“Gdo 1″ Quel «retail» che fa gola agli stranieri

13/09/2004


            LAVOLTA DEI BENETON /EI
            sezione: sabato 11 settembre 2004 – pag: 1

            GRANDE DISTRIBUZIONE, PICCOLI AFFARI
            Quel «retail» che fa gola agli stranieri
            di Marco Liera
            Apparentemente, il settore della distribuzione non è uno di quelli che giustificano grandi investimenti. I consumi delle famiglie, che sono il motore del comparto, crescono a tassi reali modesti (l’1% nel 2003, l’1,5% nel primo semestre 2004, l’1,4% la stima per l’intero anno). Per il futuro, secondo il rapporto annuale Coop elaborato da Prometeia, la crescita dei consumi appare vincolata a un clima di fiducia delle famiglie in calo costante da tre anni (era 122,7 nel 2001 contro il 100,1 attuale) e da una dinamica non brillante del reddito disponibile. Quest’ultimo dovrebbe crescere nel 2004 a un tasso simile a quello del 2003 (1,5%), per poi accelerare in un modo comunque insufficiente per recuperare i livelli degli inizi degli anni 90. Questo scenario poco attraente si deve però confrontare con la passione dimostrata dagli operatori stranieri nell’investire nel retail italiano. Secondo il Rapporto 2004 del Cermes-Università Bocconi, la quota di mercato delle catene estere in Italia (tra cui Carrefour, Rewe, Auchan e Metro) è passata in 12 anni dal 2,7% al 32,1 per cento. In realtà, gli stranieri sono mossi dalle potenzialità di efficientamento del commercio in Italia, che è ancora arretrato. Dal punto di vista dei ritorni attesi, quindi, l’interesse degli investitori esteri appare giustificato.

            Allo scopo, un test decisivo sarà rappresentato dai prezzi ai quali saranno chiuse le trattative per l’acquisizione dei big della distribuzione che sono sul mercato: Coin e, da questa settimana, Rinascente. Un esito, quello dell ’uscita di Ifil dalla vecchia «Rina», che era "sospettato" dal mercato fin dall’Opa del novembre 2002. Al termine della quale, in risposta ai gestori di fondi insoddisfatti dal prezzo dell’offerta, la controllante Eurofind (Ifil e Auchan) riconfermò che non era intenzione dei due soci di addivenire ad «una prossima trasformazione o modifica dell’assetto azionario». Dopo questa rassicurazione, Rinascente fu ritirata dal mercato a un valore di 1,8 miliardi di À al netto dei debiti.
            Ora — dopo un maxiconferimento di immobili per 860 milioni di € al lordo dei debiti a una joint-venture con Simon Property — si parla di una valutazione della sola parte alimentare di Rinascente di 1,5 miliardi. Vedremo a che prezzo si concluderà l’affare.
            Per avere una conferma dell’attrattività del business della distribuzione in Italia e del fatto che a Piazza Affari è meglio investire nelle holding che nelle società controllate operative.