Gdo, integrativi disdettati

18/10/2012

Carrefour e Coop: «I costi sono completamente fuori controllo»

Autunno caldo per il commercio: la crisi dei consumi e la riorganizzazione delle catene rilanciano la conflittualità sindacale. Alcune società della grande distribuzione hanno disdetto in anticipo i contratti integrativi proponendo, in sostanza, che i nuovi rispecchino le mutate condizioni diun mercato con consumi in caduta libera e margini in forte erosione. Per sorvolare sugli effetti che avrà l`articolo 62, quello dei pagamenti in 30/60 giorni, sui flussi finanziari. La risposta dei sindacatiperò non si è fatta attendere, con scioperi diffusi. Gli ultimi sono quelli dichiarati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil del gruppo Carrefour contro la disdetta anticipata del contratto aziendale:12 ore di sciopero (di cui 4 da gestire a livello locale e 8 a sostegno del rinnovo contrattuale) per manifestare contro una strategia aziendale ritenuta inadeguata. Ma già prima, alla fine di settembre, si era scioperato nei negozi di Coop Estense di Modena e Ferrara per il rinnovo di un integrativo scaduto dal 2007 e anche nei punti vendita di Coop Nordest si è ripetuto il copione per un contratto di secondo livello scaduto nel 2010. In tutti questi casi però Carrefour è quella che patisce di più la crisi delle vendite, anche per la forte presenza negli ipermercati, più penalizzato dai consumatori: i ricavi sono scesi dai 6,$ miliardi del 2009 ai 6 dell`anno scorso e nel primo semestre di quest`anno la perdita è stata del 3,4% a 2,89 miliardi. Nel 2009 la società ha chiuso alcuni punti vendita e altri (in Puglia e Basilicata) li ha ceduti avari operatori. Oggi la società, che ha 2omila addetti, ha 2.50o dipendenti dii5puntí vendita interessati da contratti di solidarietà, Cig e mobilità in Lomb ardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Lazio e Calabria. «Il vecchio contratto integrativo – osserva Francesco Quattrone, direttore delle risorse umane di Carrefour Italia – è figlio di un periodo felice, ora vanno rivisti i
premi di produttività e l`organizzazione del lavoro, ma senza togliere nulla ai lavoratori. Si tratta di ridefmire alcuni istituti, come per esempio il contributo aziendale malattie del 25%. Dobbiamo introdurre elementi di premialità selettivi che consentano al lavoratore di migliorare e all`azienda di guadagnare efficienza». In vista dell`incontro le parti sembrano lontane, anche se auspicano un accordo. «Abbiamo già dato molto in passato – risponde Mariagrazia Gabrielli della Filcams Cgil -, ma la cosa nonha funzionato. Le condizioni minime di partenza sono quelle dell`accordo del gennaio 2011 e, a questo proposito, faremo noi delle proposte all`azienda. Ciò detto siamo sensibili alla stabilità del posto di lavoro in un`azienda che isibilmente mostra di soffrire più delle altre la crisi dei consumi». Il mondo cooperativo non sembra avere problemi di sopravvivenza ma certamente ha quello della competitività. Infatti Coop Estense e Coop Nordest, che hanno disdetto i contratti integrativi aziendali, denunciano un costo del lavoro superiore del 15% rispetto ai diretti competitor. Ieri si è riaperto il tavolo tra Coop Nordest (io iper, 7o super e 4mila addetti) soprattutto «per la ferma volontà di Coop Nordest – dicono dall`azienda- di voler rinnovare un contratto scaduto due anni fa. È necessario riequilibrare un rapporto alla luce di un mercato debole e che anche nel 2013 segnerà un trend negativo». Vincenzo Dell`Orefice e Alessio Di Labio, rispettivamente, di Fisascat e Filcams, condividono «la visione di arrivare a una gestione della crisi ma l`azienda deve ritirare la disdetta del contratto e darci il tempo di consultare i lavoratori». Coop Nordest, nel 2on ha registrato una perdita delle gestione caratteristica dí 10,4 milioni, ha proposto dieci punti di discussione, tra cui il contributo malattia, orario e organizzazione del lavoro, pause e mobilità tra punti vendita, classificazione del personale in deroga temporanea al contratto nazionale. Poi però DiLabio affonda il coltello: «Coop ci chiede sacrifici ma ha sbagliato strategia dell`investire massicciamente negli iper e nel destinare ingenti risorse in operazioni finanziarie estranee alla distribuzione».