Fuoco sul Dpef: scontenta tutti

18/07/2007
    mercoledì 18 luglio 2007

      Pagina 5 – Primo Piano

        CONTI PUBBLICI
        SOTTO ACCUSA

          Fuoco sul Dpef: scontenta tutti

            Confindustria: non c’è un progetto. Gli enti locali: "Non ci prendono in considerazione"

              ROSARIA TALARICO

              ROMA

              Tutti contro il Dpef, il documento di programmazione economica presentato dal governo per il 2008-2011 non riscuote gran successo. All’allarme lanciato lunedì dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi – «il tesoretto non esiste» – e dalla Corte dei conti si associa il coro degli scontenti. A partire dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che condivide i rilievidi Bankitalia. «Si trattadi un documento senza un chiaro progetto di medio termine» chiarisce ulteriormente Andrea Pininfarina, vicepresidente dell’associazione degli imprenditori «e soprattutto senza una linea precisa sulla manovra d’autunno».

              Malumori anche nell’Anci (l’associazione dei Comuni). Il Dpef, dicono «contiene aspetti problematici che destano forte preoccupazione». Il vicepresidente e sindaco di Foggia Orazio Ciliberti teme i vincoli sugli avanzi di amministrazione (il blocco del denaro non speso), l’imposta comunale sugli immobili e le ipotesi di federalismo fiscale che sono all’esame del Parlamento. Sempre tra gli enti locali, manifesta il suo dissenso l’Unione delle province italiane: «Nel Dpef 2008-2011 c’è poca considerazione del contributo che possono, e devono, ancora offrire al Paese gli enti locali per favorire la ripresa economica e per incoraggiare il miglioramento della situazione della finanza pubblica». Anche l’Associazione nazionale costruttori edili si lamenta per bocca del presidente, Paolo Buzzetti «nonostante le rassicurazioni – ha sottolineato – nel Dpef appena approvato mancano le risposte, sollecitate e attese dalla categoria». Il riferimento è ai costi e agli oneri che le imprese dovrebbero sopportare nella lotta all’evazione fiscale, verso cui l’Ance è «assolutamente favorevole». Prova a fornire rassicurazioni il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Il governo «non ha abbandonato la via del risanamento. Abbiamo pienamente onorato gli impegni sottoscritti con l’Europa grazie alla manovra dell’anno scorso che è sufficiente a non ripetere una correzione sul deficit per il prossimo anno». Secondo il titolare di via XX settembre è finita l’emergenza dei conti pubblici ma non sono finiti i problemi. «Perché si mantengano gli obiettivi del Dpef non è necessario fare una manovra che riduca il disavanzo» afferma il ministro «ma trovare la copertura per una serie di categorie di spese indicate nel Dpef. La difficoltà per i prossimi mesi è proprio quella di trovare questa quadratura». E il ministro quantifica in 100 miliardi i mancati introiti per l’evasione.

              Procede intanto il cammino del decreto sul «tesoretto», che incassa l’ok preliminare della Camera. La commissione Bilancio ha terminato l’esame del testo che oggi approda in aula. Gli oneri sono invariati: circa 4,1 miliardi per il 2007 e 1,5 miliardi per il 2008 (il conto esclude le misure relative al cuneo fiscale, ai rimborsi Iva, agli studi di settore, nonché i fondi per l’edilizia universitaria e quello per il credito ai giovani). Quasi certa la blindatura da parte del governo, che porrà la fiducia. Probabile che il voto finale slitti a martedì prossimo. Il Senato avrà così a disposizione solo una manciata di giorni prima della pausa estiva. D’altro canto è sempre stato escluso, a causa dei tempi stretti, che Palazzo Madama potesse modificare il provvedimento.