“Gdo” Carrefour batte Wal-Mart alla cassa

30/03/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 26 marzo 2007

      Pagina 26 – Finanza

      Duelli Le due più grandi catene di distribuzione si sfidano con modelli diversi, ma per tutte e due il futuro si gioca tra i nuovi consumatori

        Carrefour batte Wal-Mart alla cassa

          Oggi la lotta per il controllo del colosso francese seduce il mercato. E nei Paesi emergenti…

            di Maria Teresa Cometto

            Meglio fare shopping di azioni con Wal-Mart o con Carrefour? I due giganti dei supermercati, il numero uno e due al mondo, sono al centro di molta attenzione. Nel medio-lungo termine il loro destino si gioca sui mercati emergenti, dove si stanno facendo una serrata concorrenza: in India, per esempio, stanno entrambi siglando accordi con operatori locali per cavalcare la crescita stimata del 25% l’anno del business della grande distribuzione. Nel breve termine il titolo più caldo è Carrefour, perché oggetto delle mire di un gruppo di investitori franco-americani capeggiato dal magnate del lusso Bernard Arnault. Ma c’è anche chi spera che il 2007 sia l’anno della rimonta in Borsa di Wal-Mart, reduce da cinque anni di performance negativa: a credere nelle sue potenzialità di ripresa è fra gli altri il saggio di Omaha, Warren Buffett, che tiene un pacco di titoli Wal-Mart da circa 920 milioni di dollari nel portafoglio della sua holding Berkshire Hathaway.

            Voci di un possibile take-over di Carrefour a dire il vero circolano da parecchio tempo, perché è nota l’insoddisfazione della famiglia Halley, azionista di controllo (13% delle azioni e 20% dei diritti di voto) verso le strategie del management. Secondo alcune indiscrezioni avrebbe più volte cercato di vendere la sua partecipazione a fondi d’investimento sulle piazze di Parigi e Londra. Nel 1999 gli Halley avevano venduto la loro azienda, la catena di negozi Promodes, a Carrefour diventandone i soci più importanti. L’aggregazione era stata letta come difesa da Wal-Mart e dal suo ingresso sul mercato europeo, in Gran Bretagna (dove tuttora opera con il marchio Asda) e in Germania (da cui ha già peraltro deciso di ritirarsi).

            Dal 2000 Carrefour ha allargato le sue operazioni in una trentina di Paesi in tutto il mondo (è stata la prima catena ad aprire in Cina) contro la dozzina in cui è presente Wal-Mart; ma cercando più le dimensioni che la redditività, ha contemporaneamente perso valore in Borsa. La famiglia Halley ha ora cacciato il presidente di Carrefour Luc Vandevelde. E intanto il francese Arnault (Lvmh) con il gruppo americano di private equity Colony capital (specializzato nell’immobiliare) e con l’hedge fund (sempre Usa) Tpg-Axon ha annunciato di aver rastrellato il 9,8% delle azioni. Faranno un’Opa (Offerta pubblica d’acquisto) sull’intera società? Secondo la maggioranza degli analisti è improbabile, per le dimensioni dell’operazione, ma soprattutto – spiegano a Citigroup, che ha abbassato il giudizio sul titolo da «tenere» a «vendere» – per le difficoltà politiche che incontrerebbe, proprio nel mezzo della campagna presidenziale francese.

            L’ipotesi più realistica è che i nuovi azionisti – che hanno già chiesto due posti nel prossimo consiglio di amministrazione – spingano per la vendita del patrimonio immobiliare, pari a 15-20 miliardi di euro. Una tecnica già adottata da altre catene commerciali: vendere gli immobili dei negozi, le cui quotazioni oggi sono ai massimi, ma restarci con un leasing; lo scambio dovrebbe creare valore per gli azionisti. Ma questo non risolverebbe i problemi del business centrale di Carrefour, che da anni perde terreno sul mercato francese per la concorrenza dei discount.

            I problemi politici di Wal-Mart sono invece di altro genere: negli Usa è il costante bersaglio dei sindacati, dei Verdi e dei No-global per come tratta i dipendenti (bassi salari e benefit), per come i suoi mega-mercati sconvolgono l’urbanistica e per il «non equo» commercio nel Terzo Mondo. Ma è amata dai milioni di clienti di ceto medio-basso che guardano più al borsellino che al resto. Se questa fetta di pubblico è consistente negli Usa, lo è ancor di più nei Paesi emergenti. Wal-Mart de Mexico, per esempio, è diventata il primo datore di lavoro in Messico e la più grande catena di supermercati di tutta l’America Latina. Ed è proprio sull’espansione nei nuovi mercati che punta il presidente e amministratore delegato H. Lee Scott, a fronte di una crescita sempre più lenta negli Usa. La strada è quella giusta, secondo il sito cult degli investitori americani The Fool, che dichiara Wal-Mart «la miglior azione del settore commercio per il 2007».

            E spiega come la filosofia del fondatore Sam Walton (i cui eredi controllano ancora il 40% circa del capitale) si sposi perfettamente con le esigenze dei consumatori del Terzo Mondo. «Diciamo che compro una cosa a 80 centesimi – scrive lo stesso Sam nelle sue memorie Made in America -. Se le metto il prezzo di 1 dollaro, posso venderne tre volte di più che se il prezzo fosse 1 dollaro e 20 centesimi. Guadagno solo la metà dei profitti per ogni pezzo, ma i profitti totali sono molto più alti». Wal-Mart continua a seguire la stessa strategia, risparmiando sui costi grazie all’efficiente logistica, ai rapporti di forza con i fornitori, al trattamento spartano dei dipendenti e passando parte dei risparmi ai consumatori. Per ora Wall Street non l’apprezza, ma con un valore di Borsa di solo 14,6 volte gli utili dovrebbe interessare gli investitori value.