Fuga dei turisti cinesi

20/03/2006
    sabato 18 marzo 2006

    ECONOMIA ITALIANA – Pagina 17

    Bilancio negativo dopo la liberalizzazione dei visti da Pechino

    Fuga dei turisti cinesi: in 4 anni crollo del 70%

      In Italia solo 100mila arrivi nel 2005

      Vincenzo Chierchia
      Sara Monaci

      FIRENZE – L’Italia finora ha perso la sfida del turismo dalla Cina. Quello che l’Agenzia Onu per il turismo ha individuato come il paese emergente sullo scenario internazionale con un potenziale di oltre 100 milioni di viaggiatori oltrefrontiera l’anno. I dati parlano chiaro. Nel 2005 sono stati gi� oltre 31 milioni i viaggiatori cinesi nel mondo (+7,5% sul 2004), il 70% diretti verso l’area asiatica. In Europa sono arrivati poco pi� di 500mila turisti lo scorso anno di cui 223mila hanno visitato la Germania e oltre 200mila la Francia. La Gran Bretagna ha accolto 177mila cinesi mentre l’Italia ha dovuto accontentarsi di 100mila arrivi (stime Uic-Bankitalia) di cui solo 65mila con interessi turistici accanto a motivazioni d’affari.

        A oltre un anno dalla liberalizzazione dei visti (settembre 2004) il bilancio per l’Italia � magro, sopratutto in confronto agli altri Paesi, e pensare che finora ben 650 tra tour operator e agenzie di viaggio italiane (compresi grandi gruppi come Alpitour e Boscolo, ad esempio) si sono accreditati per lavorare con la Cina o hanno siglato joint venture. I dati sull’identikit del turista cinese medio lasciano intravvedere un importante potenziale per l’industria delle vacanze: et� media 40-45 anni, spesa media di 330 euro a viaggio, forte propensione allo shopping, soprattutto di prodotti di lusso (36% gioielli e orologi) e di marca.

        Ma invece di decollare gli arrivi di turisti cinesi in Italia addirittura declinano: dal 2002, anno record con 171 mila arrivi, oggi l’Ufficio italiano cambi della Bamca d’Italia ha registrato un calo del 70% (-6% tra 2004 e 2005). Il numero dei pernottamenti in hotel – tra 2002 e 2005 – � calato da un milione 357mila a quota 699mila e negli ultimi 12 mesi l’Italia ne ha persi 117mila (-14,3%). In quattro anni – sempre dati dell’Uic-Bankitalia – la spesa dei turisti cinesi in Italia � calata da 200 a 180 milioni di euro. �Il problema – commenta Maria Salvati, manager della Jilitour di Roma – � che finora l’Italia, tramite l’Enit, non ha fatto promozione in Cina e che l’erogazione dei visti � rimasta troppo farraginosa. Inoltre, scontiamo la latitanza di Alitalia�.

        C’� voglia di recuperare e segnali positivi sono arrivati ieri da Firenze dove si � svolto un convegno sul tema, organizzato dal ministero Affari esteri. La presenza di viaggiatori in arrivo dalla Cina sembra destinata a crescere, almeno secondo il Rapporto di Mercury e Istat. Nel 2020 gi� si conta che su 50 milioni di arrivi di cinesi nella Ue il 75% si fermer� in Italia. Da un’indagine delle Apt di Firenze e Roma emerge che tra 15 anni la Cina sar� la prima destinazione turistica per arrivi e la quarta per partenze (+12,5% l’anno secondo l’Omt).

        �Il boom della Cina in Italia sar� simile a quello che ha avuto il Giappone, con una notevole differenza per� nei numeri – ha spiegato Alberto Bradanini, coordinatore del Comitato governativo Italia-Cina degli Affari esteri -. Sar� una grande opportunit�, ma dovremo investire in nuove strutture ricettive, nella formazione degli operatori, nell’organizzazione di pacchetti turistici, impegnandoci anche per il superamento delle pratiche penalizzanti sui visti�. L’obiettivo, come ha suggerito Isabella Scaranuzzi del centro Coses di Venezia, � di valutare �quali cinesi vogliamo in Italia; probabilmente dovremmo legare il nuovo turismo al made in Italy, promuovendo i nostri podotti e cercando di splamare gli arrivi su tutto il territorio, senza concentrarsi solo sulle grandi mete tradizionali�.

        Firenze, tra le mete turistiche, nel 2005 ha registrato l’incremento pi� alto di arrivi dalla Cina: un +11% che � la migliore performance nazionale. E il direttore dell’Apt fiorentina, Antonio Preiti, ha annunciato di �lavorare a un pacchetto Italia in sinergia con Roma e Venezia per creare un circuito alternativo a Francia e Germania�.