Futuro assetto UNI-Europa Commercio – Lettera a Jorgen Hoppe

Roma, 14 Ottobre 2004

Prot. 4223 DR/fs unieuropacommerce104
Oggetto: Futuro assetto UNI-Europa Commercio

JORGEN HOPPE
Presidente HK/Handels
Copenaghen

Caro Jorgen,

in merito all’incontro bilaterale avuto il 14 luglio scorso a Copenaghen e a seguito di una condivisione politica tra le tre Organizzazioni Sindacali italiane FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL UILTuCS-UIL, siamo ad esplicitarTi le nostre posizioni sul futuro di Uni-Europa Commercio, sia dal punto di vista dei contenuti politici che di assetto organizzativo.

Come da tutti noi riscontrato, il dialogo sociale nel commercio è tra i più avanzati a livello europeo e vanta una lunga tradizione di rapporti con la controparte Eurocommerce. Sin dal 1989, quando fu siglato nel commercio l’accordo sulla formazione continua – il primo accordo di settore a livello europeo – il dialogo sociale ha rappresentato una pratica importante per lo sviluppo delle relazioni sindacali a livello sopranazionale.

Oggi lo scenario entro il quale si sviluppa l’Unione Europea è in una fase di accelerazione, se pensiamo all’integrazione economica e finanziaria ormai completata, all’allargamento ai nuovi 10 Paesi dell’Europa centrale e orientale, alla riforma istituzionale legata alla Convenzione Europa che a breve sarà formalmente ratificata.

Tuttavia il quadro economico europeo ed internazionale, la nuova veste politica del Parlamento europeo e della futura Commissione Europea, nonché la natura politica della maggior parte dei Governi, non sembrano orientarsi verso un’altrettanta coerenza rispetto all’integrazione sia sociale che delle condizioni di lavoro dei cittadini europei.

Se a ciò si aggiunge inoltre l’assenza di una legislazione europea di sostegno, crediamo che tale integrazione vada promossa dalle parti sociali a livello europeo, che devono assumersi il compito di ricercare quelle capacità e volontà politiche necessarie a promuovere politiche del lavoro europee che siano specifiche del settore di appartenenza.

Il dialogo sociale europeo nel commercio ha raggiunto, a nostro avviso, un livello di maturità di tutto rispetto, sia nei rapporti di fiducia e di reciproca legittimazione tra attori sociali, che nei contenuti che i numerosi avvisi e pareri comuni hanno espresso in questi anni.

Ecco perché sosteniamo che come Organizzazioni sindacali nazionali abbiamo il dovere – in questo momento storico e di contesto – di analizzare e progettare il futuro delle relazioni sindacali europee nel commercio, pur nella consapevolezza che la realizzazione degli obiettivi che ci prefisseremo non potrà che avvenire a lungo termine, quando vi sarà una politica condivisa e un’azione comune da parte di tutti gli attori chiamati a giocare il loro ruolo.

Crediamo che l’obiettivo prioritario e condiviso di tutte le Organizzazioni sindacali nazionali sia quello di promuovere lo sviluppo qualitativo e quantitativo dell’occupazione e un mondo del lavoro che, nell’ambito delle flessibilità necessarie all’impresa, sia volto alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro e a meglio conciliare i tempi di vita e di lavoro degli addetti nel commercio.

Se questo è l’obiettivo, si rende necessario un superamento del dialogo sociale, così come è oggi concepito e praticato, verso un rafforzamento delle relazioni sindacali in grado di esplorare maggiori spazi negoziali nella prospettiva di raggiungere accordi collettivi europei di settore.

Infatti, fermo restando la titolarità contrattuale e il potere negoziale propri dei livelli nazionali, le parti sociali del commercio potrebbero iniziare ad avviare dei confronti su quelle tematiche che sono di più facile approccio, sia perché già rappresentano diritti acquisiti grazie alla contrattazione collettiva nazionale, sia perché possono rappresentare quello zoccolo minimo di diritti in quei Paesi dove la contrattazione collettiva nazionale non è praticata o ancora non decollata, ma dove comunque dovrà essere implementata la normativa europea sociale e del lavoro. Pensiamo, per esempio, ai diritti di informazione, consultazione e partecipazione, agibilità sindacali, formazione, congedi parentali, pari opportunità.

