“Gdo” Commesse alla catena e pagella a fine mese

30/10/2006
    domenica 29 ottobre 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

      Commesse alla catena e pagella a fine mese

        Succede alla Lidl, supermercati tedeschi: bassi prezzi sulle spalle dei lavoratori

          Tutto � richiesto
          dalla pulizia dei bagni
          allo scarico merci
          E le ore straordinarie
          non vengono pagate

            di Luigina Venturelli/ Milano

            TERZO MONDO Il clima di terrore tra le lavoratrici fa pensare alle peggiori situazioni di sfruttamento del terzo mondo, ma si tratta della catena di discount pi� diffusa nella civilissima Europa: cassiere cronometrate perch� sbrighino un cliente al minuto, ispezioni personali e nelle automobili private per scongiurare il sospetto di furti, pagelle di fine mese con tanto di voti sulla produttivit�, assistenti che si fingono ladri per testare la pronta reazione delle addette, telecamere nascoste nei magazzini. Alla Lidl – colosso tedesco della grande distribuzione a basso costo, presente in 23 Paesi del vecchio continente con oltre 7.500 punti vendita – non � solo prassi. � precisa strategia aziendale, inculcata alle nuove leve dirigenti nei corsi di formazione studiati appositamente per insegnare in che modo impedire la formazione di rappresentanze sindacali e usare �il conflitto come opportunit�.

            Cos� si spiega la competitivit� dei supermercati in questione: vendere i propri prodotti a prezzi pi� bassi dei concorrenti facendo pagare la differenza ai propri dipendenti. Non pagare le ore di straordinario facendo sentire inadeguati i lavoratori, costringerli a svolgere qualsiasi mansione, dalla pulizia dei bagni allo scarico merci, e sottoporli a continui ricatti � la lucrosa filosofia aziendale che nel 2005 ha fatto chiudere ad oltre 40 miliardi di euro il fatturato di gruppo.

            Non fa eccezione l’Italia, dove Lidl � presente con 400 supermercati ed oltre 6mila dipendenti, per l’80% donne con contratti part-time da 600 euro al mese. �L’impatto con la Lidl � stato traumatizzante fin dal primo minuto – racconta Felicita Magone, da 14 anni addetta al supermercato di Albenga (Savona) – quando a me e alle altre candidate chiesero d’imparare a memoria i codici di duecento prodotti per poter essere pi� veloci alle casse. Nel periodo di addestramento il clima era da campo di concentramento e i ritmi erano pazzeschi, anche quattordici ore di lavoro massacrante senza il tempo di mangiare un panino. Dovevamo aprire i cartoni con le mani nude, cos� che dopo pochi giorni erano gonfie come panettoni. Risparmiavano all’osso sulla nostra pelle�.

            Eppure Felicita ha tenuto duro, doveva farlo �con un bambino piccolo da allevare e nessun altro lavoro part-time all’orizzonte�. Non a caso l’azienda (che ha il turn over pi� alto d’Europa) assume soprattutto donne con figli piccoli e persone poco qualificate, ovvero le tipologie di lavoratori maggiormente ricattabili. Ha superato l’addestramento, ma per scoprire che �la pressione psicologica alla Lidl costituisce la normalit�. Continui rimproveri e insulti, assenza di pause per mangiare e persino per andare in bagno, mobbing ed insinuazioni su possibili ammanchi di cassa. Nella catena tedesca si lavora anche in assenza delle pi� elementari norme di sicurezza: �Ci costringevano ad arrampicarci su gabbie metalliche alte due metri e mezzo – continua Felicita – dove dovevamo saltare per pressare i cartoni col peso del corpo. Solo di recente hanno acquistato una pressatrice, ma i locali restano inadeguati: tutto � stipato in un unico spazio, magazzino, servizi igienici, armadietti, nessuno spogliatoio�.

            In un quadro generalizzato di soprusi e negazione dei pi� elementari diritti dei lavoratori, non stupisce che le relazioni sindacali siano inesistenti. �Sono del tutto superflue� � la versione ufficiale del gruppo, tanto che il primo punto vendita che os� fare una giornata di sciopero, quello di Kalw nel sud della Germania, fu chiuso nel giro di poche settimane. �Dopo aver rotto le trattative sul contratto integrativo nel 2003 per il totale ostruzionismo dell’azienda – spiega Lori Carlini, segretaria nazionale della Filcams Cgil – � stato impossibile riprendere i contatti. Alle richieste d’incontro non riceviamo nemmeno risposta e il diritto d’informativa alle organizzazioni sindacali � completamente disatteso. La sindacalizzazione � molto difficile, anche perch� in ogni negozio lavorano al massimo nove persone, ovviamente sotto organico. Ma il fermento sta crescendo, i lavoratori stanno diventando pi� consapevoli e non vogliono pi� farsi sfruttare�.

            Merito, soprattutto, di due ricerche pubblicate nel 2004 e nel 2006 – Il libro nero della Lidl in Germania e Il libro nero della Lidl in Europa – realizzate dal sindacato tedesco del commercio, che hanno squarciato il muro di silenzio che vigeva intorno ai soprusi sui lavoratori. In seguito sono nati su internet numerosi blog che i dipendenti usano per fare rete fra di loro e che sindacati ed attivisti dei diritti umani utilizzano per portare lo scandalo a conoscenza dell’opinione pubblica. In Italia tra i primi a sfogarsi � stato Emanuele D., assistente di 32 anni, con una lettera pubblicata sul blog di Beppe Grillo, che ha dato il via a numerosi messaggi provenienti dai discount di tutta Italia. Comunicazioni che hanno posto le basi per due interrogazioni parlamentari recentemente presentate in materia (Fabio Giambrone dell’Italia dei Valori e Roberto Salerno di An).