“Gdo” Intervista a De Berardinis, numero uno Conad

04/04/2007
    martedì 4 aprile 2007

    Pagina 27 – Economia

    La polizza al supermarket
    “Conad pronta in autunno”

      Intervista
      De Berardinis
      Il numero uno della coop

        MARCO SODANO

        TORINO

        Cambia veloce, il supermercato liberalizzato: oggi medicinali e benzina, domani abbonamenti di telefonia mobile, presto le polizze assicurative. Conad, assicura l’amministratore delegato Camillo De Berardinis, è al lavoro su un progetto che dovrebbe esser pronto in autunno. Così, se gli italiani hanno cambiato abitudini di spesa – meno alimentari, più tecnologia e servizi – la grande distribuzione si attrezza. Conad ha puntato da subito sulla benzina, aprendo i primi due distributori col suo marchio. L’ad è più che soddisfatto.

        De Berardinis, a quanto mettete la verde?

          «Tra i sette e i dieci centesimi meno della concorrenza».

          Sicuri che poi non riprendete i sette centesimi sul prezzo delle altre merci?

            «Sarebbe una sciocchezza: i prezzi sono attaccati ai prodotti, impossibile imbrogliare la clientela. Ci fanno attenzione».

            E gli automobilisti? Come hanno reagito?

              «Entusiasti. Le nostre stazioni hanno fatto il pieno: sette milioni di litri venduti in questo primo anno, oltre 330 mila clienti».

              Quindi si procede.

                «Eccome: abbiamo chiesto altre trenta licenze circa, una in ogni Regione. Ne abbiamo appena ottenuta una in Emilia-Romagna».

                Per la gioia dei gestori «tradizionali».

                  «Ma noi non puntiamo a conquistare il territorio. A noi è sufficiente poter offrire, nei nostri punti vendita, il meglio ai prezzi più bassi».

                  Come fate a tenere il prezzo così basso?

                    «Perché acquistiamo quantità più grosse, e perché abbiamo il nostro marchio: non paghiamo diritti sull’insegna. È il mercato, la concorrenza: noi ci crediamo così tanto che ci stiamo battendo per far passare nella legge anche il principio opposto. I benziani devono poter vendere di tutto».

                    A proposito di mercato: come va con le farmacie?

                      «Anche quelle: un successone. E terrei a sottolineare che ogni stazione di servizio occupa quattro persone, mentre nelle farmacie possono lavorare da due a quattro professionisti».

                      Carrefour e Coop lanciano la loro «compagnia virtuale» di telefonia cellulare. Conad che fa?

                        «Non stiamo a guardare, abbiamo colloqui aperti con diverse società. Dovremmo essere pronti subito dopo l’estate, ma quando abbiamo affrontato il pacchetto liberalizzazioni abbiamo preferito puntare sulla benzina. Questione di strategie».

                        E le assicurazioni?

                          «Anche in quel campo partiremo subito dopo l’estate. Posso anticipare solo un dettaglio: sarà un prodotto assicurativo senza uguali in Italia».

                          In Inghilterra le polizze sono in vendita da tempo: accanto alle casse, dove da noi si trovano i chewing gum. Le cose cambieranno anche qui?

                            «Chi vuole sopravvivere deve adeguarsi. L’Italia deve superare un pregiudizio culturale sul commercio: non vuol ricoscere che ormai è un’attività industriale e come tale deve comportarsi. Organizzazione, sinergie di costo, ottimizzazioni. I vantaggi vanno ai clienti, che ottengono prezzi più bassi».

                            Berlusconi dice che le liberalizzazioni di Bersani sono un regalo alle coop rosse, che oltretutto non pagano le tasse. Che dice la coop rossa Conad?

                              «Che di queste liberalizzazioni c’era già bisogno quando al governo sedeva Berlusconi. Però non si sono viste. Non che la Bersani sia perfetta, però è un passo avanti gigantesco».

                              Le tasse le pagate.

                                «Ci mancherebbe. Le coop hanno un regime fiscale diverso dalle altre società, ma hanno anche vincoli pesanti sull’uso del capitale. Se a Berlusconi quelle regole non piacciono, non aveva che da cambiarle nel periodo in cui il suo governo ha riformato il diritto societario. Anche le Coop “rosse”, come le chiama lui».