant, «scoprirete il piacere di fare shopping in pieno relax», «la prima esperienza piacevole è il vasto parcheggio gratuito»… Venghino, signori, venghino. E vengono pure dalla Francia, «giapponesi e coreani che prima di imbarcarsi per altre destinazioni si fanno portare qui». E vanno in giro con la calcolatrice e la guida.

                            L’anno scorso, e la data era quella di sabato 8 gennaio, la carica dei 40 mila aveva intasato l’autostrada Milano-Genova. Dieci chilometri di code. E intassate erano pure le strade attorno a Serravalle, a Gavi, a Novi Ligure e su fino a Tortona.

                              Il paese della grappa
                              Fino a pochi anni fa Serravalle era nota per la grappa Libarna, gli amaretti di Carrea, Fausto Coppi che era di Castellania, qui accanto, e la Milano-Sanremo che infilava la prima salita su per i Giovi. Adesso solo Outlet e pazienza se le strade saranno piene di code. Il traffico, tanto, non allontanerà gli affezionati clienti. «Ora abbiamo sistemato le strade d’accesso all’Outlet -può dire nella sua bottega da tabaccaio Emanuele Dazzi, 65 anni, il sindaco- i problemi casomai saranno in autostrada». Affari della Polizia Stradale, dunque, non di questo sindaco eletto in una lista di centrosinistra che non finirà mai di ringraziare l’Outlet che c’è, l’Iper che sta di fronte, la Casa della Scarpa che si vede dopo la rotonda e un nuovo outlet che aprirà entro l’anno. «Tra Ici e oneri di urbanizzazione mi coprono il 60 per cento del bilancio». Evviva.

                                Da quando è arrivato l’Outlet inglese a Serravalle è sparita la disoccupazione, dice il sindaco. «Su mille e 200 dipendenti almeno 400 sono di Serravalle e gli altri dei paesi vicini. Qui c’è il secondo lavoro per la moglie, o il part time per gli studenti… E poi gli Outlet ci danno cifre concordate per la Pro Loco, per la Polifonica e per le altre associazioni». Con 160 milioni di euro la beneficenza al Comune è il minimo. E così Serravalle può entrare nella classifica dei piccoli comuni più ricchi del Belpaese. Ha un bilancio da 14 milioni di euro, la Finanziaria del governo Prodi qui non preoccupa.

                                  «L’unico problema saranno le code – dice il direttore Luigi Battuello- Bisognerebbe inventare le partenze intelligenti anche per gli Outlet». Impossibile, l’assalto ai saldi non può avere regole, manca un giorno e quasi si litiga ai parcheggi. E dunque venghino, signori, venghino a Serravalle. Dove spendere (con lo sconto) è un dovere. Battuello ha già pronta la classifica: al primo posto i «capispalla», che sarebbero giubbotti, cappotti e vestiti, al secondo le scarpe. E domani potrà già festeggiare. Perchè, tra saldi e sconti, chi vende ci guadagna. Per chi compra è un’altra storia.