Gb, operai italiani sottopagati Sindacati: «Oltraggio»

20/01/2010

Subappalati e sottopaghe. A un anno dalle clamorose proteste degli operai inglesi contro i colleghi italiani, in Gran Bretagna scoppia un altro caso che mette gli uni contro gli altri. La Cnm, azienda italiana vincitrice di un subappalto presso la centrale elettrica di Staythorpe, Midlands orientali, è stata accusata di pagare la forza lavoro (per la maggior parte italiana) oltre 1000 sterline in meno rispetto all’accordo siglato tra il maggior sindacato britannico, Unite, e l’Alstom, l’azienda cui è stato assegnato l’incarico di costruire la nuova centrale.
La disputa rischia di creare nuove tensioni, e soprattutto di riaccendere la terribile questione «british jobs for british workers» esplosa esattamente un anno fa alla raffineria Lindsey nel Lincolnshire che vide al centro della protesta un’altra azienda italiana, la Irem, regolare vincitrice di una gara d’appalto per costruire nel sito un nuovo impianto ad alta tecnologia. Una commessa da 200 milioni di sterline, che aveva portato anche circa 300 tra operai e tecnici italiani a lavorare oltre Manica.
L’accusa da parte degli inglesi, era allora «ci rubate il lavoro», la protesta montò e dilagò in tutto il paese, e tutte le stazioni di servizio Total (proprietaria dello stabilimento) vennero boicottate.
Adesso,a far suonare il campanello d’allarme è stata la sentenza sulla revisione delle paghe chiesta dai sindacati. Che ha rivelato come tra aprile e dicembre2009 una media di 17 operai al mese sono stati pagati 1.300 euro al mese in meno rispetto ai loro colleghi britannici.
Unite ha chiesto che il contratto della Cmn sia rescisso. «Il fatto che questi lavoratori vengano sottopagati è un oltraggio», ha tuonato Les Bayliss, segretario generale di Unite.
«Queste rivelazioni – ha detto al Guardian – sono la prova che i lavoratori del settore avevano remore genuine. Alcuni operai impiegati a Staythorpe hanno perso migliaia di sterline che sono loro dovute. Unite non permetterà che i datori di lavoro la facciano franca, non rispettando gli accordi sottoscritti al di là della nazionalità dei lavoratori ». La centrale impiega oltre 2mila persone, molte delle quali sono ingaggiate da subappaltatori e provengono da paesi esteri.