Gallino: la debolezza del centrosinistra

13/09/2007
    giovedì 13 settembre 2007

    Pagina 2 – Economia

    L’ANALISI

    Il no dei metalmeccanici, il programma dell’Unione, i limiti del protocollo di luglio, secondo il sociologo torinese

      Gallino: finanza davanti a tutto,
      la debolezza del centrosinistra

      di Oreste Pivetta

      Ventiquattro ore dopo. Come intendere il no della Fiom? Volontà autentica di dar voce al disagio sociale? Protagonismo politico nel modesto ma agitato mare italiano? E poi ancora: quanto contano ancora i metalmeccanici, dopo decenni ormai di di ristrutturazioni e di tagli sotto la voce “deindustrializzazione”?

      I metalmeccanici contano, risponde il professor Luciano Gallino, che da decenni studia il lavoro in Italia (ha appena finito un libro dedicato alla precarietà del lavoro). Le storiche “tute blu” contano per tante ragioni, dai numeri all’immagine: «Anche nella percezione di persone che non si sono mai interessate di vicende sindacali, i metalmeccanici sono il sindacato, perchè nelle vertenze, nelle lotte di fronte alle crisi industriali fino alla chiusura delle fabbriche i protagonisti sono ancora i metalmeccanici. Basterebbe pensare al Piemonte, alle vicende attorno alle principali industrie, dalla Fiat alla Thyssen Krup, alla Bertone. Solo in Piemonte parliamo di migliaia di lavoratori…». Certo il cambiamento è stato pesante: quindici anni fa a Mirafiori erano 65 mila, adesso non si arriva a ventimila. «Per giunta non si è mostrato alla ribalta un altro sindacato con la compattezza della Fiom». Colpa di un mondo del lavoro parcellizzato, soprattutto negli altri settori, senza grandi fabbriche che possano raccogliere e coaugulare una grande forza, senza fabbriche simbolo. Anche per questo il no della Fiom aprirà, per il sindacato e per i partiti che sostengono il governo, un fronte assai delicato, malgrado le prime dichiarazioni di Gianni Rinaldini siano state segnate da cautela e «sobrietà». «Nessuno vuole ribaltare i tavoli…», commenta Gallino che tuttavia non condivide le “certezze” del fronte del sì… Non è detto che il referendum esprima un sì massiccio: «Starei a vedere. La Fiom è solo una parte, ma non è un’isola in mezzo al mare. Rappresenta lavoratori strettamente collegati ad altri lungo le filiere che si ramificano lungo tutto il paese e il voto è segreto…».

      Si arriva al merito, ai “lati oscuri” del protocollo del 23 luglio. Gallino cita la riforma del mercato del lavoro, molto al di qua di quanto ci si poteva aspettare in base al programma dell’Unione. Si dirà: un passo di avvicinamento: «Ma è passato un anno – ricorda Gallino – e si sono toccate soltanto forme contrattuali di nessun rilevanza, come il lavoro a chiamata, mai o poco utilizzate. Mentre resta intatto l’universo dei parasubordinati, dei lavoratori a progetto, dei collaboratori coordinati e continuativi… Un milione di lavoratori, secondo il mio calcolo (probabilemente in difetto, rispetto agli stessi dati che compaiono in documenti governativi), un milione di lavoratori che costano meno dei dipendenti, che coprono però un lavoro dipendente, anche se dal punto di vista giuridico compaiono come autonomi. I loro contratti sono stati semplicemente un modo per ridurre il costo del lavoro». Altro capitolo, delicatissimo, le pensioni: «Non si sarebbe dovuto trascurare la vera dimensione del bilancio Inps, lasciando intendere preoccupazioni per un disastro che in realtà non esiste, almeno se si parla di lavoratori dipendenti in senso stretto. Certo se si accollano all’Inps anche i conti della cassa dei dirigenti d’azienda le cose cambiano. Ma si tratta di centomila pensionati con pensioni altissime di fronte a nove milioni di lavoratori dipendenti. Di questo bisognava parlare…».

      Che anno è stato questo primo del centrosinistra, dal punto di vista del lavoro? La risposta di Gallino è netta: «Insoddisfacente». Perchè il grande tema della “buona occupazione”, della “occupazione stabile”, è rimasto nelle pagine del programma. Qualcosa di positivo si è raggiunto con il varo della legge sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro. Ma è una legge delega, che chiede strumenti e che promette risultati concreti fra tre o quattro anni: «In generale mi sembra si sia caduti in un errore di prospettiva, impostando le questioni economiche in termini finanziari, monetari, bancari. Ma l’economia che vive la gente è un’altra cosa…». Ha prevalso la linea di Padoa-Schioppa, che ha ottenuto un incarico proprio per attuare quella linea. Questa è stata la scelta. Una contraddizione: «La competenza preclara di Padoa-Schioppa non era quella che ci voleva per attuare il programma economico dell’Unione… Il ministro e il governo hanno scelto di misurarsi con il debito pubblico e con le strettoie dell’Unione europea, scollegandosi da migliaia di cittadini. Forse sarebbe stata utile una visione più politica dell’economia…».