“Gdo” Graziella Carneri: Orari selvaggi e salari modesti

26/04/2007
    giovedì 26 aprile 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    L’Intervista
    a Graziella Carneri

      La segretaria Filcams-Milano: categoria più numerosa dei metalmeccanici

        Orari selvaggi e salari modesti
        ecco le «frontiere» del commercio

          Milano
          Dopo lo storico sorpasso sugli operai metalmeccanici, gli addetti del commercio rappresentano oggi la categoria più numerosa dei lavoratori milanesi. Con 24mila iscritti a fine 2006, la Filcams Cgil è così diventata l’organizzazione di comparto più rappresentativa. E, probabilmente, quella più sottoposta alle pressioni datoriali per una flessibilità senza limiti.

          Graziella Carneri, segretaria della Filcams di Milano, che cosa sta succedendo nel settore?

            «La crescita dei grandi centri commerciali, l’allargamento dei punti vendita e la conseguente estensione degli orari d’apertura ha profondamente deteriorato le condizioni di lavoro e di vita degli addetti, che per uno stipendio generalmente medio-basso sono sottoposti a ritmi inconciliabili con le proprie esistenze personali».

            Qual è il nocciolo del problema?

              «Negli ultimi anni l’occupazione nel commercio è cresciuta, ma essenzialmente grazie a contratti part-time e a tempo determinato. Nelle vecchie catene come La Rinascente il tempo parziale riguarda il 50% degli addetti, mentre in quelle d’insediamento recente come Ikea si arriva all’80%. Il part-time è dunque usato come uno strumento di flessibilità per utilizzare il lavoratore quando fa comodo all’azienda: spesso i turni sono decisi di settimana in settimana e i cambi sono imposti con 24 ore d’anticipo».

              Con quali conseguenze?

                «Considerando che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di donne, le ripercussioni sociali sono molto pesanti. Innanzitutto dal punto di vista economico: vista l’impossibilità di svolgere un secondo lavoro, ci si deve accontentare di un reddito che sfiora la soglia della povertà e che, per una persona sola, non basta nemmeno a mantenere l’affitto di casa. Inoltre, data la difficile conciliabilità degli orari di lavoro con i carichi familiari, la maternità è una scelta che viene sempre più rimandata nel tempo».

                Quanto incide la contrattazione aziendale sull’organizzazione del lavoro?

                  «Purtroppo le relazioni tra aziende e sindacati sono ovunque complicate, anche nelle catene di più lunga tradizione sindacale si assiste al tentativo di fare passi indietro, di disdire gli accordi fatti per avere mano libera, anche oltre le previsioni del contratto nazionale».

                  Quale potrebbe essere la soluzione?

                    «Serve una riflessione profonda sull’allargamento delle fasce d’apertura dei negozi, tanto più che domeniche e festività non aumentano in alcun modo i fatturati delle aziende, ma concentrano semplicemente le vendite nei fine settimana. Ammesso che comprare una camicetta di domenica sia un bisogno, questo bisogno può essere soddisfatto a rotazione dai diversi punti vendita di una zona: nemmeno le farmacie sono aperte tutte le domeniche. Ma per far ciò deve entrare in gioco l’ente pubblico, in particolare il Comune».

                    l.v.