Ecco perché abbiamo dato la nostra disponibilità ad UNI-Europa Commercio ad organizzare la Conferenza annuale a Roma nel mese di gennaio sul tema del futuro della contrattazione collettiva europea nel commercio.

Siamo molto confortati che anche Tu – in veste di Presidente europeo del settore – attribuisca a questo appuntamento una importanza strategica, un’occasione grazie alla quale per la prima volta avvieremo una discussione aperta su come le Organizzazioni sindacali nazionali vedono in prospettiva il futuro della contrattazione collettiva – a livello europeo, nazionale e locale.

Siamo altrettanto soddisfatti che Tu abbia accolto la nostra proposta di costituire, all’indomani della Conferenza di Roma – un Gruppo di lavoro che sarà costituito dal nuovo Steering Committee, dai rappresentanti di UNI-Europa e da giuristi di diritto del lavoro comparato, che avrà il compito di analizzare il possibile sviluppo ed equilibrio dei livelli contrattuali e preparare un piano d’azione a medio-lungo termine che dovrà essere discusso e votato alla prossima Conferenza di UNI-Europa Commercio.

Dal punto di vista dell’assetto organizzativo e finanziario di Uni-Europa Commercio, la discussione che abbiamo avuto a Copenaghen dimostra che purtroppo al momento non ci sono le condizioni per accelerare un processo di razionalizzazione delle risorse umane tra Nyon e Bruxelles.

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Conveniamo con Te che la mole di lavoro che l’ufficio di Nyon affronta non può più essere sostenibile con le risorse economiche oggi attribuite al settore, che le persone che vi lavorano sono insufficienti, e che il problema meriti ulteriori approfondimenti a livello di Presidium.

Fermo restando che sarà importante continuare a discutere con Philip Jennings e Philip Bowyer del budget annuale e come le risorse vengono ripartite e spese in UNI-Europa e in Uni-Europa Commercio, crediamo che non ci sia nulla di scorretto se il settore decidesse di attingere risorse dai Fondi che la Commissione europea e la CES mette a disposizione delle Federazioni sindacali europee di categoria.

Sosteniamo questa teoria perché abbiamo l’esperienza dell’EFFAT, che è la Federazione sindacale europea del turismo, ristorazione e agro-alimentare, alla quale le scriventi aderiscono. L’EFFAT riesce ad organizzare numerose iniziative ed attività attraverso l’utilizzo di queste risorse. Non conosciamo le motivazioni per le quali tale scelta non sia condivisa da UNI, ma crediamo che nell’ambito dell’autonomia del settore dovremmo approfondire la questione.

Benché anche tu ne convenga, ma sostieni che non è ancora momento per i problemi che conosciamo, crediamo che all’ufficio di Bruxelles dovrebbe essere collocata una persona aggiuntiva che segua quelle attività e quei dossier che meritano di essere seguiti a quel livello.
Tra l’altro questa persona potrebbe farsi carico anche dei progetti finanziati con le risorse dell’Unione Europea, sulla base di un modello organizzativo che – come detto prima – viene già praticato da altre Federazioni sindacali europee.

Ciò avrebbe il merito di non aggravare di costi ulteriori le Organizzazioni nazionali, di rendere più funzionale il lavoro del settore e delle persone preposte, e darebbe quella visibilità che il livello europeo merita, dal momento che ci pare abbastanza illogico che, per esempio, per organizzare la Conferenza di Roma la titolarità dell’iniziativa europea non sia in capo ad UNI-Europa, ma venga attribuita a Federazioni sindacali a livello nazionale perché appunto manca al settore un giusto assetto organizzativo.

Caro Jorgen, ecco quindi alcune nostre considerazioni che sono il frutto del colloqui avuti a Copenaghen e che saranno affrontate di nuovo insieme in occasione del Tuo prossimo Congresso di Ottobre.

Cordiali saluti

Il SEGRETARIO GENERALE
FILCAMS-CGIL
(Ivano Corraini)
Il SEGRETARIO GENERALE
FISASCAT-CISL
(Gianni Baratta)
Il SEGRETARIO GENERALE
UILTuCS-UIL
(Brunetto Boco)