“Gdo” «Esselunga deve restare italiana»

16/10/2006
    sabato 14 ottobre 2006

    Pagina 31 – Economia

    �Esselunga deve restare italiana
    Coop pronta a fare la sua parte�

      Soldi: no alla svendita, intervenga il governo
      In trattative con l’Enel per rivendere energia

      Roberta Scagliarini

        BOLOGNA — �Esselunga rimanga italiana. Se e quando Caprotti decider� di vendere noi siamo interessati�. Aldo Soldi, numero uno dell’Ancc, l’associazione delle cooperative di largo consumo al primo posto nella classifica della grande distribuzione nazionale, interviene nel dibattito innescato dai rumors sulla cessione della catena dei supermercati milanesi. E lancia un appello al Governo. �Esselunga ha smentito la trattative con l’inglese Tesco — dice Soldi — e questa � gi� una notizia positiva e importante. Non solo per noi ma per tutto il paese. Se un pezzo dell’ economia italiana se ne va in mani straniere non � un bene, ma se si tratta della grande distribuzione � ancora pi� grave. Perch� � un comparto che ha un impatto diretto sulle piccole e medie imprese nazionali. Nel senso che un supermercato straniero tender� a vendere prodotti stranieri�.

        Soldi parla a nome di un sistema di grande distribuzione che macina 11,5 miliardi di ricavi l’anno e che si fronteggia gi� con competitor esteri. �Non � nell’interesse del paese e dei consumatori — dice — che i primi posti della classifica nazionale siano occupati da gruppi stranieri come Auchan o Carrefour. Anche Conad ha un alleanza con la francese Leclerc. Il Governo dovrebbe preoccuparsi di un ulteriore indebolimento della grande distribuzione nazionale. Non penso a misure protezionistiche, sarebbe fuori luogo, siamo in Europa e non avrebbe senso, mi limito a porre il problema. Si dovrebbe puntare ad un equilibrio della presenza italiana ed estera sugli scaffali�.

        L’interesse delle coop per Esselunga non � una novit�. Lo scorso anno i supermercati della Legacoop esaminarono anche il dossier Rinascente e adesso si propongono come l’unico player nazionale in grado di muovere un investimento nell’ordine dei 3-4 miliardi. �Siamo interessati — ribadisce Soldi — quando sar� il momento noi ci siamo�.

        Peccato che le avance delle cooperative su Esselunga siano sempre state rispedite al mittente dallo stesso patron. �Non vender� mai ai comunisti�, avrebbe detto Caprotti, stando alle cronache. Le reali intenzioni dell’imprenditore milanese sono un mistero anche per i banchieri d’affari che, a turno, hanno bussato alla sua porta. Ma questa volta, notano gli addetti ai lavori, potrebbe essere quella buona: c’� stato lo spin off immobiliare e forse non � casuale che Tesco abbia aperto un ufficio a Milano.

          In attesa di conoscere i destini di Esselunga, le coop vanno avanti nella loro battaglia per la deregulation a favore dei consumatori. Dopo la rivoluzione dei farmaci da banco nel mirino della grande distribuzione mutualistica, forte di 1300 punti vendita e oltre 6 milioni di soci, sono entrati tutti quei servizi e prodotti il cui costo � distorto da regimi tariffari o monopolistici. La benzina, la telefonia mobile e l’energia. Scartata l’ipotesi di entrare sul mercato del gas, ancora troppo vischioso, le coop puntano sull’energia elettrica in vista della liberalizzazione del luglio 2007. L’idea � quella di costituire cooperative di utenti, secondo un modello gi� sperimentato negli Usa, con una massa critica tale da negoziare condizioni convenienti con il venditore. E, coerentemente con la politica di difesa dell’italianit�, sostenuta in tutti i settori, la controparte scelta � una sola: Enel. Le trattative sono iniziate in questi giorni.