«Fumo, non saremo noi gestori a fare gli sceriffi»

10/01/2005
    giovedì 30 dicembre 2004

    SOLO UN BAR SU CINQUE E’ IN REGOLA CON LE NUOVE NORME

      «Fumo, non saremo
      noi gestori
      a fare gli sceriffi»

        La Federazione pubblici esercizi boccia la legge Sirchia e ricorre al Tar. «Non siamo pubblici ufficiali, la parola del trasgressore vale la nostra. E all’arrivo della polizia il fumatore può denunciarci per diffamazione»

          Raffaello Masci

            ROMA
            Il poliziotto no. Questo gli esercenti di bar e ristoranti non vogliono proprio farlo. E così, dal 10 gennaio, quando entrerà in vigore la legge antifumo, loro esporranno regolarmente i cartelli, inviteranno – se sarà il caso – i clienti che fumino a desistere, ma oltre non andranno, perché – secondo gli interessati – non è di propria competenza. Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, ieri ha spiegato in una conferenza stampa la propria posizione. Edi Sommaria, direttore generale della Federazione, ha ribadito che la categoria è stata sempre favorevole a una regolamentazione del fumo nei locali pubblici e che concorda con lo spirito della legge Sirchia, ma rifiuta – in maniera assoluta – di fare la Santa Inquisizione del tabagismo. Da qui la decisione di presentare una istanza al Tar del Lazio per la sospensione della normativa.

              «La disposizione del ministero della Salute che impone agli esercenti l’obbligo di segnalare i comportamenti dei trasgressori al divieto di fumare (pena una salatissima multa da 220 a 2000 euro e sospensione o revoca della licenza nei casi più estremi) va considerata assurda, inapplicabile ai pubblici esercizi, ed infine illegittima – dice la nota di Fipe – E’ assurda poiché chi non ha la qualifica di pubblico ufficiale, come nel caso dell’esercente, non ha l’obbligo – ai sensi dell’articolo 333 del codice di procedura penale – nemmeno di denunciare i reati ai quali eventualmente assiste; inoltre l’esercente non può identificare il trasgressore, perché all’arrivo della polizia la parola dell’esercente, che non è pubblico ufficiale, varrà quanto quella del cliente fumatore che potrà sempre denunciarlo per diffamazione». Da qui la decisione di Fipe di ricorrere al Tar contro il provvedimento applicativo della legge e l’invito ai propri iscritti «ad esporre i cartelli che riportano il divieto di fumare, ma a disattendere le imposizioni di denunciare i clienti contenute nella circolare ed in altre disposizioni diverse dalla legge».

                D’altronde, secondo gli esercenti, una applicazione rigida della circolare ministeriale determinerebbe situazioni paradossali: «Se i duecentomila gestori di discoteche, pub, ristoranti e bar dovessero trovarsi nella condizione di telefonare tutti i giorni a vigili urbani, polizia e carabinieri per denunciare un fumatore che non osserva l’invito a spegnere e, all’arrivo delle forze dell’ordine, potrebbe negare di aver fumato o essere andato via? E se nella discoteca di un centro cittadino, affollata da mille persone, in trecento decidono di uscire a fumare una sigaretta? Non si pone un problema di ordine pubblico?». Insomma, chi fa la legge si preoccupi anche di farla rispettare con propri uomini, senza pretendere di reclutare a forza gli esercenti nei ranghi della polizia. «Non abbiamo timore di perdere fatturato – ha detto ancora Sommariva – ma non vogliamo essere trasformati in sceriffi e multati. In nessun paese europeo esiste una legge simile. Neanche in Irlanda, dove il ristoratore è sanzionato solo per mancato invito all’osservanza della legge».

                  Chiariti i termini della protesta e chiesta per intanto una proroga della normativa, Fipe offre comunque la sua collaborazione al legislatore, segnalando quattro possibili modifiche da apportare al provvedimento: prima, eliminazione del l’esercente sceriffo; seconda, riconsiderare la particolare situazione di sale Bingo, discoteche e locali simili in cui è difficile dividere le aree tra fumatori e non; terza, lancio urgente di una campagna di informazione per i cittadini; quattro, norme attuative più flessibili, a iniziare da una proroga rispetto alla data del 10 gennaio.

                    «Da una nostra indagine – spiega Sommariva – risulta che il 4,9% dei nostri 240 mila associati sta adeguando i locali per le sale fumatori. Tra questi, però, solo 1 su 5 ha avuto un certificato di corretta installazione da parte dell’installatore (20% ristoranti e 50% dei bar)». Fipe-Confcommercio, tramite il numero verde 800860252 e il sito www.fipe.it, darà il massimo dell’assistenza ai suoi associati per informarli e aiutarli ad avere comportamenti corretti nel rispetto della legge.