Gabriella Spada: sbarco e manette

27/05/2004
      27/05/2004
      Sbarco e manette
      Un volo nella notte per Gabriella Spada

      RIMINI — E’ finita ieri sera, poco dopo le 22, la latitanza dell’ex presidente della Giacomelli Group Gabriella Spada (nella foto), inseguita dal 29 aprile da un ordine di custodia cautelare in carcere con le accuse di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa e calunnia nell’ambito dell’inchiesta sul crac da 500 milioni di euro del gruppo quotato al listino Star della Borsa di Milano.
      La manager è atterrata, dopo uno scalo intermedio a Vienna, all’aeroporto di Forli’ proveniente dalle Maldive, dove si trovava in vacanza quando i finanzieri hanno cercato di notificarle l’ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal gip del tribunale di Rimini Giacomo Gasparini su richiesta del sostituto procuratore Luca Bertuzzi.
      Gabriella Spada, subito dopo essere scesa dall’aereo, è stata presa in consegna dal tenente colonnello Domenico Fornabaio, comandante dei Reparti speciali del Nucleo provinciale della Guardia di finanza di Bologna, che l’ha scortata fino alla sezione femminile del carcere di Forlì, dove rimarrà probabilmente fino a venerdì, quando sarà interrogata dal giudice Gasparini sul cui tavolo, da 48 ore, è arrivata la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai difensori, gli avvocati Mariano Rossetti di Bologna e Paolo Righi di Rimini. Misura cautelare attenuata che il Tribunale del Riesame di Bologna ha fissato per il marito Emanuele Giacomelli, per l’ex amministratore delegato Stefano Pozzobon, il consulente Vittorio Fracassi; i giudici hanno invece scarcerato senza alcun obbligo il suocero e fondatore dell’impero, Antonio Giacomelli. Ai domiciliari, concessi dal Gip, si trova anche il ‘contabile’ Domenico Libri. Gabriella Spada avrebbe dovuto far rientro in Italia tre settimane fa. Poi, con una scelta motivata da un fax al pubblico ministero, aveva ‘optato’ per lo status di latitante internazionale per sfuggire a quello da lei definito ‘linciaggio mediatico
      ’.