Gama, due funzionari si difendono

01/06/2005
    mercoledì 1 giugno 2005

      Nuovi interrogatori per lo scandalo emerso dagli atti della bancarotta della società di ristorazione e catering
      di San Giovanni Lupatoto
      Gama, due funzionari si difendono
      I coinvolti nel filone genovese dell’inchiesta: «Non abbiamo mai avuto tangenti»

        «Abbiamo respinto ogni addebito e contestato l’accusa che si basa solo sulle dichiarazioni di Cararro»: è questo il commento degli avvocati Giuseppe Sciacchitano e Andrea Andrei, al termine dell’interrogatorio di Roberto Galiano, durato poco meno di un’ora. L’ episodio contestato a Galiano nell’ordinanza del gip Sandro Sperandio di Verona è infatti una presunta tangente di 7.500 euro. La «dazione» sarebbe stata confessata ai magistrati di Verona da Orazio Giuseppe Carraro, ex dipendente della Gama, la società di San Giovanni Lupatoto finita sotto inchiesta per presunti appalti truccati.

        «Siamo sicuri di aver chiarito», hanno aggiunto i legali, «la posizione del nostro assistito per cui abbiamo subito presentato istanza al gip di revoca della misura cautelare». Galiano è agli arresti domiciliari come gli altri quindici indagati. I suoi legali hanno sottolineato però che «per maggior tutela presenteremo la stessa istanza anche al tribunale del riesame di Venezia».

        Ed è durato poco meno di mezz’ora l’interrogatorio di Giovanni Francesco Cazzulo, direttore amministrativo dell’ospedale Galliera, agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in concorso. «L’accusa nei suoi confronti», hanno spiegato i difensori, avvocati Giovanni e Enrico Scopesi, «è di aver preso 5.000 euro per atti contrari al suo ufficio. Ma dagli atti non risultano tracce di questo passaggio di denaro».

        Anche Cazzulo è stato coinvolto nell’inchiesta dall’ex manager della Gama Orazio Giuseppe Carraro.

        Fu infatti Carraro a dichiarare ai magistrati di Verona di avergli consegnato 5.000 euro in contanti che gli sarebbero serviti per pagare il ricevimento del matrimonio della figlia tenutosi nel mese di giugno del 2001. Le dichiarazioni di Carraro sono state definite dai difensori inconsistenti e prive di ogni riscontro.

        Gli avvocati, al termine del breve interrogatorio in cui Cazzulo si è difeso da ogni accusa, hanno presentato istanza al gip di revoca della misura cautelare. I due legali hanno anche annunciato ricorso al tribunale del riesame di Venezia per annullare la misura restrittiva.
        Nel filone genovese dell’inchiesta del procuratore Guido Papalia è coinvolto anche Carlo Isola, attuale segretario del presidente della Regione Liguria e all’epoca dei fatti responsabile del settore appalti del Comune del capoluogo ligure.

        Isola, che deve rispondere di aver ricevuto da Carraro un assegno dell’ importo di 15 milioni e 800 mila lire, interrogato l’altro ieri, ha spiegato che si trattava del pagamento da parte di Carraro, suo amico d’ infanzia, di mobili e gioielli che erano appartenuti a sua moglie da cui aveva divorziato.

        Questa versione era stata data in un primo tempo ai magistrati anche da Carraro il quale successivamente aveva rettificato: «Per quanto riguarda il mio versamento a favore di Carlo, ad integrazione di quanto affermato in precedenza, la somma di lire 15.800.000, di cui vi ho accennato, è stata pagata per un importo probabilmente superiore a quello effettivo dei beni da me ricevuti».

        Carraro aveva anche spiegato: «Per la realizzazione del project financing mi sono avvalso di due collaboratori. La mia squadra era composta dal dottor Carlo Isola, dal dottoer Mario Rossi (dirigente della società Gama,a sua volta arrestato), e da me. Nello specifico Isola operava come mio consulente informale per la realizzazione del project financing che la Gama Spa ha presentato all’ ospedale Galliera (si trattava dell’ appalto di una nuova mensa del nosocomio, poi realizzata, ndr )».

        Carraro, inoltre, aveva raccontato di aver pagato 7.500 euro a «Coniglio» (soprannome da lui dato a Galiano, ndr). «La somma», ha detto ai magistrati veronesi, «fu pagata per 5.000 euro con assegni e 2.500 per contanti. Ho portato a conoscenza del pagamento di tali somme Rossi Mario della Gama spa». In merito poi alla presunta «dazione» a Cazzulo, alias «Don Pietro, Carraro aveva dichiarato: «Io gli consegnai 5.000 euro in contanti perchè doveva pagare il ricevimento del matrimonio della figlia, occorso nel mese di giugno 2001. Io telefonai a Rossi, nel mese di aprile, rappresentando che il Cazzulo chiedeva un contributo di 5.000 euro. Una volta ottenuto il consenso da Rossi pagai personalmente a Cazzulo la somma in contanti nel mese di aprile del 2001».

          Per i difensori degli indagati però «per ora dagli atti non risultano tracce di questo passaggio di denaro».