“Gdo 2″ Carrefour, la star dei supermercati

13/09/2004


            LAVOLTA DEI BENETON /EI
            sezione: sabato 11 settembre 2004 – pag: 4
            GRANDE DISTRIBUZIONE, PICCOLI AFFARI
            Carrefour, la star dei supermercati
            Il colosso francese chiude una buona semestrale Ma i consumi ristagnano Italia territorio di conquista per i gruppi stranieri Ifil decide per il disimpegno

            Pietro Balducci

            I portafogli sono leggeri, la paura di spendere è tanta e i governi si danno da fare per controllare i prezzi al consumo. Non è che sia proprio un bel momento per le società europee della grande distribuzione. L’aumento del prezzo del petrolio ha fatto lievitare i costi di produzione di molti beni di largo consumo, ma i grandi gruppi del settore non riescono a trasferire del tutto questi maggiori costi al consumatore, pena la perdita di quote di mercato. E poi c’è la concorrenza sempre più forte degli hard discount, che nel ’91 al 2003 hanno raddoppiato la quota di mercato nell’Europa continentale, passando dal 4,5% al 9,1%. Succede in Italia, succede in Francia, succede in Gran Bretagna. Dovunque è la stessa cosa, almeno in Europa.

            Il quadro, apparentemente, è fosco. Ma nelle ultime settimane il settore della grande distribuzione sembra avere dato segni di una ritrovata vivacità. Carrefour, il gigante francese numero due al mondo dietro l’americana Wal-Mart, ha annunciato agli inizi di settembre che i profitti del primo semestre sono aumentati del 12,6% a 531 milioni di euro, mentre le stime degli analisti indicavano in media 514,3 milioni. Non solo. Il gruppo francese ha anche confermato che l’eps 2004 crescerà a doppia cifra, che le vendite nel secondo semestre aumenteranno come previsto, che procederà a un buy-back del 3-5% del capitale e che venderà asset per un miliardo di euro per accelerare la crescita. Tutto queste notizie sono piaciute molto alla comunità finanziaria, tant’è che il titolo ha ricominciato a salire e che gli analisti si sono messi a rivedere al rialzo le stime. Nella prima settimana di settembre Citigroup ha aumentato il target price da 36 a 41 euro, modificando il giudizio da «sell» a «hold». Stesso discorso per JP Morgan, che ha migliorato il rating da underperform a neutral e il target price da 38 a 42 euro, mentre Goldman Sachs ha spiegato che la buona notizia non sono gli utili migliori delle attese, ma che non c’è stato il profit warning che molti paventavano. «Abbiamo ricomprato Carrefour dopo gli ultimi risultati» ha commentato Gianluca Follador, gestore per healthcare e consumi non ciclici di Bpm gestioni. «La società è ben gestita e ha margini elevati, anche se non posso nascondere che ci sono alcuni rischi che vanno ben valutati. La maggior parte degli utili del gruppo arrivano infatti dalla Francia, dove la quota di mercato di Carrefour è diminuita nel comparto degli ipermercati e dove le pressioni del governo per tenere i prezzi sotto controllo sono particolarmente forti». Meno ottimista è invece Luca Fi nà, gestore azionario Europa di Bnl. «La propensione al consumo nel settore è bassa, gli hard discount conquistano sempre più quote di mercato e la concorrenza degli specialist retailer, le catene specializzate in prodotti specifici, è sempre più serrata. Non sono molto ottimista sulle prospettive borsistiche del comparto della grande distribuzione. Anche se gli ultimi risultati di Carrefour sono stati soddisfacenti, il titolo del gruppo francese ha un p/e di 14 sugli utili 2004. Mi sembra ancora troppo cara». Se le valutazioni su Carrefour non sono entusiastiche, c’è un titolo europeo in questo settore che ha dato grandi soddisfazioni agli investitori, visto che il titolo in un anno ha guadagnato circa il 66%. La società è belga, si chiama Colruyt e capitalizza in borsa 3,8 miliardi di euro, ha un margine operativo di oltre l’8% e un roe di quasi il 57%. Una sorta di mosca bianca in un settore che vive grandi difficoltà. «E’ una società su cui abbiamo investito qualche mese fa e che ci dato grandi ritorni» spiega Follador di Bpm Gestioni. Colruyt ha un business model molto particolare, un ibrido di supermarket, cash & carry e hard discount. Offre prezzi mediamente del 5-6&% inferiori alla concorrenza, nei suoi supermercati sono in vendita circa 7mila diversi prodotti contro i mille della concorrenza e ha un sistema di information technology molto sviluppato per i prodotti food, che gli ha permesso di conquistarsi anche una clientela di carattere professionale, come operatori della ristorazione, hotel, dettaglianti e gruppi di acquisto. Risultato: Colruyt continua a crescere, nostante la fortissima concorrenza di Carrefour proprio in Belgio. «Il titolo è scambiato sui 108 euro, un anno fa ne valeva 65. La società mi sembra adesso pienamente prezzata» conclude Follador. «Il problema di Colruyt, semmai, è quello di investire l’enorme cassa che è riuscita ad accumulare». Deutsche Bank ha stimato che i profitti netti di Colruyt dovrebbero crescere a una media del 10-12% nei prossimi tre anni. Abbastanza per tenere questo titolo ancora sotto i riflettori.