Gardaland,65 Dipendenti In Mobilità

30/01/2013

E’ una fumata nera, quella uscita ieri mattina dalla Provincia dove si sono incontrati l’amministratore delegato Aldo Maria Vigevani, il direttore generale Enrico Santi e il responsabile risorse umane Giorgio Padoan di Gardaland, con i sindacalisti Riccardo Consolati Cgil, Cesare Ierulli Uil e Andrea Sabaini Cisl, alla presenza dell’assessore provinciale al Lavoro Fausto Sachetto e di una delegazione di lavoratori. L’incontro, purtroppo, ha aperto le porte al licenziamento di 65 dipendenti su un totale di 237 a tempo indeterminato. Per questi il parco divertimenti più importante d’Italia aveva avviato il 9 novembre la procedura di mobilità. Sindacati e azienda si erano incontrati anche la scorsa settimana in Provincia, per verificare le possibilità di raggiungere un accordo che si sperava venisse
sottoscritto ieri. Ma il confronto non ha «ammorbidito» le parti e, dopo un paio di ore, tutti hanno preso atto che era impossibile condividere una soluzione. «Non c’è stata scelta. L’azienda si é dimostrata non disposta a ritirare la mobilità, ovvero i licenziamenti. Ogni alternativa proposta è sfociata nell’uscita dei lavoratori e questo per noi era, ed é, inaccettabile», spiega Consolati, anche a nome di Ierulli precisando: «Abbiamo agito nel rispetto del mandato ricevuto dai lavoratori, ribadendo l’opportunità di ritirare la mobilità e attuare la cassa integrazione in deroga: in questo modo i lavoratori non avrebbero inciso come costi sull’azienda e conservato il posto di lavoro; e per tutti ci sarebbe stato un arco di tempo utile per valutare con più calma la situazione, anche in relazione all’andamento della prossima stagione e alla possibilità di attivare contratti alternativi come quelli stagionali.
Ma nemmeno su questa ipotesi c’é stata apertura: ne prendiamo atto con rammarico.
Molte aziende oggi in difficoltà e in situazioni ben più precarie di Gardaland», sottolinea il sindacalista della Cgil, «prima di licenziare attivano la cassa integrazione.
Una realtà così grande e strutturata sceglie di non farlo e propone prima la mobilità e
poi le valutazioni. Questa è la ragione del mancato accordo sul quale, ora, vedremo come
si muoverà l’azienda per poi valutare ogni iniziativa utile, anche in termini legali, per difendere
i lavoratori». Sabaini aggiunge: «Spero che il mancato accordo sia conseguenza di tecnicismi dovuti ai termini di scadenza della procedura. Lavorerò per evitare azioni unilaterali dell’azienda, cercando ogni possibile alternativa possibile». Ben diverso il punto di vista di Gardaland che, attraverso l’amministratore delegato commenta: «Gardaland ha riconfermato
la propria volontà di offrire a tutti i lavoratori coinvolti nella procedura di mobilità una concreta forma di salvaguardia lavorativa attraverso una ricollocazione nel proprio organico di personale
stagionale e attraverso un incentivo economico aggiuntivo, commisurato alle diverse
condizioni di ogni lavoratore. Questa proposta, pur complessivamente migliorativa
rispetto a quanto previsto da possibili ammortizzatori sociali, non é stata accettata dalle rappresentanze sindacali e quindi, nostro malgrado, non é stato possibile raggiungere un accordo. Gardaland ribadisce comunque la sua volontà di gestire questa situazione con il massimo senso di responsabilità». Sull’atteggiamento tenuto dalla società interviene anche
l’assessore provinciale Sachetto: «Capisco le esigenze dell’ azienda perché il periodo é difficile
e anche una realtà come Gardaland ha e avrà problemi. Malgrado ciò, mi rammarica
l’aver assistito all’impossibilità diun dialogo vero e chenon siano state prese in considerazione
concretamente soluzioni intermedi e come , appunto, l’attivazione di forme di ammortizzatori
sociali per prendere tempo, mantenendo in azienda i 65 lavoratori e vedere di ricollocarli nell’ambito delle assunzioni stagionali. Ci sono tante aziende, anche molto più piccole, che tentano ogni percorso prima di arrivare alla mobilità dei dipendenti. In questo caso, purtroppo,
non é stato così. A questo punto », dice l’assessore, «rivolgo all’azienda un ultimo invito:
alla luce della delicatezza del momento, non facciano partire le lettere di licenziamento
se non dopo la stagione turistica. È comunque chiaro che, nel bene e nel male, la palla é
nelle loro mani e se ne assumeranno la responsabilità. Licenziare adesso, quando c’erano
magari i termini per trovare una soluzione più concertata, non credo sia una buona cosa,
nemmeno per la loro immagine ».Sachetto conclude ringraziando «la sensibilità dei sindaci del
territorio che ho sentito in questi giorni e in particolare di Umberto Chincarini di Peschiera che si é già attivato per un fondo da mettere a disposizione della Provincia per la formazione di dipendenti eventualmente licenziati che abitano a Peschiera».•