Fuori dalla recessione ma non per il lavoro

25/06/2010

Per l’occupazione va sempre peggio,mentre per la ripresa le cose stanno migliorando. Insomma, il peggio è passato,ma rimane l’allarme disoccupazione: dopo i 528mila posti di lavoro distrutti negli ultimi due anni, sono a rischio altri 246 mila posti di lavoro. A fornire valutazioni e dati sono stati il Centro Studi di Confindustria (CsC) e l’Istat che ha confermato che il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1%: si tratta del livello più alto dal primo trimestre del 2005. L’Istituto nazionale di Statistica ha inoltre fatto sapere che il tasso destagionalizzato è pari all’8,4%, il livello più alto rispetto dal terzo trimestre del 2003. Per il Centro studi della Confindustria, la crescita rimane «l’obiettivo prioritario del Paese e per conseguirlo si può contare su un tessuto manifatturiero vitale e in profondo mutamento ». Malgrado l’impatto restrittivo della manovra economica 2011-2012, stimato in uno 0,4% l’anno (mentre per Tremonti l’impatto sarà dello 0,5% complessivo), gli economisti
di via dell’Astronomia hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita del Prodotto interno lordo: 1,2% (contro il precedente 1,1%) per quest’anno e 1,6% per il 2011, rispetto alla precedente stima dell’1,3%. Complessivamente il recupero atteso entro la fine del prossimo anno sarà inferiore della metà a quanto il Pil ha perso nel biennio 2008-2009. Ma questa crescita non è sufficiente per invertire il trend occupazionale. Come spiega la Confindustria, considerando il profilo atteso per la domanda di lavoro e per il ricorso alla Cig (Cassa Integrazione Guadagni) e assumendo un processo di riassorbimento dei cassintegrati quasi completo per gli interventi ordinari, ma solo parziale per quelli in deroga e straordinari, viene stimato che il numero di persone occupate calerà di 144 mila unità dal quarto trimestre del 2009 al quarto del 2010 e di altre 102mila unità nel corso del 2011. Quanto al ricorso alla Cassa integrazione guadagni, dovrebbe mantenersi – dice la Confindustria – alto per tutto il 2010 con un’equivalente forza
lavoro di quasi 500 mila unità in media d’anno, contro un valore di 340 mila lavoratori nella media 2009. Solo nel 2011 il ricorso alla Cig inizierà a scendere: a 208 mila unità nel quarto trimestre e quasi 300 mila in media d’anno, di cui il 30% in deroga. La Cig, grazie a tagli di orari e sospensione temporanee, ha dimezzato – sostiene la Confindustria – la caduta dell’occupazione, senza risoluzione del rapporto di lavoro. In totale, fra il primo trimestre 2008 e il quarto trimestre 2009, l’equivalente forza lavoro delle ore effettivamente erogate è salito di 335 mila unità, da 84 mila a 419 mila, ed è ulteriormente aumentato nel primo trimestre di quest’anno, sfiorando quota 460 mila. Per quanto riguarda i conti pubblici, Confindustria ha calcolato che «se completamente attuata e confidando nella migliore crescita, la manovra messa a punto dal governo e all’esame del Parlamento piegherà il deficit al 4,1% del Pil nel 2011 dal 5,1% di quest’anno, ma il debito pubblico arriverà al 118,9 del Pil». Infine la Confindustria ha calcolato in 124 miliardi l’ammontare dell’evasione fiscale. Analizzando i dati Istat, risulta che nel primo trimestre dell’anno il numero di occupati è pari a 22,758 milioni, con una flessione rispetto al primo trimestre del 2009 dello 0,9%, pari a 208 mila lavoratori. Il tasso di occupazione risulta pari al 56,6% (uno dei più bassi in Europa) con una flessione di otto decimi di punto rispetto al primo trimestre 2009. In cerca di occupazione ci sono 2,273 milioni di persone, 273 mila in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento tendenziale del 14,7%. Il tasso di disoccupazione è pari nella media del primo trimestre è stato del 9,1%, contro il 7,9% dei primi tre mesi del 2009. Se fossero conteggiati anche i lavoratori in Cig, il tasso di disoccupazione salirebbe di altri tre punti, su valori nettamente superiore alla media europea. Un dato estremamente drammatico, nove punti sopra la media europea, è quello della disoccupazione giovanile: nel primo trimestre del 2010 è salito al 28,8%. Si tratta, rispetto ai primi trimestri degli anni precedenti, del dato più alto dal 1999. Il tasso di disoccupazione giovanile nel primo trimestre 2010 raggiunge il picco
del 43,6% per le donne del Mezzogiorno. Ma non sono solo le giovani donne a soffrire: al Sud (dove di concentrano quasi la metà dei senza lavoro) il tasso di disoccupazione è del 14,3% contro il 6,4% del Nord e l’8,4% del Centro.