Gama: a Verona un minicaso Parmalat

09/01/2006
    4 gennaio 2006 – Anno XLIV N.1

      Pagina 81

      FINANZA & PROVINCIA

      L’odissea della Gama
      La compra, la prosciuga e poi scappa. Storia del finanziere John Abela, di una società da 200 milioni che ha rischiato il crac e di un commissario a caccia di soldi

      A Verona un minicaso Parmalat

      di Andrea Pasqualetto

        Nelle pianure del Kazakistan ha trovato una catena alberghiera, ai piedi dei Carpazi, in Romania, un centro commerciale, in Gran Bretagna una serie di ristoranti, in Irlanda varie pizzerie. E più va avanti nella caccia al patrimonio disseminato per il mondo dal finanziere libanese John Martin Albert Abela, più scopre altarini. Luigi Barbieri, commissario straordinario del gruppo Gama di Verona, si è trovato di fronte a un piccolo caso Parmalat quando ha iniziato il suo lavoro di salvataggio della storica azienda di catering. A mandarla sull’orlo del crac è statop Albert. oggi latitante, rampollo trentacinquenne della famiglia libanese Abela, che la comprò nel 1999. Ma invece di gestire la società il proprietario si dedicò a investimenti spericolati. «Come varietà di operazioni finanziarie, che hanno distratto fondi dall’azienda, non ho mai visto niente di simile» dice il commissario.

        Una parte del suo lavoro consiste nell’inseguire i fondi dell’azienda nei luoghi più disparati del mondo. L’azionista di maggioranza, dopo aver acquistato la Gama dalla famiglia Masin di San Giovanni Lupatoto (Verona), ha infatti sfruttato il buon nome che l’azienda aveva nei confronti delle banche per farsi prestare soldi e con quelli creare un gruppo diversificato di livello mondiale. Ma è riuscito solo a dissanguare la società che nel 2004 è arrivata a perdere 2,5 milioni di euro al mese; il fatturato era precipitato da 200 a 10 milioni, i dipendenti da 2.500 a 400. In compenso Barbieri ha trovato in Kirghizistan e in Nigeria addiritura aeroporti che dovrebbero appartenere al giovane libanese. Altre società sono state segnalate in Turkmenistan e Bulgaria.

        Nello stesso anno è dovuto intervenire il tribunale di Verona dichiarando lo stato di insolvenza. Barbieri è stato nominato commissario straordinario e, in poco più di un anno, ha riportato in equilibrio la gestione, tagliando prima il vertice libanese e aggiudicandosi, poi, 19 gare d’appalto per le mense di amministrazioni pubbliche e private, fra cui carabinieri, prefetture, vigili del fuoco, scuole e asl, e riuscendo perfino a riassumere una cinquantina di persone. Alla fine hanno bussato pure un paio di acquirenti nazionali interessati al gruppo. L’ha spuntata la cooperativa Copra di Piacenza, uno dei leader nazionali del settore, che perfezionerà l’operazione di acquisto in gennaio.

        Nel frattempo la procura di Verona indaga, con l’accusa di corruzione e bancarotta fraudolenta, su una ventina di persone, tutti i vecchi amministratori, alcuni dei quali fuggiti all’estero.

        Risanata e venduta la Gama, Barbieri ha quindi messo in piedi un gruppo di una trentina di esperti di diritto internazionale per tentare di recuperare l’ingente patrimonio, appoggiandosi anche a consolati e ambasciate estere. «È il labirinto più intricato che mi sia capitato di trvare» afferma Barbieri, che ha alle spalle altri otto commissariamenti. «Non è facile risalire alle proprietà: è come un grande puzzle, dove bisogna cercare tutti i tasselli per comporre il quadro. Il libanese aveva molta fantasia».