“Full Monty” all´italiana licenziati, aprono sexy shop

21/12/2009

TREVISO – «Nella vita ci vuole fantasia», sorride Roberto, maneggiando un oggettino da trenta centimetri modellato sulle fattezze che furono del leggendario John Holmes. Quella fantasia a cui ha dovuto fare ricorso quando, dopo trent´anni passati in fabbrica da operaio metalmeccanico, si è ritrovato su una strada. Licenziato. «E chi mi assumeva più?».
Così insieme a Marco, un altro operaio, suo compagno alla catena di montaggio, ha deciso di cambiare vita, e con i soldi della liquidazione ha aperto un sexy shop. E poi un altro. E ancora un altro. E un altro ancora. L´ultimo, il quarto, l´hanno inaugurato pochi giorni fa davanti all´aeroporto di Treviso. E hanno assunto tre dipendenti. Tutte donne. Anche loro operaie e commesse che avevano perso il lavoro.
«Da operai siamo diventati imprenditori», se la ride, contento perché «gli affari vanno bene a dispetto dei tempi», e convinto che il mondo del sesso può diventare un rifugio dalla crisi. Proprio come per gli operai di "Full Monty".
Ma non è al cinema, bensì a un gioco antico e fanciullesco, che si è ispirato Roberto Squeri, 48 anni, sposato con due figli, trevigiano, operaio fin da quando ne aveva 14 alla Acme di Valdobbiadene, una grossa fabbrica di motori agricoli. Perché insieme al suo amico Marco Pizzolotto, 51 anni, operaio nella stessa fabbrica, con cui condivideva lo spiritaccio briccone di questa terra «gioiosa et amorosa», amava scherzare e fantasticare. «Cazzeggiare, anche».
Finché un giorno, per scherzo, riscrissero il gioco dell´oca in chiave erotica. Fu un successone con gli amici. Di qui l´idea di proporlo a un distributore di giochi erotici per metterlo in vendita. Diego Bortolin, friulano, fornitore di sexy shop, lo comprò, ribattezzandolo «Re o Regina».
«Fu lui a darci l´idea di aprire un sexy shop – racconta Roberto – noi all´inizio restammo sorpresi. Ma perché mai dovremmo farlo? Poi riflettemmo. Ne parlai con Tiziana, mia moglie. E ci dicemmo: perché no? Restava il problema che non ne sapevamo un accidenti di queste cose. Neanch´io prima, io facevo il fornaio – ci disse Diego – poi scopri che in fondo non c´è differenza: pane e sesso sono entrambi indispensabili». Ci convinse. Ed è stata la nostra fortuna».
Marco uscì per primo dalla fabbrica, nel 2002, e aprì il primo sexy shop chiamato "Le Tentazioni", come poi tutti gli altri, a Pederobba. Roberto fu licenziato nel 2005, quando la fabbrica fallì e chiuse i battenti, e aprì il secondo negozio a Bassano. L´anno scorso il terzo, a San Vendemiano, «perché ormai ci era venuta la mentalità imprenditoriale».
E adesso il quarto, a Treviso, nella città più importante, un po´ fuori dal centro, «perché non dev´essere troppo in vista», ma facilmente raggiungibile. E finalmente, come gli imprenditori veri, il lusso di potersi permettere di assumere del personale. Tre dipendenti, tutte donne rimaste senza lavoro: un´ex cassiera di supermercato, 43 anni, a Pederobba, un´ex operaia metalmeccanica di 35 a San Vendemiano, un´ex camiciaia di 38 a Treviso. «Tutte donne normali, vestite in modo normale, nulla di appariscente, vogliamo un clima semplice, cordiale, familiare. Siamo sempre operai, gente perbene».
Tutta vestita di nero, accollata che più non si può, Elsa Casarin, veneziana, sposata, sta dietro il bancone del sexy shop appena aperto a Treviso, uno spazio grande, arioso, luminoso. Faceva la camiciaia finché la sua fabbrica non ha chiuso, poi si è adattata a fare le pulizie e lavare i piatti, «lavoretti saltuari, per pagare il mutuo di casa».
Ha appena venduto a un distinto signore di mezza età un affare monumentale da 35 centimetri al prezzo di 135 euro. Dice che all´inizio ha avuto «un po´ di imbarazzo», poi è passato, «è un lavoro come un altro», e che i clienti sono gentili, al massimo qualche proposta di uscire la sera e qualche domanda «un po´ indiscreta». «Mai avuto noie», dice Roberto, tranne alcune proteste dei vicini e qualche performance dei soliti esibizionisti. Quasi tutta locale la clientela, molti gli «habitués», soprattutto fra i 35 e i 45 anni, ma anche molte coppie, e parecchie donne. A Bassano, più donne che uomini.
In cima agli acquisti, i video, gli oggetti, la maliziosa lingerie. Vanno fortissimo le bambole gonfiabili: per 300 euro ce n´è una che parla e geme. Ma il preferito da ambo i sessi è "Rabbit", dal nome del coniglio, un vibratore molto versatile. Perché «anche nel sesso ci vuole fantasia».