Fuoco incrociato sui media – di G.Barlozzetti

03/04/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
079, pag. 20 del 3/4/2003
di Guido Barlozzetti

Diario della (tele) guerra.
Fuoco incrociato sui media

Ci voleva proprio Jessica Lynch. Dopo tutte le ombre calate sui marines e sulla loro reputazione: cowboys impazziti – come hanno detto gli inglesi del pilota dell’A10 che ha frantumato i loro tanks – gente dal grilletto facile e dalle emozioni non proprio gelide, come starebbero a dimostrare i civili crivellati a un posto di blocco (e l’inchiesta aperta dagli stessi americani). E, poi, c’erano anche le immagini catastrofiche da riequilibrare. I cadaveri insanguinati e abbandonati, i volti tumefatti dei prigionieri alla mercé del nemico. Jessica consente di rimettere a posto qualche scheggia insopportabile. L’hanno liberata nell’ospedale di Nassiriyah ed ora viaggia verso i genitori che l’attendono dall’altra parte dell’Oceano. Negli States possono tirare un sospiro – almeno uno – di sollievo.

Intanto prosegue la mediatica guerra – parallela e intrecciata con quella presunta reale – delle dichiarazioni. Un vero e proprio fuoco incrociato, dove naturalmente ognuno spara il colpo più forte che può. Così, il segretario alla difesa Rumsfeld chiede la ´resa incondizionata’ di Saddam e fa capire che la battaglia di Baghdad è ormai prossima. Di contro, il ministro Tarek Aziz gli manda a dire che il ritiro deve essere totale e senza condizioni, mentre Saddam Hussein annuncia che ´la vittoria è vicina’. Lo fa in un modo un po’ strano, perché non appare lui davanti alle telecamere, ma manda un sostituto in tuta mimetica. E giù con sospetti e interpretazioni sulle condizioni del raìs. Nella provincia televisiva nazionale il problema è la durata della guerra: meglio corta e con la inevitabile vittoria americana o lunga con gli americani impastoiati nelle trappole di Saddam? Pare di capire che la durata sia inversamente proporzionale alla simpatia per Bush e direttamente alla predilezione per l’Iraq. Il dilemma rimbalza da un talk show all’altro, appassionando parterre di esperti e politici, ma a volte anche compagnie di giro aduse ad esercitarsi su qualsiasi si argomento delle chiacchiera televisiva. Ma che almeno di fronte al cigolio dei carri armati, ai brandelli dei corpi e alle bombe dovrebbero essere condannate al silenzio.