Gardaland ceduta a un fondo americano

16/10/2006
    domenica 15 ottobre 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Parchi giochi addio,
    Gardaland ceduta a un fondo americano

      Blackstone, gi� titolare di Legoland e Merlin Entertainement, ha firmato un’intesa con l’attuale propriet� partecipata dal gruppo Bpvn

        Milano
        L’Italia rischia di diventare�colonia� anche nel redditizio business dei parchi giochi. Dopo Mirabilandia – finita definitivamente sotto il controllo di un gruppo estero passando lo scorso agosto agli spagnoli di Parques Reunidos – adesso tocca a Gardaland finire in mani straniere.

        Il pi� grande parco divertimenti a tema d’Italia passa agli statunitensi del fondo di private equity Blackstone, a conferma di come il fruttuoso mercato del divertimento continui a suscitare appetiti all’estero.

        L’operazione era nell’aria da tempo e non senza difficolt� il gruppo americano, che gestisce una trentina di queste cittadelle del divertimento, � riuscito a spuntarla mettendo sul piatto un’offerta che supererebbe i 500 milioni di euro.

        Il colosso finanziario Usa, gi� titolare di Legoland e Merlin Entertainement, ha siglato un memorandum di intesa con Andrea Bonomi di Investindustrial e Aletti Merchant (Gruppo Banca Popolare di Verona e Novara), comproprietarie del parco attraverso una catena societaria che ha per vertice il veicolo Cornel, di cui detenevano il 45 per cento a testa. A sua volta Cornel possedeva Theme parks holding (Tph) la societ� proprietaria del 90,8 per cento di Gardaland.

        E proprio sul parco di Castelnuovo del Garda – nato 31 anni fa e che oggi conta tre milioni di visitatori all’anno con un giro d’affari da 100 milioni di euro e un margine operativo lordo di circa 41 milioni di euro – si erano appuntate in passato le attenzioni del sultano del Dubai: attraverso Madame Tussauds, il museo delle cere londinese controllato dalla Dubai InternationalCapital del principe Mohammed bin Rashid Al Maktoum, erano stati avviati colloqui fin dall’ultimo scorcio del 2003 sulla base di un’offerta di circa 500 milioni di euro.

        Ma la proposta � stata sempre rinviata al mittente. �Gli affari vanno bene e quindi non abbiamo intenzione di vendere� – hanno spiegato fino a quest’estate i responsabili della societ� del marchio legato alla mascotte del drago Prezzemolo.

        Poi, le presunte difficolt� di gestione, e forse le tensioni con i soci di minoranza, avrebbero fatto cambiare idea ai vertici di Gardaland spingendoli a passare la mano a un esperto del settore. L’operazione – secondo fonti d’agenzia – sarebbe gi� stata notificata l’11 ottobre all’Antitrust che non avrebbe riscontrato ostacoli al piano di concentrazione dando tempo fino al 20 ottobre per la segnalazione di eventuali rilievi.

        Unica consolazione. Se molti gioielli italiani del business del divertimento prendono il largo, altri parchi tematici dal fatturato di tutto rispetto sembrano destinati a rimanere radicati in patria. Strutture come la riminese Italia in Miniatura dei fratelli Rambaldi e le riccionesi Aquafan, Oltremare e IMax controllate dalla societ� veronese Valdadige Futura, appaiono per ora immuni dal processo di concentrazione che sta caratterizzando il settore e determinate a ignorare l’interesse manifestato da grandi imprese internazionali.