Gdo 5″ Benzina, la liberalizzazione che ancora non c’è

28/09/2004

            lunedì 27 settembre 2004

            Il caso

            Benzina, la liberalizzazione che ancora non c’è
            Non basta una legge: agli iper (Auchan, Carrefour, Conad), che puntano a distribuire carburanti, l’accesso al mercato è negato

            La benzina distribuita negli ipermercati a prezzi scontati? Un progetto vicino alla realtà eppure irraggiungibile. Al punto che le associazioni delle imprese della grande distribuzione l’hanno messo sul piatto della bilancia nel confronto con il governo: blocchiamo i prezzi fino al 31 dicembre – hanno detto – ma in cambio oltre alla flessibilità nel lavoro chiediamo ci venga data la possibilità di distribuire alternativamente alle compagnie petrolifere il carburante in Italia.

            A dirla così sembra facile. Ma ci sono di mezzo mille resistenze e una legge. Una di quelle norme nate per ottenere un risultato e che all’atto pratico ottengono effetti del tutto contrari. La legge n.32, dell’11 febbraio 1998 («Razionalizzazione del sistema distributivo dei carburanti»), si proponeva di ottenere una liberalizzazione guidata della vendita dei carburanti in Italia, allargando la possibilità di vendita dalle otto principali compagnie operanti sul mercato italiano ad altri operatori, in primis chi opera nella grande distribuzione.

            L’effetto della legge 32 e della successiva modifica del titolo quinto della Costituzione, condite con l’intraprendenza delle Regioni, hanno portato a un risultato opposto alle attese: oggi aprire un distributore di carburante è quasi impossibile, visto il reticolo normativo esistente che varia, oltretutto, da regione a regione. Così la posizione oligopolista degli operatori storici (Eni con Agip e Ip; Esso, Erg, Kpi con Q8, Shell, Tamoil, Api e Total-Fina) è risultata rinforzata da un fuoco di sbarramento che si concretizza con una infinità di norme, talvolta in contrasto tra loro. Secondo Giovanni Mazza, responsabile progetto benzina per Auchan, gruppo Rinascente, i candidati a entrare sul mercato si trovano a misurarsi «con norme complesse e differenti da regione a regione, al punto che la nostra volontà di entrare massicciamente in questo mercato ci porta a confrontarci con 19 normative pressoché regionali differenti: viene da dire che, per fortuna, in Val d’Aosta e in Abruzzo non siamo presenti…».


            Sarebbe solo un problema legato al business se non si riflettesse sulle tasche dei consumatori. «La mancanza di efficienza – dice Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Conad, la Cooperativa nazionale dettaglianti che conta di aprire in Toscana a fine novembre il primo di una serie di distributori a marchio proprio – si riflette immediatamente sul livello dei prezzi. Se aprire nuovi spazi di vendita comporta rispettare norme contraddittorie è difficile pensare all’efficienza. Invece è proprio con maggiore efficienza che è possibile abbassare il livello dei prezzi dei carburanti. Quello che noi chiediamo è una normativa chiara e univoca».


            Per ora i distributori di carburante ad insegna non petrolifera sono quattro in Italia, mentre in Francia il Paese più avanzato in Europa sul fonte della liberalizzazione della rete distributiva sono – secondo dati Ufip relativi al 2002 – 4.570, praticamente un terzo del totale. In Italia, invece ce ne sono tre a marchio Carrefour (a Nichelino, Portogruaro e Massa Carrara) e uno a marchio Auchan a Bussolengo. A questi si aggiunge un impianto ex Agip ora gestito dalla Coop a Sesto Fiorentino e quello che Conad conta di aprire rapidamente in Toscana. Nel complesso poco, con un impatto insignificante sulla realtà nazionale.


            Eppure i margini ci sono, sia per creare vantaggi al distributore sia per il consumatore, che potrebbe risparmiare almeno 5 centesimi al litro. «Noi – continua Mazza – gestiamo l’impianto di Bussolengo da un anno e siamo molto soddisfatti: abbiamo quasi triplicato i volumi erogati rispetto a prima della nostra gestione. Il progetto è quello di avere un impianto di proprietà in ognuno dei nostri 38 centri commerciali, ma siamo ancora lontanissimi dall’obiettivo e non per colpa nostra. L’attuale assetto del mercato rende difficile l’accesso di nuovi competitor, anche se le recenti dichiarazioni del governo lasciano spazio all’ottimismo verso una cauta liberalizzazione».
            Conad, forte anche della collaborazione con i francesi di Leclerc si dice pronta ad aprire 40 impianti non appena le resistenze oligopoliste verranno a cadere. «Vogliamo impianti nuovi, moderni – dice De Berardinis – funzionali a chi viene da noi a far la spesa e vuole risparmiare anche sul pieno di benzina».


            Difficile pensare a strade alternative. Anche perché rilevare gli impianti esistenti comporta investimenti consistenti. Cifre importanti, come quelle che l’Eni vuole per la rete Ip, la cui messa in vendita è stata confermata la scorsa settimana. Per i 3 mila impianti che un tempo sponsorizzavano la nazionale italiana di calcio e che valgono circa l’8% dell’erogato in Italia la richiesta si aggira sui 150 milioni di euro.
            In lizza per l’acquisto della rete Ip ci sono i retisti indipendenti che fanno capo all’Assopetroli di Enrico Risaliti, ma anche l’Api di Aldo Brachetti Peretti, Erg, Tamoil e Q8. «Noi – conclude De Berardinis -? Non siamo interessati all’acquisto. Il nostro lavoro è un altro ed è altro quello che chiediamo: fateci aprire e gestire gli impianti all’interno delle nostre aree commerciali».

            Stefano Righi