“Gdo” Carrefour prova a cambiare passo

09/03/2007
    venerdì 9 marzo 2007

    Pagina 41 – Finanza & Mercati

    Retail. Margini sotto pressione

      Carrefour prova a cambiare passo

        Attilio Geroni

        PARIGI
        Dal nostro corrispondente

          Che cosa succederà a Carrefour dopo l’ingresso di Bernard Arnault assieme al fondo americano Colony Capital? La domanda ha sucitato mlle risposte, a conferma di quanto sia fluida la situazione nel secondo gruppo mondiale della grande distribuzione. Ieri nel rendere noti i risultati del 2006 l’amministratore delegato, lo spagnolo Jose Luis Durand, ha detto che la strategia non cambia e che soprattutto il patrimonio immobiliare – secondo molti al centro dell’interesse dei nuovi investitori – non è alienabile.

          L’anno scorso Carrefour ha registrato un utile netto in aumento del 3,3% a 1,86 miliardi di euro, escludendo i proventi straordinari della vendita di una filiale coreana, sostanzialmente in linea con le stime degli analisti. La crescita delle vendite in Asia e America Latina ha compensato la forte erosione dei margini in Francia: «Le catene alimentari al dettaglio sono caratterizzate nei mercati maturi dell’Europa da bassa crescita e deflazione», sostiene la società in un comunicato. Durand punterà ancor di più sui mercati emergenti, con nuove aperture previste in Cina (10 quest’anno), Indonesia, Turchia, Brasile, Polonia e Russia, mentre con l’India la ricerca di un partner è a buon punto e una decisione dovrebbe essere presa «nei prossimi mesi».

          Basteranno queste linee guida per soddisfare i nuovi azionisti, che assieme detengono circa il 10% del capitale? Chi conosce il temperamento di Arnault giura che il patron di Lvmh vorrà essere quanto prima parte attiva nella gestione dell’azienda, probabilmente cominciando a chiedere delle poltrone in consiglio d’amministrazione. Il patto Arnault-Colony è il secondo azionista di Carrefour, dietro alla famiglia Halley che ancora detiene il 13% del capitale, pari al 20% dei diritti di voto.

          Molto dipenderà dagli Halley, al ponte di comando del gruppo dal 1999 in seguito alla fusione tra Carrefour e Promodès, quest’ultima fondata da Paul-Louis Halley, morto nel 2003 in un incidente aereo (già questa fusione nacque in seguito al timore che una delle due società potesse essere acquistata da Wal-Mart). I problemi odierni di Carrefour nascono anche dall’integrazione delle due società, alla quale si sono aggiunti la rapida erosione dei margini in Europa, soprattutto sul mercato francese e in una fase congiunturale negativa all’inizio del millenio, e la concorrenza sempre più agguarrita degli hard discount. Ai nuovi azionisti e al potenziale acquirente spetterà il difficile compito di rivedere un modello di business che per circa quattro decenni è stato esportato con successo in tutto il mondo (il gruppo è presente in 29 Paesi con 12mila supermercati, propri o in franchising). Era il 1963 quando i soci fondatori, Marcel Fournier e Denis Defforey, freschi di un seminario negli Stati Uniti tenuto dal guru della grande distribuzione Bernard Trujillo, tornarono in patria con l’idea dell’ipermercato: grandi spazi, grandi parcheggi ed estrema varietà dell’offerta, il primo vide la luce a Saint Geneviève des-Bois, nell’Essonne. Un modello rivoluzionario che oggi non basta più per crescere come vorrebbero i fondi d’investimento.