Galli: le polizze per disinnescare la mina Tfr

24/04/2003

              Giovedí 24 Aprile 2003
              COMMENTI E INCHIESTE
              Il futuro della previdenza


              Galli: le polizze per disinnescare la mina Tfr
              RICCARDO SABBATINI


              MILANO – Le compagnie d’assicurazioni possono contribuire a disinnescare la mina del Tfr, evitando che esploda il contrasto tra chi (il ministro del Lavoro Roberto Maroni) sollecita l’obbligatorio trasferimento dei contributi di liquidazione alla previdenza complementare e i sindacati che, invece, insistono perché la diversa destinazione del Tfr sia liberamente decisa dai lavoratori. A parlare è Gian Paolo Galli neodirettore generale dell’Ania, l’associazione delle imprese d’assicurazione. «Penso che i timori di Cgil-Cisl-Uil siano soprattutto legati al negativo andamento dei mercati finanziari – afferma – e quindi al pericolo di vedere evaporare risparmi che invece, rimanendo nei fondi di quiescenza, sono comunque garantiti. Se questo è il problema, il settore assicurativo ha un ruolo da svolgere. Da sempre le compagnie offrono prodotti di risparmio a lungo termine con garanzia di capitale o di rendimento minimo. I prodotti assicurativi hanno protetto i risparmi degli investitori negli anni di alta inflazione meglio di quanto abbia fatto l’attuale meccanismo del Tfr. Possono svolgere lo stesso ruolo di sicurezza anche oggi per fronteggiare le paure legate all’andamento delle Borse. Certo però deve essere data alle compagnie la possibilità di battersi ad armi pari con gli altri intermediari che offrono prodotti previdenziali». Il tema della previdenza è consueto per Galli che, prima di approdare all’Ania, è stato per anni responsabile del centro studi della Confindustria. Nel nuovo ruolo è cambiato il suo angolo di visuale ma non la convinzione che la riforma previdenziale sia necessaria per ridurre l’esposizione eccessiva del sistema pubblico («un nodo purtroppo non risolto dal riordino attualmente in discussione anche perché nel passaggio alla Camera sono state fortemente attenuate le norme sulla decontribuzione»). E neppure è mutato un metodo di lavoro attento alla combinazione dei diversi interessi in gioco. Il testo legislativo che la Camera ha già licenziato esclude le polizze previdenziali tra le destinazioni possibili del futuro Tfr. Questo potrà essere trasferito soltanto ai fondi contrattuali o ai fondi aperti. Gli assicuratori, naturalmente, recalcitrano. «Il riordino – commenta Galli – deve essere rispettoso delle libertà individuali quanto delle prerogative della contrattazione tra le parti sociali. Non c’è dubbio che il fondo di categoria sarà la scelta prevalente ma non si può imporlo a tutti soprattutto quando il lavoratore fa un’esplicita richiesta di una scelta diversa, anche di tipo assicurativo. Credo che non debba essere penalizzato dal punto di vista fiscale e nella possibilità di utilizzare il Tfr. Tra l’altro nel momento in cui il sindacato chiede che il trasferimento delle trattenute di liquidazione non sia obbligatorio, come si fa a imporre l’adesione a un fondo contrattuale?». C’è chi ha giustificato l’esclusione con le alte spese commissionali che attualmente gravano sui prodotti assicurativi. «Sono la conseguenza di una diffusione ancora ristretta delle polizze, di un mercato guidato dall’offerta». La realtà però – assicura Galli – sta cambiando. «Le compagnie si propongono di collocare prodotti nuovi, con commissioni ridotte e che consentono un’effettiva portabilità del piano di risparmio previdenziale». Sull’intera tematica delle pensioni complementari, comunque – sottolinea ancora – «la trasparenza, da sola, non basta. Il risparmio esige un adeguato sistema di controlli, una certificazione di qualità». Nell’ambito della riforma delle authority il Governo sembra orientato a "retrocedere" l’attuale regulator di settore, la Covip, a strumento del ministero del Lavoro. È una scelta oculata? Il direttore dell’Ania non si sbilancia. «Qualunque soluzione si decida di prendere non bisogna abbassare la guardia, coloro che investono nel risparmio previdenziale hanno bisogno di garanzie forti». Galli infine non rinuncia a fare il punto sulla eterna questione della Rc auto. Con il recente decreto, relativo ai giudici di pace, «si è risolta un’emergenza ma non si è data una risposta ai problemi di fondo che tengono alte le tariffe». Ieri si è aggiunta l’indagine conoscitiva dell’Antitrust (vedi articoli a pag.3) che ha proposto di passare a un sistema "alla francese" di risarcimento diretto dei danni. «Siamo pronti a discuterne, ma i vantaggi ci sembrano molto incerti. Dalle analisi che abbiamo svolto non siamo convinti che il gioco valga la candela». Tra le cause dei rincari, sono stati indicati anche gli alti costi delle reti agenziali che, remunerate in percentuale fissa, si sono avvantaggiate in questi anni dei forti incrementi tariffari. «Qualunque sistema di remunerazione basato prevalentemente sul fatturato anziché sui risultati genera distorsioni». Il direttore generale dell’Ania, per un momento, torna alle sua passata esperienza professionale. «In fondo anche nell’accordo del ’93 tra sindacati e Confindustria si concordò che una parte della retribuzione dei lavoratori, la quota variabile, sarebbe stata legata ai risultati e non al fatturato dell’impresa».