“Gdo” Caprotti in trincea

23/10/2006
    sabato 21 ottobre 2006

    Pagina 17 – Economia e Finanza

    SUPERMERCATI IL PADRE-PADRONE DEL GRUPPO COMPRA PAGINE DI GIORNALE PER SMENTIRE LE VOCI DI CESSIONE

    Caprotti in trincea:
    �Esselunga? Mai alle Coop�

      Armando Zeni

      MILANO
      Un’inserzione di mezza pagina per dire che le Coop, le odiate cooperative, non avranno l’Esselunga. Per dire che la politica � bene che resti fuori dalle scelte imprenditoriali, anzi, che non se ne occupi proprio e non si presti al gioco di chi vorrebbe camuffare dietro un’improbabile difesa dell’italianit� del settore le proprie strategie di espansione.

      Duro, durissimo il comunicato firmato Esselunga, se non scritto certo dettato dal padre-padrone del gruppo, Bernardo Caprotti. Arrabbiato, peggio, indignato, dice chi lo ha visto e sentito in questi giorni, per l’attacco mediatico contro l’azienda da lui fondata negli Anni 50 (anche con un finanziamento di Nelson Rockefeller) e che oggi ha il 9% nel settore supermercati e ipermercati, ha fatturato 4,4 miliardi nel 2005 con 130 punti vendita e 15 mila dipendenti. Una settimana fa � riapparsa la voce, non nuova, di una possibile cessione di Esselunga all’inglese Tesco. E fin qui pazienza, visto che il futuro per un gruppo di propriet� di un signore che di anni ne ha compiuti 81, che due anni fa ha ripreso dal figlio Giuseppe la guida della societ�, che durante l’estate si � ricomprato parte delle quote della capogruppo Supermarkets dopo averne scorporato (ne La Villalta) il patrimonio immobiliare, � un futuro tutto da decidere ma immaginabile: o finisce in Borsa con un’azionariato che Caprotti sogna diffuso tra investitori istituzionali, operatori del settore, fornitori, dipendenti, clienti, oppure finisce in mano a un concorrente: non a Tesco, con cui i rapporti dicono non siano buoni, e nemmeno ad Asda, controllata da Wal-Mart, ma semmai ai belgi della Delhaize. Possibile. Ma che per condizionare le strategie di Esselunga si sia messa di mezzo la Coop pronta, dopo le voci (smentite) su Tesco, a candidarsi come campione nazionale (�siamo pronti a fare la nostra parte�) e trascinandosi appresso il ministro Paolo De Castro (�faremo di tutto perch� Esselunga resti italiana�), questo a Caprotti � andato di traverso. E ha voluto precisare a modo suo, con un’inserzione a pagamento, come gi� aveva fatto sette anni fa per comunicare il suo no al ridimensionamento di Linate a favore di Malpensa: Coop, ha fatto scrivere questa volta Caprotti, �� un’azienda inconciliabile e incompatibile� con Esselunga, i modelli industriali, commerciali, logistici �sono differenti�, diversi �sono i valori che ispirano le persone�.
      Insomma, il disegno Coop, �mascherato da difesa dell’italianit�, per �eliminare il concorrente pi� temibile, la catena di supermercati che ha i prezzi pi� bassi d’Italia�, non passer�. Parola di un imprenditore con di fronte a s� il dilemma amletico di cosa fare di Esselunga in futuro: quotarla? Forse. Venderla? Magari. Ma mai alle Coop, mai.