“Gdo” Consumi: tornano i livelli record del 2004

04/01/2007
    giovedì 4 gennaio 2007

    Pagina 8 – Economia e Politica

    Unioncamere: è del 3,8% l’aumento del giro d’affari di iper e supermercati.

      Consumi, ora la gdo torna
      ai livelli record del 2004

        La grande distribuzione organizzata torna ai livelli record del 2004, con fatturato in crescita sia in volume (+1,6%), sia, purtroppo, per il costo della spesa (+2,2%). Ammonta, infatti, al 3,8% l’incremento del giro d’affari di ipermercati e supermercati, nel V bimestre 2006: la miglior performance registrata da inizio 2004. È quanto rilevato dai dati di Vendite flash, il bollettino del Centro studi di Unioncamere dedicato al monitoraggio bimestrale del giro d’affari dei supermercati e ipermercati di tutta Italia, secondo cui, in particolare, il carrello della spesa è stato un po’ più costoso per le famiglie rispetto ai bimestri precedenti e, soprattutto, alla prima parte dell’anno.

          Aree geografiche.
          La miglior performance di fatturato viene registrata al Sud, che realizza un incremento del 4,6% anno su anno, sintesi di aumenti superiori ai due punti percentuali sia nelle quantità vendute sia nel costo della spesa (+2,5%). Simili i risultati del Centro: i prezzi salgono oltre il 2,5% su base tendenziale, ma le quantità crescono a un ritmo vicino al 2% rispetto al V bimestre 2005. Al Nord i tassi di incremento del giro d’affari sono meno sostenuti, ma pur sempre vicini al +3,5% su base tendenziale.

            Il maggior incremento delle vendite si riscontra in Campania, dove il risultato tendenziale dei reparti non alimentari (tessile, abbigliamento, bazar ed elettrodomestici) spinge la performance complessiva. Bene anche per Sicilia e Calabria (+4,2% e +5,7%), entrambe interessate da tassi di crescita dell’aggregato altro non alimentare superiori al 7%. Questo reparto merceologico sostiene anche il risultato delle vendite in Puglia (+2,8%), mentre in Sardegna l’incremento delle vendite (+3,7%) è sostenuto esclusivamente dai prodotti del largo consumo confezionato (Lcc). Al Centro, Lazio e Umbria presentano ritmi di sviluppo superiori al 5%. In Toscana la crescita del giro d’affari è del 3,2%, mentre le Marche sono l’unica regione in cui le vendite rimangono sui livelli dei 12 mesi precedenti. E se in Emilia Romagna tutti gli aggregati merceologici presentano tassi di incremento del giro d’affari superiori al 5%, in Trentino-Alto Adige e Veneto (rispettivamente +5,8% e +3,2% anno su anno) le vendite sono sostenute quasi esclusivamente dal reparto Lcc. Nel Nordovest spicca la Liguria, dove le vendite subiscono un aumento del 4,1%, sostenuto da un incremento nei reparti tessile, abbigliamento, bazar ed elettrodomestici. Decisivo il risultato di questo aggregato merceologico anche per la Lombardia (+3,5%). In Piemonte, invece, la crescita del fatturato (+2,8%) è spinta dai prodotti del Lcc.

              Il costo della spesa per reparto.
              Tutti i raggruppamenti merceologici del Largo consumo confezionato (che comprende drogheria alimentare, bevande, freddo, fresco, cura degli animali, cura della casa e cura della persona), a eccezione dei prodotti della catena del freddo, subiscono aumenti. Infatti, i prezzi dei prodotti alimentari presentano complessivamente un aumento del 2,3%. Al contrario decelera l’andamento del costo della spesa per le bevande (+1,6% su base tendenziale). Stabile la dinamica dei prodotti freschi, i cui prezzi di vendita crescono a ritmi vicini al punto percentuale da inizio anno. L’unico segno negativo si riscontra nel costo della spesa del reparto del freddo, per il quale si evidenzia una contrazione meno incisiva rispetto a quanto registrato nel bimestre precedente, pari al -0,3% su base tendenziale. Nel segmento non alimentare, i prodotti per la cura della persona, con un aumento di quasi mezzo punto percentuale, presentano una dinamica stabile sin da inizio anno. Gli articoli per la cura della casa mostrano un’accelerazione in maniera costante e realizzano, rispetto al V bimestre 2005, un incremento del 3%.