“Gdo 1″ L’iper sconta la pigrizia degli italiani

30/03/2004

    del lunedì


    sezione: ECONOMIA
    data: 2004-03-29 – pag: 10
    autore: VINCENZO CHIERCHIA
    G RANDE DISTRIBUZIONE
    Dopo anni al galoppo le vendite sono in leggero calo mentre la produttività per metro quadrato è stabile
    L’iper sconta la pigrizia degli italiani
    Si fa largo il convenience store, cioè negozi di vicinato con superficie da minisupermarket
    L’ ipermercato frena, il supermarket tiene il passo, il superstore fa scintille, mentre si fa largo un nuovo modello di convenience store, ossia di negozio di vicinato ma con una superficie da minisupermarket, per i quali i big si sfidano a colpi di accordi e acquisizioni.
    Gli ultimi dati sulle vendite, elaborati da Information resources, indicano che gli ipermercati stanno perdendo terreno. Dopo anni di vendite al galoppo a febbraio i risultati sono stati praticamente piatti su base annua e il consuntivo consolidato degli ultimi 12 mesi segna un calo dello 0,1% per la vendita (in volume) di prodotti confezionati di largo consumo (grocery). I supermarket invece fanno registrare un progresso tra il 2,5 e il 3 per cento. Nel complesso — sottolinea un’indagine di Bain, curata da Marco Costaguta e Andrea Petronio — la grande distribuzione soffre un po’ in tutta Europa a causa di pesanti difficoltà sul fronte delle vendite, con un conseguente restringimento dei margini e delle performance. E mentre negli Usa il settore allunga il passo, le previsioni per l’Europa indicano una marcia a passo lento e sopratutto una massiccia concentrazione tra i gruppi.
    I big del settore — rileva l’analisi — stanno intanto investendo nella catena dei rifornimenti (supply chain) per migliorare nettamente l’efficienza, e nelle tecnologie avanzate per sviluppare l’efficienza di filiera e rilanciare i servizi al consumatore.
    Nel contesto europeo gli italiani — rileva l’analisi Bain — si contraddistinguono: il nostro Paese ha il tasso più elevato di persone oltre i 60 anni (24% contro il 20% in Gran Bretagna e 17% negli Usa), nella Penisola si fa la spesa un numero doppio di volte rispetto alla Francia, ma la spesa media è di 2,5 volte più contenuta. In Italia, inoltre, le regole sulla grande distribuzione sono le più rigide d’Europa.
    La produttività media per metro quadrato risulta più stabile per gli ipermercati (7.564 euro), ma cala per i supermarket (5.969) e le superette (5.049). Gli italiani fanno shopping almeno 250 volte l’anno, ma lo scontrino medio non raggiunge i 20 euro.
    Secondo l’indagine Bain la concorrena dei negozi discount e lo sviluppo di negozi di grandi dimensioni nei settori non alimentare portano a una crisi della funzione di alimentatori di traffico shopping da parte degli ipermercati. Semmai — rileva l’indagine — il modello che sta acquisendo spazio e risultati è quello dei superstore, ossia superfici di medio livello, posizionate in aree urbane e con una vasta offerta di prodotti a prezzi convenienti. Sotto osservazione poi anche le prospettive dei convenience store. I piccoli supermarket di quartiere si stanno evolvendo e puntano sempre di più su prodotti freschi, sui piatti pronti. Organizzati per momenti di consumo sono un terminale shopping sotto casa dei consumatori.
    E non è un caso che i big del commercio abbiano intensificato — usando anche l’arma del franchising — gli investimenti proprio in questa direzione. Così Carrefour ha sviluppato una vasta rete di Diperdì. Auchan-Rinascente sta accelerando sui vari modelli di Sma e Punto Sma. Conad ha sviluppato una strategia ad hoc per le piccole superfici. Coop investe sugli ipermercati ma cura molto anche lo sviluppo dei supermarket. Selex, Interdis e Sisa stanno rilanciano sul business della prossimità al consumatore.
    Del resto la sfida competitiva dei discount è sempre più aggressiva a a tutto campo. In Italia uno specialista europeo come il gruppo tedesco Lidl — ad esempio — è entrato tra i big spender della pubblicità e fa leva soprattutto sui prodotti non alimentari per creare traffico. La stagnazione dei consumi e del reddito familiare ha poi rilanciato molto negli ultimi mesi questa formula commerciale. Pur chiudendo in attivo — sottolinea l’Osservatorio Unioncamere — l’andamento delle vendite 2003 ha mostrato un trend in progressivo rallentamento dal +8,5% messo a segno nel primo bimestre al 6,2% registrato tra novembre e dicembre. La crescita della grande distribuzione — prosegue l’analisi Unioncamere — negli ultimi tre anni appare fortemente concentrata al Sud, dove si registra un aumento del fatturato del 25,8 per cento. Sardegna e Campania si confermano le regioni più dinamiche per la Gdo: il fatturato 2003 è cresciuto, rispettivamente, del 16,4% e del 16%; performance non particolarmente brillanti per Toscana (5,5%) e Piemonte (6%).