“Gdo” Gruppo Coin, ristrutturazione compiuta

16/01/2007
AFFARI & FINANZA

Supplemento di economia, investimenti e management a "il lunedì di Repubblica" del 15 gennaio 2007. Anno 22 N.2

    Pagina 34 – Finanza

    Gruppo Coin, ristrutturazione compiuta

      Paolo Possamai

        I numeri danno ragione al nuovo corso nel gruppo Coin. Per la prima volta da sette anni a questa parte, lo storico department store veneziano tornerà all’utile. "E il risanamento non porta solo il nome di Oviesse, ma la stessa divisione Coin avrà margine operativo lordo positivo" sottolinea Stefano Beraldo. La puntualizzazione dell’amministratore delegato è sostanziale: Oviesse ha sempre mantenuto buone performance, l’insegna Coin invece da anni era una sorta di pietra al collo. Una pietra sempre più pesante, che assieme alla fallimentare avventura dell’acquisizione di Kaufhalle in Germania, ha rischiato di trascinare a fondo l’azienda fondata da Vittorio Coin nel 1916. "Siamo appena all’inizio di un turnaround che era scritto nel Dna di questa impresa dice ancora Beraldo occorreva solo chiudere l’abbecedario degli errori e riprendere a fare bene industria e distribuzione. Anche se è vero, sono stufo di sentire che Zara è una storia straordinaria. Noi non siamo da meno e il nostro modello di business con Oviesse è lo stesso".

        I numeri dei primi nove mesi parlano di ricavi complessivi per 773,7 milioni di euro (752 nel 2005), con un margine operativo lordo di 61 milioni (54 milioni per periodo corrispondente del 2005), un utile operativo di 26,6 milioni (19). Secondo le stime di analisti e case di investimento, il gruppo veneziano dovrebbe chiudere l’esercizio 2006 che in effetti sarà concluso al 31 gennaio prossimo oltre la soglia di 1,1 miliardi di fatturato, con 105110 milioni di euro di margine operativo lordo e oltre 11 milioni di euro di utile netto (contro la perdita di 14,7 milioni registrata nel 2005). "Possiamo solo confermare commenta Beraldo le valutazioni correnti in tema di marginalità lorda, conseguite grazie al buon andamento di Oviesse e alla ripresa delle vendite e della profittabilità dell’insegna Coin".

        Le parole dell’amministratore delegato, ingaggiato nell’estate 2005 dai fondi di investimento Pai quand’era il capoazienda in De Longhi, vengono a valle dei risultati raggiunti a Natale. Tra le festività dell’Immacolata e San Silvestro, periodo che incide per il 12% sul fatturato complessivo, la rete Coin ha ottenuto vendite in crescita del 10,1% e la catena Oviesse del 15% e più. "Non arriviamo a queste cifre per effetti magici rimarca Beraldo ma dopo avere iniziato a cambiare tutto, dal prodotto al marketing, dalle vetrine al concept dei negozi". Nel 2006 il gruppo ha ristrutturato 8 negozi (Mestre, Milano, Napoli, Taranto, Bergamo, Padova, Bolzano, Firenze, Trieste), 7 ristrutturazioni sono in agenda per quest’anno oltre all’apertura di un nuovo punto vendita a Roma Bufalotta.

        Tra le altre saranno radicalmente cambiate due sedi storiche come quelle di Venezia e di Milano Cinque Giornate. Nell’uno e nell’altro esercizio il rinnovo dei negozi implica un investimento di 20 milioni di euro. Lo scorso anno Oviesse ha aperto 25 nuove vetrine, nel 2007 ne ha in previsione almeno una decina. Un paio di punti vendita Oviesse saranno aperti in franchising a San Pietroburgo e a Sofia, dopo le esperienze pilota avviate nell’annata appena trascorsa a Belgrado e a Ekaterinburg. Ulteriori progetti riguardano la realizzazione di concept store a marchio Coincasa e Luca d’Altieri (franchising di recente avviati a Praga e a Cipro).

        "Abbiamo una quantità di contatti in corso per procedere nell’espansione all’estero, perché il made in Italy soprattutto nei mercati emergenti continua a avere un forte appeal. Ma preferiamo andare per step dice Beraldo il nostro focus rimane l’Italia, dove anche attraverso partnership mirate possiamo migliorare sensibilmente la nostra attrattività e, quindi, la nostra redditività".

        Partnership vuol dire, operativamente, aprire i department store a una miriade di accordi con griffes di primo livello. Se fino al recente passato Coin ha coltivato in primis una dozzina di marchi propri nell’abbigliamento, la nuova gestione ha preferito concentrare l’attenzione su 3 marchi di proprietà e poi stringere intese tra gli altri con Diesel e Lacoste, Corneliani e Cerruti, Puma e Gas, e nell’intimo Parah, Armani, Kenzo. La logica è quella di una galleria di corner shop. Altre intese sono in arrivo sul versante della profumeria, gioielleria, abbigliamento, arredamento: da Escada Sport a Guru, a Morellato ("cambierà il volto della nostra bigiotteria, sarà irresistibile per le ragazze"). Aumenta il numero dei frequentatori del department store, perché aumenta l’offerta sugli scaffali e soprattutto si amplia il ventaglio della clientela potenziale, per età e per capacità di spesa. In questo senso vanno pure l’introduzione in alcuni punti vendita dei ticketstore (che portano i giovani), così come la promozione di spettacoli e di incontri con artisti, piuttosto che uno specifico spazio riservato al principe dei parrucchieri Coppola.

        Del miglioramento dello stato di salute del gruppo s’è accorto da tempo il mercato. Piazza Affari mostra di accordare fiducia alle prospettive di rilancio del gruppo veneziano, se è vero che appena un anno fa l’azione quotava sotto a 2,8 euro e in questo periodo passa di mano a 4,7 euro, con indicazioni prevalenti al "buy" da parte delle maggiori case di investimento.