Fuga dal Mar Rosso

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

    LA FARNESINA RIMPATRIA I FERITI SU AEREI MILITARI

      Fuga dal Mar Rosso
      15 mila italiani
      vogliono ritornare

        L’85 per cento di quelli che avevano prenotato, ha cancellato la
        vacanza. Si sta organizzando un gigantesco ponte aereo per
        il rientro. Operatori polemici col governo: sottovalutati i rischi

          Giacomo Galeazzi

            ROMA
            Voli annullati, migliaia di disdette, charter con destinazione Sharm El Sheikh che partono vuoti e tornano carichi di passeggeri in fuga dai villaggi vacanze del Mar Rosso. Da Napoli a Torino, da Roma a Milano, da Bari a Bologna, per scongiurare il «grande vuoto» sulle linee Italia-Egitto non è bastato rassicurare le comitive sul rafforzamento dei dispositivi di sicurezza. Alla fine la maggior parte delle compagnie, di fronte alla cancellazione in massa delle prenotazioni, ha gettato la spugna e accusa il governo di aver sottovalutato il rischio terrorismo in Egitto, dove, secondo il rapporto 2005 del ministero degli Esteri, le zone di maggior flusso turistico sono sicure. Tutto ciò, mentre il massiccio rientro dal Mar Rosso assume dimensioni da ponte aereo e la Farnesina rimpatria i feriti su un C-130 dell’Aeronautica militare.

              Dei 30mila italiani presenti nella zona al momento dell’attacco terroristico, oltre la metà ha deciso di rientrare immediatamente. Intanto i «tour operators» sconsigliano la partenza chiedendo, ai vacanzieri che insistono per imbarcarsi sui pochi aerei ancora in servizio sulla rotta, di firmare una liberatoria. Chi non parte viene rimborsato, gli viene bloccato il pacchetto viaggio fino al 31 dicembre o può scegliere tra mete alternative. L’85% degli italiani che avevano prenotato le vacanze a Sharm el Sheik e nelle altre località turistiche egiziane hanno già rinunciato al soggiorno, spiegano all’Assotravel di Confindustria e tutti i turisti che vogliono rientrare dall’Egitto prima del termine della vacanza vengono assecondati. Nei mesi di luglio e agosto raggiungono Sharm el Sheik circa duemila italiani al giorno, con dodici voli giornalieri in partenza dai principali aeroporti nazionali. Le agenzie di viaggio movimentano per la celebre località turistica 14mila persone alla settimana. «La situazione è davvero preoccupante, l’emergenza terrorismo ha sconvolto i nostri programmi», commenta Antonio Tozzi, presidente della Federazione delle imprese di viaggi (Fiavet).

                Gli attentati di venerdì notte rischiano di provocare la chiusura di numerosi «tour operator» italiani, che potrebbero non essere in grado di assorbire lo shock economico di questa colossale ondata di rinunce. Ogni anno dall’Italia, infatti, partono 700mila turisti verso l’Egitto, destinazione di primaria importanza per gli operatori turistici della penisola. Nell’impossibilità di «depistare il gigantesco flusso di rinunce», le associazioni di categoria, invocano aiuti economici dal governo. Le agenzie si trovano in «enormi difficoltà», lamentano, anche perché «non esiste copertura assicurativa per l’emergenza terrorismo». Intanto centinaia di clienti «last minute» hanno sostituito Sharm El Sheik con le Baleari e la Grecia come meta delle loro vacanze. Molte compagnie specializzate nei viaggi nel Mar Rosso, seguendo le linee guida della Farnesina, hanno sospeso le partenze. «Ora Sharm è ufficialmente sconsigliata dal ministero degli Esteri – sottolineano i tour operator – perciò i turisti possono rinunciare al viaggio già prenotato ed eventualmente sceglierne un altro senza alcuna penale».

                  La spiaggia sul Mar Rosso non era inclusa nella lista delle «destinazioni pericolose» stilata dalla Farnesina alla vigilia dell’esodo estivo. Eppure, fa notare Andrea Giannetti, presidente dell’associazione che riunisce 1200 agenzie di viaggio italiane, l’allerta era al massimo da tempo. Tra le misure attuate dalle autorità egiziane per proteggere il turismo a Sharm el Sheik, ce ne sono alcune da stato d’assedio: pullman dei turisti sotto scorta, posti di blocco sulle strade, le auto nei posteggi degli alberghi controllate con specchi per verificare che non trasportino una bomba.

                    Gli interventi vengono attuati da mesi e sono facilmente visibili anche agli italiani ed agli altri occidentali (principalmente tedeschi ed inglesi) che affollano i villaggi vacanze del Mar Rosso. «Dopo l’attentato la località è stata messa al setaccio, a partire dai controlli sul personale degli alberghi- precisa Giannetti- tuttavia, da mesi, vengono scortati i pullman con i turisti a bordo e controllate accuratamente le strade di accesso ai villaggi». L’Assotravel è a conoscenza delle misure di protezione attuate per i turisti «per esperienza diretta e basandosi sui racconti di referenti nella zona», quindi non ci sta a veder descritto l’attacco terroristico come un evento imprevedibile. «Le autorità egiziane danno molta importanza per la loro economia a questi luoghi che richiamano migliaia di turisti all’anno- puntualizza Giannetti- non a caso fanno scortare i turisti nelle strade da agenti armati di mitragliatori per evitare che siano scippati».