Fumata bianca per i bancari

10/12/2007
    domenica 9 dicembre 2007

      Pagina 16 – Economia & Lavoro

      Fumata bianca per i bancari:
      277 euro di aumento in 3 anni

        Nel 2008 l’incremento medio mensile sarà di 180 euro
        L’intesa riguarda più di 330mila dipendenti e 87 istituti

          di Luigina Venturelli/ Milano

          TRIENNIO Un nuovo rinnovo contrattuale è arrivato nella notte tra venerdì e sabato. Dopo i lavoratori della chimica, anche i bancari sono riusciti a raggiungere un accordo con la controparte datoriale, trascorsi ormai due anni dall’inizio delle trattative.

          L’intesa, raggiunta tra l’Abi e le nove sigle sindacali del settore senza che alcuno sciopero sia stato fatto, è di tutto riguardo: per i 340mila dipendenti degli istituti di credito prevede un aumento mensile medio di 277 euro per il triennio 2008-2010 e, per la prima volta nelle relazioni industriali in Italia, adotta una durata prolungata rispetto al classico biennio.

          Offrendo così nuove «certezze all’industria bancaria e ai lavoratori, innova in tema di relazioni sindacali, crea le premesse per favorire e qualificare l’occupazione del settore» si legge nel comunicato congiunto diffuso dalle parti, banche ed organizzazioni sindacali insieme. Il che è già un segnale importante della reciproca soddisfazione.

          L’accordo copre un arco temporale di cinque anni, un periodo in grado di fornire «certezze di medio termine» ad imprese e lavoratori: oltre alla definizione del biennio 2006-2007, trascorso a contratto scaduto dalla fine del 2005, contiene previsioni salariali e normative valide fino al 2010.

          Per i due anni passati è stata decisa un’erogazione «una tantum» di 1.600 euro medi quale pagamento degli arretrati, mentre per il futuro l’aumento complessivo mensile sarà di 277 euro allo scadere del 2010 (180 euro nel 2008, altri 55 nel 2009, e 412 nell’ultima tranche). Importi considerevoli, che innanzitutto danno una risposta alla crescente emergenza salariale delle famiglie italiane, ma che costituiscono anche «un riconoscimento alla crescita della produttività del sistema».

          Tutti contenti, dunque: i lavoratori «per la tutela del loro potere d’acquisto», e le imprese per l’importante risultato «alla luce della concorrenza crescente sui mercati finanziari internazionali». Non sono, infatti, state dimenticate «le esigenze di flessibilità delle imprese bancarie che operano in un mercato aperto e competitivo»

          Tanto che l’attenzione di banche e sindacati si «è concentrata sui giovani, migliorando ulteriormente lo strumento dell’apprendistato quadriennale, sul quale aziende e sindacati puntano per un’occupazione di qualità, riducendo a un solo livello il sottoinquadramento».

          Sulle relazioni sindacali, le parti hanno poi concordato di realizzare un modello «al passo con l’evoluzione degli assetti organizzativi e dimensionali delle imprese, e in particolare dei gruppi bancari, nati a seguito delle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi anni». Ovvero, è stata introdotta la possibilità di contrattazione a livello di gruppo in sostituzione di quello aziendale. Una semplificazione procedurale di non poco conto, soprattutto per colossi come Intesa-Sanpaolo o Unicredit.

          È stato siglato anche un capitolo sulle pari opportunità e sull’assistenza, secondo un modello contrattuale di attenzione agli aspetti di welfare già sperimentato nel contratto dei chimici. Da un lato verranno realizzate iniziative per la valorizzazione delle risorse femminili e piani formativi che potranno contare anche sui finanziamenti previsti dalla legge; dall’altro lato è stata introdotta l’assistenza sanitaria di lungo periodo per malati non autosufficienti.