Gardaland, bloccata l’offerta Tussauds

07/06/2004


        sezione: FINANZA E MERCATI
        data: 2004-06-05 – pag: 29
        autore: FABIO TAMBURINI
        Gardaland, bloccata l’offerta Tussauds
        MILANO • Si riaccende la saga di Gardaland. Improvvisamente Invest industrial, il fondo di private equity controllato da Andrea Bonomi, cerca e trova la mediazione per la vendita di Gardaland alla società britannica Tussauds Group valutandola circa 300 milioni di euro. Ma il gruppo dei soci di maggioranza si spacca e uno di loro prende tempo perchè è perplesso sull’opportunità di passare davvero la mano. Intanto è in pieno svolgimento l’arbitrato tra azionisti della società, che si scambiano accuse pesanti. Tanto che sono pronte a partire azioni di responsabilità preparate dall’avvocato Sebastiano Stufano, dello studio De Luca, che rappresenta una decina di azionisti, principalmente le famiglie Zanet e Pelucchi, artefici del fuoco di sbarramento con cui nei mesi scorsi è stato impedito il passaggio di Gardaland a Tussauds.

        Punto di partenza dello scontro in atto è l’incarico dato a Stufano di bloccare l’accordo raggiunto nel settembre 2003 dalla maggioranza di Gardaland con Tussauds, che prevedeva la vendita a 16,80 euro per azione, pari a una valutazione complessiva intorno a 250 milioni di euro. I soci di minoranza ritenevano che l’offerta fosse inferiore al valore di Gardaland. E coltivavano un sospetto. Secondo loro, gli azionisti di maggioranza che avevano fatto confluire i loro pacchetti nella società bolognese New leisure time puntassero a incassare un premio di maggioranza. Il sospetto è rimasto tale, ma ora c’è la certezza che Gardaland vale molto di più. Lo confermano le valutazioni di più banche d’affari che hanno preso contatto con gli azionisti di minoranza, tra cui spiccano Mcc e Ubm. Decisiva, in proposito, è l’offerta dell’Invest industrial, mobilitato dal vertice di Tussauds per trovare una via di uscita. Proprio Invest industrial, l’ex 21 Invest fondato a metà degli anni Novanta da Andrea Bonomi e Alessandro Benetton, che ha ceduto la partecipazione un paio di anni fa, è stato portatore di una seconda offerta della Tussauds intorno a 20 mila euro per azione, equivalente ad una valutazione complessiva di circa 300 milioni. Quanto è bastato a convincere i soci di minoranza raccolti intorno a Stufano. Poi, nei giorni scorsi, l’ultimo colpo di scena della saga di Gardaland: la famiglia Apostoli, a cui fa capo un pacchetto consistente di titoli (pari al 12-13% di Gardaland) tramite la partecipazione in New leisure time, ha fatto sapere che non è più convinta della scelta di vendere e può bloccare l’operazione ad una clausola dello statuto della stessa New leisure time. Il risultato è che l’inglese Tussauds non riesce a capire cosa stia accadendo. E gli azionisti di minoranza hanno dato via libera all’avvocato Stufano per procedere con le azioni di responsabilità.

        Nell’attesa l’arbitrato è in pieno svolgimento. Il collegio è formato dall’avvocato bolognese Francesco Galgano (che rappresenta gli azionisti di minoranza), dall’avvocato Franco Bonelli (per quelli di maggioranza) e dal presidente Vittorio Colesanti. I soci di maggioranza difendono la nascita della New leisure time spiegando tra l’altro, a pagina 14 della memoria presentata, «che il conferimento delle azioni Gardaland a New leisure time ha permesso di rendere l’acquisizione delle azioni stesse da Ubs (in precedenza azionista di Gardaland, ndr) fiscalmente efficiente, posto che il debito contratto per tale acquisto veniva trasferito in capo ad un soggetto Irpeg, rendendo così fiscalmente deducibili gli interessi passivi». Nella memoria di Stufano si sottolinea, a pagina 18, «la sistematica malafede» della controparte. La disfida continua.