Fuga dal Sud e dalle metropoli anche gli italiani si muovono

29/10/2003

 

mercoledì 29 ottobre 2003
 
Pagina 15 – Cronaca
 
 
IL RAPPORTO


Fuga dal Sud e dalle metropoli anche gli italiani si muovono
          Il "Bilancio demografico" Istat fotografa un Paese in lieve crescita ma solo grazie agli extracomunitari

          Siamo sopra quota 57 milioni: dal 2001 al 2002 siamo cresciuti dello 0,6 per cento
          MARIA STELLA CONTE

          ROMA – Più numerosi. Più decisi a spostarsi ovunque, pur di andare incontro al futuro. Ma soprattutto più stanchi delle angherie e delle inefficienze delle grandi città. È un´Italia in movimento, quella che affiora dal "Bilancio demografico nazionale" dell´Istat. L´Italia di chi fugge dalle metropoli; di chi migra al Nord; di chi deve anche all´immigrazione se il Paese ha oggi una popolazione che supera quota 57 milioni: più 0,6 per cento nel passaggio dal 2001 al 2002.
          Popolazione e immigrazione – L´incremento demografico – sostengono i ricercatori Istat – è garantito dalle immigrazioni che sono largamente superiori alle emigrazioni: nel corso del 2002 sono immigrate in Italia 222.801 persone, mentre ammontano a poco più di 49 mila le migrazioni degli italiani all´estero. C´è anche da aggiungere che parte di questo incremento di popolazione nel 2002 è dovuto alle rettifiche apportate dopo l´ultimo Censimento.
          Dal Sud al Nord – Nel 2002 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di un milione e 200 mila persone: trasferimenti che riguardano in particolare gli abitanti del Sud pronti a traslocare nelle regioni del Centro e del Nord per motivi prevalentemente occupazionali. In particolare è l´Emilia Romagna ad attrarre il maggior numero di "emigranti", seguita dal Friuli Venezia Giulia, dall´Umbria e dalle Marche.
          Fuga dalle grandi città – Nei grandi comuni l´andamento demografico, nel corso del 2002, risulta praticamente inverso rispetto a quello del resto del Paese: la popolazione infatti registra una diminuzione complessiva di quasi 25 mila abitanti (meno 0,3 per cento). Fa eccezione Napoli: è l´unico caso in cui si registra un tasso di crescita del 3,8 per mille. Per il resto la quota più ampia di popolazione risiede in comuni con più di 50 mila abitanti (il 34,2 per cento degli italiani); ma una analoga quota di popolazione risiede nei comuni di media ampiezza, compresa tra i 10 mila ed i 50 mila abitanti: si tratta di 19 milioni di residenti, pari al 33,2 per cento del totale, la fascia nella quale si è registrato il maggiore l´incremento di residenti: più uno per cento. Dieci milioni circa, sono invece gli italiani che vivono in comuni fino a 5 mila abitanti e altri 8 milioni in quelli compresi tra i 5 e i 10 mila.
          Nascite – Nonostante la ripresa delle nascite e l´andamento di segno positivo del tasso di fecondità, anche nel 2002, come avviene ormai da dieci anni, e cioè dal 1993, il saldo naturale risulta negativo: le nascite sono state 538.198 (con un amento di 2.916 nati rispetto al 2001) mentre il numero dei decessi è stato pari a 557.393: + 0.139 rispetto all´anno precedente. Le uniche regioni ad avere un saldo naturale (è a dire la differenza tra il numero dei nati e il numero dei morti) positivo sono Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
          Mortalità – La mortalità presenta valori più alti nelle regioni a più forte invecchiamento: si va così dai 7,9 morti ogni mille abitanti in Puglia ai 13,6 della Liguria, rispetto ad una media nazionale che è pari a 9,8 per mille.