“Gama 1″ Controlli sui conti bancari

27/05/2005

    Venerdì 27 Maggio 2005

    L’inchiesta per bancarotta e corruzione della società di ristorazione di San Giovanni Lupatoto ha portato la Finanza negli istituti di credito
    Gama, controlli sui conti bancari
    La difesa dell’imprenditore Forte: «Quei soldi furono pagati per una consulenza»
    L’accusa: falsi leasing per coprire forti ammanchi Fissati gli interrogatori per gli indagati ai domiciliari

    di Luigi Grimaldi

    In un mare di bonifici e assegni, gli investigatori della guardia di finanza stanno cercando la pista giusta per accedere al livello dei pubblici ufficiali che, secondo l’ipotesi del procuratore Guido Papalia, hanno incassato le tangenti della Gama. Finora nel filone veronese dello scandalo nato dalla bancarotta della società di ristorazione di San Giovanni Lupatoto non è emerso nessun nominativo di funzionari di enti che hanno ricevuto soldi in cambio di concessione di appalti per le mense. Nell’inchiesta c’è il sospetto, supportato da intercettazioni telefoniche e da confessioni di alcuni manager della Gama, che all’ospedale di Borgo Roma e al Comune di San Giovanni Lupatoto qualcuno ancora da identificare sia stato corrotto. E se sul primo versante gli accertamenti sono ancora in alto mare, sul primo, quello del policlinico, il procuratore Papalia e il giudice per le indagini preliminari Sandro Sperandio dovranno approfondire il ruolo svolto da Giovanni Pompei Forte, l’imprenditore e consulente vicino a Forza Italia, posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver preso una tangente da cinquanta milioni di vecchie lire, pagata dalla Gama e destinata a un mister x del reparto amministrativo di Borgo Roma.

    Forte, però, diede un’altra versione dei fatti. Un anno fa, quando il suo ufficio fu perquisito dalla guardia di finanza nella prima fase dell’indagine e gli fu consegnato l’avviso di garanzia, scrisse una memoria difensiva con la quale spiegò di aver incassato i cinquanta milioni di lire, ma che non si trattava di una tangente da versare a un suo «contatto» in ospedale. «Erano soldi ricevuti a titolo di pagamento di una parcella per una consulenza», aggiunse. Per dimostrare la veridicità della sua tesi, è pronto a mostrare i documenti che attestano la sua prestazione a favore della Gama. Si tratta di studi tecnici per il bar di Borgo Roma e di lettere spedite ad esperti per la realizzazione di strutture. È molto probabile che questi atti della difesa confluiranno in una richiesta di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare al tribunale del riesame a Venezia. Prima, però, l’imprenditore, che è assisito dall’avvocato Paolo Tebaldi, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari Sperandio.


    Con lo strumento delle indagini difensive, anche i legali degli altri indagati si stanno attivando per trovare eventuali prove della loro estraneità alle contestazioni. Solo qualcuno, come il veronese Massimo Capodaglio, 54 anni, ex responsabile finanziario della Gama, ha finora ammesso di aver consegnato tangenti. È lui uno degli accusatori di Forte. Ma, per altri indagati, l’imprenditore veronese fu contattato solo perché era un abile consulente, in grado di far ottenere alla società di Borgo Roma, nella legalità, il rinnovo del contratto di forniture con l’ospedale.


    Anche se è i fatti di corruzione contestati sono stati i più eclatanti, l’inchiesta sulla Gama contiene un capitolo sulla bancarotta ricco di atti e documenti. La società, secondo l’accusa, veniva spolpata giorno dopo giorno dai alcuni dei suoi stessi gestori che, per interesse personale, prelevavano soldi dalle casse. Dalla ricostruzione delle operazioni contabili, la Guardia di finanza è risalita ad alcuni contratti di leasing sospetti, come quello acceso tre anni fa con l’Italease spa di circa 500mila euro. Quei soldi, per l’accusa, servirono a Carlo Rami, ex amministratore delegato, e all’ex direttore generale Paolino D’Urso, per coprire buchi nel bilancio contestati durante la verifica fiscale della Guardia di finanza. Sempre secondo la relazione delle Fiamme gialle, Rami usò quei soldi per partecipare all’aumento di capitale della Gama e D’Urso per rimetterli nelle casse della società in quanto precedentemente li aveva prelevati sotto forma di rimborsi spese. Dal controllo delle operazioni finanziarie è merso che i leasing erano gonfiati e servivano per costituire un «fuori cassa» del quaranta per cento. In questo modo, sostengono gli investigatori, i bilanci dal 2000 al 2002 furono appesantiti da costi elevatissimi, a tal punto che l’indebitamento totale con le società che fornivano il credito ammontava a 11milioni 365mila 702 euro (il 40 per cento è pari a 4mila 546 euro circa).


    Ieri, il filone genovese dell’indagine sulla società di san Giovanni Lupatoto che ha portato agli arresti tre funzionari liguri, ha avuto una ricaduta proprio sul Comune di Genova. La giunta ha disposto una verifica di tutti gli atti amministrativi legati alla Gama, una ricognizione affidata al segretario generale e al direttore dell’ente. «Si fanno questi controlli», è scritto in una nota, «nello spirito della massima trasparenza e del rigore che sono alla base dell’attività amministrativa del Comune, la piena rispondenza dei suddetti atti al rispetto delle norme e alla correttezza delle procedure seguite».


    Piena fiducia nell’operato della magistratura è stata poi espressa dalla giunta di Genova che ha anche dichiarato di essere disponibile in qualunque momento a collaborare con la procura di Verona qualora dovesse essere necessario.


    Nel capoluogo ligure sono stati posti agli arresti domiciliari per corruzione Carlo Isola, che ricopre il ruolo di direttore generale e capo di Gabinetto della presidenza della Regione Liguria e prima responsabile del settore appalti del Comune, difeso dall’ avvocato Massimo Boggio; Giovanni Cazzulo, direttore amministrativo dell’ Ospedale Galliera, assistito dall’ avvocato Giovanni Scopesi, e il responsabile della sicurezza dell’ospedale genovese Roberto Galiano.


    Sulle presunte tangenti pagate per ottenere appalti con il Ministero della difesa ci sono invece numerose conversaioni telefoniche intercettate sulla linea del colonnelo Fernando Falco, 48 anni, in servizio al comando operativo Interforze di Roma. Nei colloqui con altri indagati si parla di richieste di garanzie prima delle gare d’appalto. Per avere un’idea sulla fetta in gioco basta guardare l’importo di una licitazione privata indetta il 23 dicembre 2002 per il vettovagliamento e il catering per l’esercito: 156milioni 775mila 069 euro Iva esclusa.