Gastronomia, forza del Sud

13/05/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
112, pag. 15 del 13/5/2003
di Fabio Donfrancesco


Proposta di Federturismo e Federalimentare durante il CibusMed di Bari.

Gastronomia, forza del Sud

Insieme al turismo può rilanciare l’economia

Il matrimonio tra turismo e industria alimentare può generare processi di sviluppo socio-economico in tutto il Mezzogiorno. È questa la ricetta di Federturismo e Federalimentare, presentata di recente a Bari. L’obiettivo comune è di valorizzare le grandi risorse del territorio ancora poco sfruttate, o male, tramite iniziative di comarketing e promozione integrata del made in Italy, in grado di colmare il gap che separa i rispettivi ambiti operativi meridionali dal resto della penisola. ´Se l’eccessiva frammentazione dell’industria alimentare del Mezzogiorno rappresenta un limite, che ne frena lo sviluppo’, ha osservato Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare, ´può essere un’arma vincente sotto il profilo del turismo enogastronomico’. Dal canto suo, Giancarlo Abete, presidente di Federturismo, ha ricordato come ´l’industria alimentare e quella del turismo condividono un forte radicamento sul territorio, di natura culturale e produttiva, e rappresentato dei veri e propri cardini dello sviluppo nazionale e dell’immagine italiana nel mondo nella percezione dei turisti e degli operatori economici’.

Il sistema produttivo meridionale, secondo le due associazioni appartenenti a Confindustria, rimane caratterizzato da una integrazione modale e logistica insufficiente, che lo penalizza pesantemente. I trasporti e le infrastrutture sono degli elementi indispensabili per far crescere sia le aziende del turismo sia quelle del settore agro-alimentare. ´Il valore aggiunto espresso dall’agricoltura meridionale raggiunge il 40% di quello nazionale’, ha ricordato Rossi di Montelera, ´mentre il fatturato dell’industria alimentare del Sud supera di poco il 21%. La differenza tra queste due percentuali evidenzia la debolezza della filiera alimentare delle regioni meridionali’. Il concetto è stato ripreso subito dopo da Abete, il quale ha messo in evidenza come ´lo stesso turismo meridionale, benché in crescita, raggiunge target di presenze ancora insufficienti e ben inferiori rispetto alla potenziale capacità di accoglienza. Solo il 18,7% dei turisti italiani e stranieri arriva nelle strutture ricettive del Mezzogiorno’, ha detto Abete, ´a fronte del 29,6% nel Centro, il 34% nel Nordest e il 17,5% nel Nordovest. Il settore enogastronomico potrebbe fare da volano ai diffusi processi di sviluppo socio-economico che potrebbe innescare’.

Le due associazioni imprenditoriali hanno messo a punto un decalogo di interventi per valorizzare le risorse esistenti (tradizioni e patrimonio storico-naturalistico-alimentare meridionali). Innanzitutto, uno sviluppo integrato delle sinergie tra industria alimentare e turistica, che più di altre coniugano tradizione e innovazione. In secondo luogo, la valorizzazione dei contatti con il bacino del Mediterraneo e con l’area Nord europea per attività complementari. Poi, la realizzazione coordinata di iniziative di diffusione della conoscenza della gastronomia italiana, d’intesa con Enit e regioni, indirizzate ai paesi in procinto d’entrare nell’Unione europea. Infine, l’orientamento della programmazione negoziata (patti territoriali, contratti d’area e di programma) verso progetti di complementarietà turistico-alimentare.