Fs, bilancio in bilico per la Cit

19/04/2005

    martedì 19 aprile 2005

    I conti delle Ferrovie

    Fs, bilancio in bilico per la Cit
    I consiglieri di nomina politica pronti a non votarlo: vicenda legata all’agenzia di viaggio da chiarire

    Sergio Rizzo

    ROMA – I contrasti che da tempo attraversano il consiglio di amministrazione delle Ferrovie rischiano ora di sfociare in un autentico caso. I consiglieri che sono diretta espressione dei partiti di governo (Marco Staderini per l’Udc, Stefano Zaninelli per la Lega Nord e Luciano Canepa per An) minacciano infatti di non firmare il bilancio della holding ferroviaria, che dovrebbe essere presentato prossimamente. Con il risultato, se i tre dessero effettivamente seguito a questo proposito, di mettere in minoranza il presidente e amministratore delegato Elio Catania, insieme al consigliere nominato dal Tesoro, Roberto Ulissi. Anche quando si tratterà di approvare i conti della controllata Trenitalia.

    La ragione di una minaccia tanto clamorosa sta in un fatto accaduto il 23 giugno 2004, poche settimane dopo l’insediamento di Catania. Quel giorno Trenitalia ha accettato di pagare circa 6 milioni di euro, come esito di un arbitrato, alla Cit di Gianvittorio Gandolfi, l’imprenditore che aveva acquistato nel 1998 la stessa Cit dalle Ferrovie. A novembre il fatto era diventato di dominio pubblico e i consiglieri avevano chiesto a Catania una informativa precisa su quanti soldi le Fs avessero effettivamente incassato con l’operazione e sul motivo in base al quale l’arbitrato era stato pagato da Trenitalia anziché dalla holding. La risposta, arrivata qualche settimana fa, contiene questi dati: per effetto di rettifiche del valore (di 11,401 milioni di euro) e del pagamento dell’arbitrato (5,919 milioni), il prezzo iniziale a cui era stata formalmente aggiudicata la Cit (31,742 milioni) si è ridotto di oltre la metà. L’informativa, firmata da Giovanni D’Ambros, conteneva inoltre appena un accenno al trasferimento a Trenitalia delle responsabilità sull’affare. Ed è stata quindi ritenuta insoddisfacente da chi l’aveva chiesta anche sotto questo aspetto.

    Si tratta ora di vedere che piega prenderà la faccenda. Ma il clima politico non è certamente un buon viatico per indurre i «ribelli» a più miti consigli. La Cit, che fu acquistata da Gandolfi dopo il fallimento di un’operazione che avrebbe dovuto portare la compagnia di viaggi delle Fs nell’orbita di Calisto Tanzi, e su cui ora sta indagando la magistratura, è in crisi profonda, a dispetto di un azionariato nel quale non mancano nomi eccellenti. Nella lista c’è per esempio Luca Danese, nipote di Giulio Andreotti e già sottosegretario ai Trasporti quando la Cit di Gandolfi acquistò Italiatour dall’Alitalia. Ma c’è anche Giuseppe Vimercati, l’ex presidente del Mediocredito regionale lombardo, la banca che assistette Gandolfi nell’acquisizione. E c’è pure Candia Camaggi, ex moglie di Giancarlo Foscale (cugino del premier Silvio Berlusconi) e nonché ex responsabile della Fininvest Svizzera.


    Con la consulenza dell’ex presidente della Cit Ubaldo Livolsi, anch’egli ex manager Fininvest, sono stati esperiti numerosi tentativi di salvataggio della società. Ma nessuno di questi, gestiti dalla presidenza del Consiglio, è finora andato a buon fine. Nonostante ciò a Palazzo Chigi non si sono persi d’animo e continuano a lavorare al dossier: uno dei pochi a non aver subito i contraccolpi negativi della crisi politica.


    Nei giorni scorsi si è profilata una nuova modulazione degli interventi. La Cit ha intanto chiesto al ministero delle Attività produttive un contratto di programma, che ha già rapidamente superato la fase istruttoria. Poi toccherebbe a Sviluppo Italia farsi carico dell’acquisto di tutte le società estere del gruppo e dell’affitto dei rami d’azienda Cit viaggi e Italiatour, con un esborso di ben 15 milioni di euro (recentemente, fra l’altro, l’amministratore delegato di Trenitalia Roberto Testore è entrato nel consiglio di amministrazione di Italia turismo, controllata da Sviluppo Italia). Infine, la società di Gandolfi dovrebbe accedere al Fondo per la ristrutturazione delle imprese in difficoltà previsto dal decreto sulla competitività assorbendo 10 dei 35 milioni di euro che sarebbero complessivamente stanziati per il 2005.

    L’ARBITRATO
    Turismo, l’operazione Cit
    La Cit è stata ceduta nel 1998 dalle Fs a Gianvittorio Gandolfi per un prezzo di 31,742 milioni di euro. L’incasso effettivo è risultato però inferiore ai 15 milioni a causa di rettifiche di valore che hanno abbattuto l’offerta iniziale di 11,4 milioni e del pagamento di un arbitrato a carico di Trenitalia per 5,9 milioni.