“FunebrisPompa” Bush in ginocchio dal Papa (1)

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      Bush in ginocchio dal Papa che disse «No alla guerra»
      Il presidente degli Usa ieri sera in San Pietro con la moglie Laura
      il padre George, Condoleezza Rice e Bill Clinton.
      Giallo sull’assenza di Jimmy Carter.
      Oggi gli incontri con Berlusconi e con Ciampi

      Paolo Mastrolilli

        Il presidente Bush ha fatto la storia ieri sera, visitando la salma di Giovanni Paolo II appena arrivato a Roma, prima di partecipare ai funerali. Con lui il padre, George senior, la moglie Laura, Bill Clinton e il segretario di stato Condoleezza Rice: tutti si sono inginocchiati davanti al feretro, nella basilica di San Pietro, intrattenendosi poi qualche minuto con monsignor Stanislao, segretario personale di Wojtyla. Bush, che oggi incontrerà il presidente Ciampi e il premier Berlusconi, è il primo capo della Casa Bianca a presenziare alle esequie di un pontefice. L’assenza, in passato, aveva due motivi, uno formale e l’altro politico. Quello formale era la mancanza di relazioni diplomatiche tra Usa e Santa Sede, che complicava la partecipazione del presidente a una cerimonia in cui gli altri capi di stato erano in veste ufficiale. Lo scambio degli ambasciatori è avvenuto all’inizio del 1984, quando Karol Wojtyla sedeva sulla cattedra di Pietro e Ronald Reagan abitava alla Casa Bianca, quindi questa è la prima occasione per cambiare il livello della delegazione. Reagan aveva voluto stabilire relazioni con il Vaticano perché vedeva reciproca convenienza nella stretta collaborazione con Giovanni Paolo II, durante il braccio di ferro decisivo contro l’Urss. Ma per riuscirci aveva dovuto superare il motivo politico che ostacolava il rapporto, e cioè il principio della separazione fra Chiesa e Stato. Negli Anni 60 John Kennedy, il primo e finora unico presidente cattolico americano, aveva tenuto un discorso per garantire che non avrebbe preso ordini dal Papa. Anche Reagan, protestante, aveva dovuto difendere la sua decisione in tribunale. Subito dopo la nomina dell’ambasciatore William Wilson, infatti, diverse associazioni e gruppi religiosi avevano fatto causa nella corte di Philadelphia. Il dipartimento alla Giustizia aveva vinto, sostenendo che la Santa Sede è uno stato sovrano, e l’eventuale convergenza dei suoi interessi religiosi con quelli politici non era un motivo sufficiente per privare Washington dei vantaggi delle relazioni diplomatiche.

          Così ieri il presidente Bush è potuto volare a Roma con la moglie Laura, il padre George senior, il predecessore Bill Clinton e il segretario di Stato Rice. Un intoppo ha bloccato Jimmy Carter, che aveva ospitato per la prima volta Giovanni Paolo II alla Casa Bianca. Secondo la versione ufficiale non c’è stato contrasto: Carter ha rinunciato quando ha saputo che la delegazione era ristretta a cinque persone. Secondo alcune voci, invece, è rimasto fuori perché Bush non aveva gradito le critiche alla sua politica durante la guerra in Iraq.
          Il presidente ha sempre detto di stimare molto Wojtyla e sui temi della vita, come l’opposizione all’aborto, la sintonia era forte, con l’eccezione della pena di morte.

            Gli oppositori, però, sottolineano che in politica estera Bush ha tradito le aspettative del Papa. L’editorialista del New York Times Nicholas Kristof l’ha accusato di ipocrisia, scrivendo che «Bush e gli altri leader mondiali stanno onorando Giovanni Paolo II in un modo che rappresenta un completo fraintendimento del suo messaggio». Che era, secondo il Times, «fronteggiare il male, non organizzare funerali in pompa magna. Ma mentre abbassiamo a mezz’asta le nostre bandiere e prepariamo delegazioni ad altissimo livello per le esequie, continuiamo a chiudere gli occhi davanti al genocidio del Darfur».
            Stesso discorso sul Boston Globe, ma per l’Iraq: «La facciata del rispetto non ha nascosto il disdegno del presidente Bush per gli appelli a favore della pace lanciati da Giovanni Paolo II. Il Papa aveva detto che la guerra è una sconfitta per l’umanità. Gli Usa e Bush rappresentano una delle maggiori sconfitte per Giovanni Paolo II, nella sua ricerca dell’umanità».