“Gama (2)” Ditta storica con fatturato da 100 milioni

25/05/2005
    mercoledì 25 maggio 2005

      La scheda della società veronese
      Ditta storica con fatturato da 100 milioni
      La Gama fu fondata nel 1963 e poi venduta al finanziere libanese Abela. Affari in mezzo mondo

        La Gama Spa è stata un’impresa storica veronese, attiva nel settore del catering. L’azienda serviva mense scolastiche, ospedali, amministrazioni pubbliche e militari, con un giro d’affari annuo di circa 100 milioni euro. Fondata a San Giovanni Lupatoto nel 1963 dalla famiglia Masini, vi aveva mantenuto la sede legale sino alla fine del 2003, quando questa fu trasferita a Roma. Nel 1999 la famiglia Masini aveva ceduto la Gama, che nel frattempo aveva subito numerose trasformazioni societarie, al finanziere libanese Albert John Martin Abela. Nel luglio 2003 altri passaggi azionari hanno modificato l’assetto proprietario con l’ingresso tra gli altri di una società, la Logitech, con sede in Lussemburgo.

        Fino al momento dell’esplosione della crisi, la Gama vantava la produzione di 30 milioni di pasti l’anno in tutta Italia, con un fatturato di quasi 100 milioni di euro, e dava lavoro a 2.800 addetti diretti e ad almeno 800 indiretti. I lavoratori veronesi erano circa 250, un centinaio circa era addetto alle mense, un altro centinaio svolgeva la propria attività nelle cosiddette strutture di cucina, mentre una cinquantina erano gli impiegati nella sede lupatotina, soprattutto nei settori amministrativo e commerciale.

        Fu messa in liquidazione un anno e mezzo fa, circa, il 21 gennaio 2004, e e dal successivo 19 febbraio venne ammessa alla procedura dell’amministrazione straordinaria (la legge «Prodi bis») dopo l’accertamento, da parte del Tribunale di Verona dello stato di insolvenza. Nel frattempo era partita l’inchiesta della Procura della Repubblica di Verona che ha contestato ai vertici aziendali i reati di concorso in bancarotta fraudolenta, plurima e pluriaggravata; falso in bilancio realizzato anche mediante emissione e utilizzo di fatture per operazioni intesistenti; corruzione. Il nucleo regionale della Polizia tributaria della Guardia di Finanza aveva in un primo tempo eseguito una quindicina di perquisizioni a Verona, Trento, Napoli, Roma, Como e Milano.

        Precedentemente era già stata perquisita la sede legale a Roma. L’operazione della Finanza, coordinata dal Nucleo regionale veneto di Mestre agli ordini del colonnello Claudio Di Gregorio, era stata battezzata «Mala Gestio».

        Le indagini della Procura di Verona erano iniziate già nel gennaio del 2002. Le perquisizioni erano state effettuate, oltre che nella sede amministrativa Gama di San Giovanni Lupatoto e in quella legale romana di via Bianchini 51, anche alla Sotec impianti Srl con sede a Napoli, all’Agimpianti di Napoli e alla Global service Srl Unipersonale, società di appalti con sede legale a Portici. La Guardia di Finanza aveva anche perquisito la sede della società di revisione dei conti Kpmg che è in corso Cavour a Verona, oltre agli uffici di società che operano nei settori più diversi.

        Fin dall’inizio erano emerse strane manovre di bilancio con distrazioni di somme milionarie, come 3.200.000 euro per un’operazione con la società Gama Rist Romania Srl, costituita nel febbraio 2001, posseduta da Gama Spa. La Gama Rist aveva stipulato un contratto di appalto con la società inglese Tristar Consultantants & Contractors Ltd per la realizzazione di un ristorante nel centro commerciale Carrefour di Bucarest. Ma dagli atti emerse che la Tristar sarebbe stata una società fantasma che non aveva mai posseduto né il personale né gli strumenti per realizzare il ristorante.

        Ma ci sono state decine di strani collegamenti, intrecci, che spaziavano sulla cartina geografica dall’Italia alla Romania, dalla Germania alla Svizzera, dagli Emirati Arabi al Kazakistan, dall’Inghilterra al Kyrgizstan, dalla Grecia al Libano, con fiumi di denaro.

        Nel maggio 2004 l’indagine coordinata dal procuratore Guido Papalia e dal sostituto Rosario Basile aveva avuto una nuova accelerazione con l’esecuzione di perquisizioni in quattro città del Nord, Verona, Genova, Brescia e Milano, alla ricerca di documenti utili alle indagini. Negli avvisi inviati agli indagati spuntò l’ipotesi di corruzione, con i dettagli sui sospetti delle cifre pagate per ottenere appalti. Il periodo nel quale sarebbero state versate tangenti per fornire pasti sarebbe stato tra il 1996 e l’autunno del 2001.

        Sul versante della bancarotta, gli investigatori sospettavano che le distrazioni dei fondi, così com’era accaduto con la vicenda Parmalat, fossero servite per svuotare le casse della Gama e per arricchire conti di altre società o di privati.

      (g.b.)